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ANCORA UNA CONDANNA CONFERMATA PER TANZI (PARMALAT).
Scritto da A.L.
Martedì 24 Aprile 2012 17:51
CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA conferma condanna a Tanzi: condannato a oltre 17 anni.
Pena ridotta, invece, per Fausto Tonna l'ex direttore finanziario della Parmalat condannato a 9 anni 11 mesi e 20 giorni contro i 14 anni riconosciuti dal Tribunale di Parma. Confermate tutte le altre condanne con limature sparse, mentre due sono state le assoluzioni per prescrizione quella di Davide Fratta ex sindaco di Parmalat e dell'ex manager Giuliano Panizzi. Fratta unico imputato in aula alla lettura della sentenza, visibilmente commosso, ha detto «ora posso tornare a vivere».
La sentenza ha riguardato anche il fratello di Tanzi, Giovanni, cui è stata confermata della condanna a 10 anni e 6 mesi. Per l'ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio Domenico Barili 7 anni e 8 mesi. Per Luciano Silingardi, il commercialista amico di Tanzi, ex consigliere indipendente di Parmalat Finanziaria, nonchè ex presidente della Fondazione Cariparma, conferma a 6 anni. Per Giovanni Bonici, numero uno di Parmalat Venezuela ed ex amministratore di Bonlat, 4 anni e 10 mesi. Ritocchi e conferme anche per gli altri ex dirigenti, sindaci, membri del cda: Fabio Branchi, sindaco di Parmalat 4 anni 10 mesi e 10 giorni, Enrico Barachini 4 anni, Rosario Lucio Calogero ex revisore poi manager del gruppo 4 anni e 7 mesi, Paolo Sciumè ex cda Parfin 5 anni e 3 mesi, Sergio Erede 1 anno, Camillo Florini ex manager di Hit 4 anni e un mese, Mario Mutti ex consigliere 3 anni e 6 mesi.
Confermati i risarcimenti per le parti civili, come chiesto dall'accusa, con un distinguo per le posizioni di tre imputati condannati per bancarotta semplice ( Giuliano Panizzi e Davide Fratta, Sergio Erede), con una provvisionale immediatamente esecutiva da due miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e il 5% riconosciuto ai circa 40 mila risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio. In effetti, già a novembre 2011 i giudici della Corte di Bologna rigettarono il ricorso degli imputati per la sospensione della provvisionale record.
Resta ancora da trovare il “tesoro di Tanzi” per soddisfare pienamente le ragioni delle parti civili, I beni (quadri e opere d’arte) fatti sparire e sequestrati al patron di Collecchio, infatti, ancorchè di valore, non sono sufficienti da soli a coprire la cifra astronomica della provvisionale.
INDAGINI SUI CONVERTENDO BPM
Scritto da A.L.
Giovedì 19 Aprile 2012 13:27
MILANO Le probabilità di perdere i soldi investiti erano del 68,5%. E per ogni cento euro di risparmi, il rischio di ritrovarsene in tasca solo 59 era altissimo. Tutto era scritto, nero su bianco, a pagina 102 del prospetto informativo del Prestito convertendo Bpm 2009-2013, eppure pensionati e casalinghe che per decenni avevano acquistato solo Bot, Cct e azioni da cassettisti si sono affollati a sottoscrivere un titolo strutturato: quello emesso dalla Banca popolare di Milano. Le testimonianze dei clienti della Bpm ascoltati nei giorni scorsi dagli uomini della Guardia di finanza evidenziano tutte un copione identico: risparmiatori con basso profilo di rischio convinti ad acquistare un'obbligazione speculativa senza averne la consapevolezza, traditi dalla fiducia verso la loro banca. Elementi sufficienti a far compiere un passo avanti all'inchiesta aperta dalla procura di Milano. E così ieri i sostituti procuratori Roberto Pellicano e Antonio Pastore hanno iscritto nel registro degli indagati e hanno inviato un avviso di garanzia all'ex presidente della Bpm, Massimo Ponzellini, all'ex direttore generale Enzo Chiesa, che qualche giorno fa ha lasciato l'istituto con una buonuscita di 2,3 milioni di euro, al suo predecessore Fiorenzo Dalu e all'allora responsabile della funzione di Compliance, Ivano Venturini. L'ipotesi di reato è quella di truffa. Ponzellini è già indagato per associazione per delinquere e ostacolo alle autorità di vigilanza nell'inchiesta su un finanziamento di 148 milioni di euro concesso dalla Bpm alla società Atlantis-BpPlus, che fa capo a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità organizzata e legato al clan di Nitto Santapaola. Chiesa e Dalu, invece, erano stati già sanzionati dalla Consob a maggio dello scorso anno con una multa di 175mila euro ciascuno. Per Venturini l'ammenda era stata di 27.600 euro. Gli investigatori si sono accorti che gran parte delle persone ascoltate sono clienti storici della Bpm, con rapporti decennali e con una buona disponibilità di risparmi: in media 400-500mila euro. Ma tutti hanno alle spalle una storia di investimenti prudenti, generalmente titoli di Stato, obbligazioni e fondi comuni. La maggior parte di loro viene chiamata dalla banca alla scadenza dei titoli e tutti si vedono offrire l'investimento nel convertendo come prima opzione. Nessuno dichiara di aver ricevuto proposte alternative. Ma si fidano, e la fiducia li tradisce. Nessuno di loro ha sostenuto di essere andato in banca con l'intenzione di sottoscrivere il bond, eppure tutti hanno firmato il modulo in cui hanno certificato di essere stati essi stessi a richiedere il convertendo. In alcuni casi gli inquirenti hanno accertato che i profili di rischio sono stati alterati per renderli compatibili con un investimento così speculativo. Che il bond avesse caratteristiche insidiose era scritto chiaramente nel prospetto informativo, ma il documento non sarebbe stato consegnato a nessuno dei risparmiatori. E nessuno lo ha consultato sul sito della Bpm. Ora tocca alle indagini appurare come sono andate davvero le cose.
LIBERARSI DAL SOVRAINDEBITAMENTO: ECCO LA NUOVA PROCEDURA
Scritto da A.L.
Venerdì 13 Aprile 2012 12:33
Il sovraindebitamento viene definito come «una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni».
Fondamentalmente si tratta di una rivisitazione della legge 27 gennaio 2012, n. 3 in tema di crisi da sovraindebitamento da parte di Pmi e imprenditori.
Per colpa del perdurare della crisi economica, infatti, imprese e famiglie fanno sempre più fatica a far fronte con il proprio patrimonio e le proprie risorse agli impegni presi e ad essere regolari nei pagamenti.
Requisiti
Possono beneficiare del fallimento civile e quindi onorare le obbligazioni contratte con la composizione della crisi da sovraindebitamento le famiglie, le microimprese e le Pmi.
L’ultima versione del disegno di legge di modifica della legge 27 gennaio 2012, n. 3 approvato estende la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento anche ai consumatori, ovvero le persone fisiche indebitate per scopi diversi da quelli imprenditoriali o professionali. C’è però un vincolo: questi devono essere soggetti non fallibili, ovvero per essi non deve essere già prevista la specifica procedura fallimentare.
In più il consumatore deve essere meritevole sia con riferimento alle condotte passate che all’adempimento delle obbligazioni assunte con l’accordo raggiunto con i suoi creditori.
La procedura
Per avviare la procedura è necessario presentare un piano da presentare ai creditori e da sottomettere all’omologazione dell’autorità giudiziaria, che verrà valutata (anche da parte dei creditori) sia in base alla convenienza economica del piano stesso che della meritevolezza del richiedente.
Questo dovrà ovviamente fornire tutta la documentazione necessaria a ricostruire la propria posizione economica e patrimoniale.
Una volta che il debitore viene ritenuto meritevole ed il piano di rientro del debitore viene approvato, la proposta diventerà vincolante anche per i creditori che non vi hanno aderito.
Il tribunale presso il quale deve essere depositata la proposta, che può essere redatta anche avvalendosi della consulenza di un professionista, è quello di riferimento in base al proprio luogo di residenza.
Se avete bisogno di assistenza, rivolgetevi ad una delle nostre sedi ADUSBEF.
Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Aprile 2012 12:34
FATEVI RESTITUIRE I SOLDI CHE LA BANCA VI HA PRELEVATO!
Scritto da A.L.
Venerdì 13 Aprile 2012 12:26
Consumatori e Imprese ora possono stare tranquilli. Le banche non potranno più frapporre ostacoli procedurali quando vengono chiamate a restituire i soldi indebitamente prelevati dai conti correnti per l'anatocismo.
Infatti, la recentissima sentenza della Corte Costituzionale n.78/012 ha dichiarato incostituzionale, abrogandolo, il decreto "Milleproroghe" che il vecchio governo aveva posto in campo per fare un ennesimo favore alle banche.
Il principio riaffermato dalla Consulta è che la prescrizione del diritto del cliente a vedersi restituire i quattrini indebitamente sottratti dalla banca per interessi passivi con il sistema della capitalizzazione trimestrale, decorre solo dalla chiusura del conto.
Se avete avuto un conto corrente aperto anteriormente al 2000 (meglio se ancora più vecchio) e chiuso successivamente, o ancora aperto, mandate subito una raccomandata alla Vostra banca chiedendo che vengano ricalcolati gli interessi passivi che erano stati addebitati con il sistema anatocistico. Questa prassi delle banche, infatti, posta in essere fino all'aprile del 2000, è nulla per contrarietà all'art. 1283 c.c.
Contestate anche la nullità delle commissioni di massimo scoperto e valute. Poi rivolgetevi ad una delle nostre sedi ADUSBEF.
Ricordatevi che molti hanno applaudito alla sentenza della Corte Costituzionale, ma solo l'ADUSBEF ha difeso davvero i consumatori e le imprese contro l'anatocismo, nonostante le leggine e i decretini dei governi parabanche. Infatti, anche nella autorevole sede della Corte Costituzionale chi ha sempre sostenuto l'illegittimità del Milleproroghe è stato il nostro vicepresidente Avv. Antonio Tanza.
Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Aprile 2012 12:26
FILONE BANK OF AMERICA PARMALAT - PARMA
Scritto da A.L.
Venerdì 06 Aprile 2012 15:08
GUP di Parma: su filone Bank of America, otto a processo, quattro assoluzioni, due patteggiano.
Oggi il Giudice dell’Udienza Preliminare Dott. Maria Cristina Sarli ha rinviato a giudizio Luca Sala, ex responsabile esecutivo di Bofa, Luis Alfonso Moncada, Antonio Luzi, Patrizia Medbedich, Nigel Wright Antony, David Chalk, Michael Lau, George Louis Sampanis. Il processo inizierà il dibattimento nei confronti di tali imputati.
Il GUP ha stralciato la posizione di un quindicesimo indagato, perché sono ancora in corso operazioni per il riconoscimento e ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Ricardo Beroiza, Edgardo Marin Mebus, Kaba Walid e Peter Henz Stohl. Per il giudice, gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio. Andrea De Grandi ha patteggiato un anno, 4 mesi e 10 giorni e Nino Giuralarocca un anno e dieci mesi. Entrambi erano manager della banca Mossak & Fonseca di Lugano. Accusati di concorso in bancarotta, hanno avuto il beneficio della sospensione condizionale della pena. In otto dovranno invece sostenere il processo che prenderà il via il prossimo settembre davanti a collegio di giudici composto dai Magistrati Dott Scippa, Dott. Genovese e Dott. Cina.
SBARAGLIATO IL "MILLEPROROGHE" DALLA CORTE COSTITUZIONALE.
Scritto da A.L.
Giovedì 05 Aprile 2012 16:42
Storica sentenza a favore dei correntisti e grande vittoria del nostro vicepresidente di ADUSBEF avv. Antonio Tanza.
La Corte Costituzionale con sentenza n.78 del 2.aprile e depositata oggi 5 aprile 2012 ha dichiarato l'incostituzionalità del "Milleproroghe) cioè dell’articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10.
Ricordiamo che questa norma introdotta con il c.d."Milleproroghe" tendeva a limitare ingiustamente i diritti dei correntisti per far valere la nullità degli interessi anatocistici praticati dalle banche, facendo decorrere il termine di prescrizione dalla "annotazione in conto corrente" e non da quando il rapporto di conto corrente era terminato, o risolto.
Ora che anche l'ultima argomentazione delle banche sull'anatocismo è stata battuta, non vi saranno più limitazioni o ostacoli per i correntisti nel far valere i loro diritti in Tribunale derivanti dall'applicazione illegittima dell'art. 1283 c.c., salvi i termini ordinari di prescrizione che - lo ricordiamo - decorrono solo dalla chiusura del conto corrente.
La sentenza integrale della Corte Costituzionale è scaricabile in allegato
SANZIONATA ESTESA LIMITED CON UN MILIONE E MEZZO DI MULTA PER PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE DEL SITO WWW.ITALIA-PROGRAMMI.NET
Il procedimento relativo al caso Italia Programmi.net è stato chiuso con delibera dell’Autorità del 21 dicembre 2011, pubblicata sul sito istituzionale www.agcm.it il 9 gennaio 2012. Il Garante della Concorrenza e del Mercato in particolare ha accertato la scorrettezza del comportamento di Estesa che non ha reso consapevoli i consumatori del fatto che, accedendo al sito e registrandosi, acquistavano un abbonamento a un servizio a pagamento. Il provvedimento adottato dall’Autorità implica che l’operatore deve modificare il sito rendendo chiaro che la registrazione comporta l’acquisto di un servizio a pagamento.
Coloro che fossero stati vittima di questa pratica commerciale scorretta, anche se non hanno presentato segnalazioni all’Autorità garante della concorrenza e del mercato o ad altra Amministrazione pubblica, possono utilizzare in giudizio il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - scaricandolo dal sito del Garante ( www.agcm.it/component/content/article/5782.html) sia nel caso in cui vengono citati da Estesa per pagare l’abbonamento concluso non consapevolmente, sia per citare in giudizio Estesa al fine di ottenere l’eventuale rimborso di quanto indebitamente pagato.
A coloro che avessero ricevuto ulteriori solleciti di pagamento da parte di Italia Programmi recante l'intimazione "LE FAREMO FISSARE DAL NOSTRO AVVOCATO LA DATA DI UDIENZA PRESSO IL TRIBUNALE REGIONALE GIUDIZIARIO" si fa presente che tale Tribunale Regionale Giudiziario non esiste e non è in alcun modo previsto dall'attuale apparato giudiziario dello Stato italiano.
Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Aprile 2012 12:01
MEDIAZIONE TRIBUTARIA
Scritto da A.L.
Venerdì 30 Marzo 2012 19:02
Al via la mediazione tributaria: diventa più semplice chiudere le liti di valore fino a 20 mila euro
Sanzioni ridimensionata al 40 per cento sugli atti notificati dal primo aprile. Il contenzioso potrà risultare ridotto di due terzi
Lo "scherzo" dei 20 bond greci: per i piccoli risparmiatori il rischio è non poter vendere
Scritto da A.L.
Mercoledì 28 Marzo 2012 16:49
Lo “scherzo” dei 20 Bond greci: per i piccoli risparmiatori il rischio è di non poter vendere
I dettagli dell’operazione di “scambio” del debito greco ha rivelato un aspetto che sembra di dettaglio, ma per i piccoli risparmiatori potrebbe essere decisamente di “sostanza”.
Le nuove obbligazioni ricevute in cambio delle vecchie infatti sono 24! A prescindere dalla scadenza o dalla dimensione dell’obbligazione originale.
Quindi se un investitore prima aveva una sola posizione (il vecchio titolo della Grecia), adesso si ritrova 24 titoli in portafoglio: 20 nuovi titoli greci “normali” + 2 nuovi titoli del Fondo Salvastati EFSF + 1 titolo dell’EFSF per i coupon mancati + 1 titolo greco che paga sulla crescita del PIL (se ci sarà). Se si vuole liquidare il proprio investimento quindi vanno, evidentemente, passate 24 operazioni di vendita.
Al di là degli inconvenienti operativi di contabilizzazione e rappresentazione della propria posizione (pensiamo a rendiconti delle banche che dovranno aggiungere tutte queste posizioni …), il vero problema si presenterà per i piccoli risparmiatori che decidano di liquidare il proprio investimento.
Se consideriamo un investitore che aveva una posizione con un valore nominale originale di €10.000, questa è stata scomposta in: 2 posizioni con un nominale di €750 (i bond EFSF), 5 posizioni con un nominale da €150 (bond greci “normali”), 15 posizioni con un nominale da €160 (bond greci “normali”), 2 posizioni dal valore variabile ma comunque minuscolo (Bond EFSF su interesse e Bond greco su PIL).
La domanda che sorge spontanea è: come farà questo investitore a liquidare il suo investimento se dovesse decidere di farlo?
Chi ha un po’ di dimestichezza con i costi bancari legati alla negoziazione, sa bene che un’operazione di vendita di un’obbligazione per un nominale di €150 rischia di costare più di commissioni rispetto a quello che può incassare. Se poi consideriamo che i nuovi titoli greci trattano ad un prezzo di 25, e che quindi il valore di mercato di €150 nominali è circa 37 Euro, il rischio di pagare più commissioni di quanto si incassi diventa quasi-certezza.
Da quanto precede è evidente che per investimenti originarii inferiori ad un valore nominale di €100.000, la “nuova” posizione in titoli greci ricevuta dall’operazione di scambio è sostanzialmente invendibile. Considerando che le scadenze dei nuovi titoli sono decisamente lunghe (da 2023 a 2042), l’immobilizzazione è decisamente penalizzante.
Per i piccoli risparmiatori che avevano in portafoglio i Bond greci e avevano sperato in un rimborso totale (si veda nostro post del mese scorso), è proprio il caso di dire che oltre al danno hanno subito un’ulteriore, ingiustificata e inutile (almeno secondo noi) beffa.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Marzo 2012 16:51
RISTRUTTURAZIONE BOND GRECIA
Scritto da A.L.
Mercoledì 28 Marzo 2012 16:42
Il governo greco ha iniziato il 12 marzo 2012 il processo di scambio delle obbligazioni detenute dai privati con quelle nuove di valore inferiore di circa la metà. Il ministero delle Finanze greco ha annunciato che l'85,8 per cento degli investitori privati - che detenevano 177 miliardi di euro in obbligazioni emesse secondo la legislazione greca - hanno sottoscritto l'accordo di swap del debito, che ridurrá il debito della Grecia da 350 miliardi di euro a 105 miliardi di euro. Intanto ieri le nuove obbligazioni emesse dallo stato greco e messe a disposizione dei detentori dei vecchi bond si sono già deprezzate violentemente. A fronte di un valore nominale di 100, i titoli, che hanno scadenze tra 10 e 30 anni, valgono solo da 24,9 a 28,7 punti, segno che rimane alta la sfiducia degli investitori nelle prospettive di ripresa del paese. Gli obbligazionisti che porteranno a scadenza i loro bond saranno rimborsati al 100% ma chi volesse vendere prima del termine, ora dovrebbe registrare una perdita tra il 71 e il 75 per cento. Se i prezzi crollano, i rendimenti stanno ovviamente salendo alle stelle: i bond a 30 anni, che hanno un coupon del 3,65%, rendono invece al momento il 13,5%.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Marzo 2012 16:43
ITALIA-PROGRAMMI.NET
Scritto da A.L.
Domenica 18 Marzo 2012 19:28
Italia-Programmi.net: migliaia di solleciti di pagamento ma l’azienda non è reperibile
Impossibile contattare azienda per avere spiegazioni. Della vicenda si occupò Striscia la Notizia
La truffa del sito internet italia-programmi ha colpito migliaia di persone che si sono viste recapitare a casa una lettera, spedita tramite posta ordinaria, che sollecita il pagamento di una fattura di 96 euro per aver usufruito di un servizio del sito www.italia-programmi.net. La lettera, che ADUSBEF ha avuto modo di visionare, non solo minaccia, in caso di mancato pagamento, che la documentazione sarà passata all’ufficio recupero crediti della società, ma applica alla somma richiesta altri 8,50 euro di “commissioni di sollecito”, per un totale di 104,50 euro.
Impossibile, per un povero cittadino consapevole di non aver scaricato alcun programma a pagamento, ottenere spiegazioni da parte dell’azienda, la Estesa Limited con sede nelle Seychelles. Al numero di telefono indicato nella lettera, infatti, non risponde alcun operatore. E se si tenta la via di una raccomandata all’indirizzo postale romano dell’azienda, questa torna indietro nel giro di pochi giorni.
Nonostante l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si sia già occupata della vicenda comminando nel dicembre scorso una multa di 1,5 milioni di euro nei confronti della Estesa Limited per pratiche commerciali ingannevoli ed aggressive, sarebbero ancora tanti, e in aumento, i cittadini che continuano a ricevere le famigerate lettere. Della vicenda si è occupata qualche tempo fa anche “Striscia la Notizia”, col suo inviato Jimmi Ghione.
Consigliamo di non pagare e di presentare denuncia alla Polizia Postale e di fare una segnalazione al Garante.
Ultimo aggiornamento Domenica 18 Marzo 2012 19:35
PARTE LO SWAP DELLE OBBLIGAZIONI GRECHE
Scritto da A.L.
Lunedì 05 Marzo 2012 18:18
Metodi e consigli su come investire i risparmi in modo sicuro ma redditizio
Parte lo swap delle obbligazioni greche anche per il retail
02/03/2012
Ai detentori di obbligazioni Grecia arriveranno (se non sono già arrivate) le comunicazioni dalle loro banche in merito allo swap dei bond ellenici (visti i tempi stretti è probabile che siate chiamati telefonicamente).
E’ così ufficiale che anche gli investitori retail (i piccoli risparmiatori privati) saranno coinvolti nello swap, a differenza di quanto comunicato inizialmente.
Cosa prevede lo swap greco
L’accordo di scambio sui titoli di stato greci prevede un taglio del valore nominale dei bond pari al 53,5% (ma la perdita di valore sarà superiore, tra il 75 e l’80%).
Per ogni € 1.000 di valore nominale si riceveranno:
titoli emessi dalla Repubblica Ellenica aventi importo facciale complessivo pari a € 315. Saranno emesse 20 serie di questi titoli, le serie da 1 a 5 avranno importo facciale pari a € 15, le altre di € 16; e avranno scadenze differenziate tra il 24 febbraio 2023 e il 24 febbraio 2042 (dal 2023 ogni anno scade e viene rimborsata una serie). Queste obbligazioni avranno una cedola annua del 2% dal 2013 al 2015, 3% fino al 2020, 4,30% fino a scadenza di ogni serie
titoli emessi dal Fondo Salva Stati EFSF, valore nominale € 150 e scadenti nel 2013 e nel 2014. La cedola a tasso fisso sarà determinata all’emissione
titoli emessi dalla Repubblica Ellenica, indicizzati al prodotto interno lordo greco, aventi importo nozionale pari a € 315 (i “Titoli GDP”). Questi titoli avranno scadenza 15 ottobre 2042, non daranno diritto al rimborso del capitale ma esclusivamente al pagamento di interessi a partire dal 2015 nel caso in cui la crescita greca dovesse superare certe soglie prestabilite (tra il 2% e il 2,9% di Pil reale).
Inoltre gli interessi maturati sui vecchi bond greci verranno pagati con titoli zero coupon (senza cedola) a 6 mesi emessi dall’EFSF.
Tempi e modi di adesione allo scambio greco
L’offerta di scambio ellenica scadrà alle ore 9.00 italiane di giovedì 8 marzo (con possibile proroga al 12 marzo). Entro questo termine le banche e gli altri intermediari dovranno indicare le adesioni dei loro clienti. Attenzione quindi: il termine per aderire per i piccoli risparmiatori italiani sarà anteriore a questa data, probabilmente entro il 6 marzo (e in alcuni casi potrebbe essere anche il 5 marzo).
Se hai obbligazioni greche sarai contattato (probabilmente telefonicamente) dalla tua banca o intermediario finanziario. Sarai probabilmente convocato in filiale (o dal promotore) in quanto le banche vorranno tutelarsi sul fatto di aver comunicato in tempo ai clienti l’offerta di scambio.
Dovrai:
decidere se aderire o meno all’offerta di scambio
votare sì o no alla modifica delle condizioni contrattuali (quelle relative alle CAC di cui ho già parlato, e che tratterò di seguito nell’articolo)
Attenzione che: se aderisci all’offerta dai automaticamente il tuo voto favorevole alla modifica delle condizioni. Puoi comunque votare favorevolmente anche se non aderisci all’offerta. Nel caso in cui rifiuti la modifica contrattuale non potrai partecipare allo scambio. Potrai anche astenerti, anche se in tal senso ogni banca potrà agire diversamente, in tal caso è probabile che ti richiedano comunque di firmare un documento come prova di esser stato informato e di aver deciso di astenerti.
Attivazione CAC e quote adesione
Come detto sarai chiamato anche a dare il tuo voto sulle modifiche contrattuali. Si tratta di modifiche contrattuali votate settimana scorsa dal Parlamento ellenico che vietano azioni collettive agli obbligazionisti (le CAC: collective action clauses).
Se il 66% dei votanti accetterà le variazioni (e se avranno votato almeno il 50% + 1 degli obbligazionisti) le modifiche contrattuali saranno accettate. E’ molto probabile che questa soglia sia superata.
Il memorandum dell’offerta di scambio segnala inoltre che:
se le adesioni (in termini di controvalore nominale) saranno almeno del 90% la Grecia si impegna allo scambio
se le adesioni saranno fra il 75 e il 90% la Grecia si riserva il diritto di rinunciare o meno all’Offerta di Scambio
se le adesioni saranno inferiori al 75% e non sarà raggiunto il consenso per attivare le CAC su almeno il 75% dei titoli, non si procederà con lo Scambio
Come si vede i possibili scenari sono tanti e complessi. Cerchiamo di approfondirli aggiungendo un’ulteriore informazione: oggi l’ISDA (l’organo che sancisce l’attivazione dei CDS, i contratti assicurativi contro il default) ha dichiarato che lo swap non attiverà alcun evento creditizio e quindi il pagamento dei CDS. Ma occorre capire come si comporterà l’ISDA nel caso vengano attivate le CAC, quelle clausole che obbligherebbero tutti ad aderire allo scambio.
Caso 1
Il primo caso sarebbe un successo per la Grecia. Resta da capire se anche in questo caso la Grecia attiverà le CAC. Altra incognita: come si comporterà l’ISDA se verranno attivate. La logica porta a dire che nel caso 1 le probabilità che la Grecia attivi le CAC sono inferiori rispetto al caso 2, ma parallelamente sono maggiori le possibilità che l’ISDA accetti un’adesione forzata senza far scattare i CDS (interpretando un’adesione sopra al 90% come unanimità). Se l’ISDA si pronunciasse in tal senso la Grecia potrebbe non aver problemi ad obbligare tutti allo scambio
Caso 2
In questo caso la Grecia si troverebbe ad un bivio. Se non fa scattare le CAC si troverebbe con un ulteriore buco che gli altri stati europei dovrebbero coprire (e si è già visto con quali problemi si sia riusciti a trovare l’accordo sugli aiuti già promessi). D’altra parte in questo caso difficilmente l’ISDA potrebbe non pronunciarsi in favore di un credit event che farà scattare i CDS. Si stima che ci siano in circolazione 3,25 miliardi di dollari di questi contratti e a pagare sarebbero soprattutto banche americane e tedesche. La questione a questo punto diventa politica quindi imprevedibile. Gli stati europei non vogliono un default dichiarato, non tanto perché questo attiverà i CDS (per la stessa Merkel sarebbe politicamente meglio far pagare i CDS alle banche tedesche piuttosto che dare ulteriori aiuti pubblici alla Grecia), ma perché temono che questo alimenterà la speculazione contro altri stati europei, in particolare il Portogallo i cui titoli già oggi hanno subito forti tensioni. E’ evidente quindi che si dovrà decidere fra ulteriori aiuti pubblici alla Grecia o scambio forzato per tutti. Insomma una decisione politica non semplice (a maggior ragione visto i precedenti). Alla Grecia però serve una risposta rapida, inoltre a loro interessa poco se verranno pagati i CDS. In questo caso quindi l’incertezza è massima anche se le probabilità pendono per l’estensione dell’offerta di scambio a tutti.
Caso 3
Leggendo il caso 3 ci si accorge subito che manca qualcosa. Infatti questo è il caso in cui non solo non si raggiungano adesioni per il 75%, ma che nemmeno si raggiunga il 66% di voti favorevoli all’attivazione delle CAC sul 75% dei titoli. A questo punto lo scambio non ci sarà, ma rimane incerto il caso in cui le adesioni siano inferiori al 75% ma ci sia la possibilità di forzare oltre il 75% dei titoli.
E’ evidente che se l’offerta di scambio non avrà luogo, ci sarà il fallimento dichiarato dello stato greco. Le possibilità che non ci siano voti favorevoli tali per attivare le CAC su almeno il 75% dei titoli non sono però alte visto l’adesione scontata di molte banche.
Cosa fare con le obbligazioni greche
Si stima che i risparmiatori retail italiani detengano un miliardo di bond greci. Se sei fra questi e se sei arrivato a leggere fino a qui ti sarai reso conto che stai giocando ad una lotteria. Di fallimenti di stati sovrani non se ne vedono molti, di fallimenti pilotati e quindi non dichiarati non se ne sono mai visti. Inutile quindi rifarsi al caso argentino, russo o di altri default precedenti. Il caso greco farà storia a se.
Ti posso solo aggiungere alcuni dettagli:
in caso di attivazione delle CAC e quindi di adesione forzata allo scambio, coloro che saranno obbligati ad aderire (pur essendosi astenuti o avendo espressamente rifiutato l’accordo) dovrebbero ricevere lo stesso trattamento degli altri (preciso però di non aver letto tutte le 167 pagine del memorandum di adesione)
nel caso si ricevano i nuovi titoli questi almeno inizialmente subiranno una forte perdita (ci sarà insomma più offerta che domanda). Non sarà quindi facile uscire subito senza ulteriori perdite
nel caso in cui l’offerta di scambio non vada a buon fine, la Grecia è destinata al fallimento. In questo caso gli obbligazionisti vedranno solo una parte dei loro soldi investiti, presumibilmente meno di quanto previsto nello scambio attuale
nel caso in cui si sia rimasti con i vecchi titoli (caso in cui non si è aderito e non sono state attivate le CAC) e la Grecia non sia dichiarata fallita, gli scenari possibili sono diversi. La Grecia potrebbe comunque aver bisogno subito o in seguito di nuovi fondi, potrebbe quindi proporre nuove offerte di scambio o nuovi accordi. Potrebbe anche fare proposte di scambio al solo fine di ritirare le vecchie obbligazioni dal mercato. Non è poi escluso un fallimento greco negli anni a seguire che colpirebbe soprattutto le vecchie obbligazioni. E’ quindi evidente che conta molto anche la scadenza dei titoli in portafoglio; mentre una marzo 2012 potrebbe avere chance di esser rimborsata a 100, per i titoli molto lunghi le incognite aumentano.
Le tue valutazioni dipenderanno inoltre dal prezzo medio di carico dei titoli. Come avrai capito non me la sento di dare consigli o indicazioni su cosa fare, e penso che nessuno possa permettersi di farlo (anche se ci sarà qualcuno che lo farà, ma ricorda che i soldi sono i tuoi e le decisioni pure). Stai partecipando ad una lotteria e devi sperare che esca il tuo numero.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Marzo 2012 10:50
FILONE PARMA CALCIO
Scritto da A.L.
Martedì 28 Febbraio 2012 18:22
il crac
Parmalat, anche undici calciatori indagati per la bancarotta
Asprilia, Veron, Thuram e altri campioni dell'era Tanzi finiscono al centro dell'inchiesta per concorso nel reato contestato al patron. Le distrazioni ammonterebbero a 10 milioni di euro
Hernan Crespo, con la maglia del Parma Calcio
MILANO - Faustino Asprilla, Luigi Apolloni, Lorenzo Minotti, Tomas Brolin, Enrico Chiesa, Dino Baggio, Hristo Stoichkov, Lilian Thuram, Massimo Crippa, Hernan Crespo e Juan Sebastian Veron: sono questi i calciatori del Parma Ac di Calisto Tanzi finiti nel registro degli indagati per concorso in bancarotta finalizzata alla distrazione. Ne ha dato notizia la Gazzetta di Parma spiegando che, complessivamente, stando ai capi d'imputazione ammonterebbero a dieci milioni di euro le distrazioni contestate dalla Procura nel periodo che va dal '98 al 2003, anno del crac della multinazionale di Collecchio.
Della chiusura dell'inchiesta sul Parma Calcio della gestione legata alla famiglia Tanzi aveva dato notizia nei giorni scorsi il procuratore capo Gerardo Laguardia. Il reato sarebbe stato commesso in concorso con Calisto Tanzi, ex patron Parmalat e numero uno della società gialloblù, Domenico Barili, ex amministratore del colosso di Collecchio, che avrebbero distratto soldi appartenenti alla Parmalat attraverso la realizzazione di fittizi contratti di promozione e pubblicità del brand e dei prodotti Parmalat, con correlata emissione di false fatture e il pagamento delle stesse (su ordine di Calisto Tanzi) con fondi provenienti da Parmalat spa in assenza di alcuna reale controprestazione a favore della società.
Tra i dirigenti indagati ci sono anche l'ex ds Fabrizio Larini, gli ex componenti del cda del Parma Ac Alessandro Chiesi, Giorgio Scaccaglia, Paolo Tanzi, nipote di Calisto, gli ex sindaci gialloblù Fabio
Branchi, Antonio Bevilacqua e Oreste Luciani, il dirigente Parmalat Alberto Maurizio Ferraris e Maurizio Bianchi, all'epoca dei fatti revisore della Grant Thorton. Stando alla Procura però nei confronti di Ferraris, Bevilacqua, Bianchi, Stefano e Paolo Tanzi non si procederà alla contestazione del reato perchè la bancarotta distrattiva è stata già contestata nel corso del processo al crac Parmalat e giudicata con riti diversi per ciascun imputato.
Un 'filone' d'indagine a parte, secondo quanto riportato dal quotidiano emiliano, sarebbe stato aperto sull'affare che ha portato Amauri al Parma nel 2001. Indagati sempre per bancarotta per distrazione sarebbero in questo caso Larini, Enrico Fedele, ex responsabile dell'area tecnica del Parma Ac, Mariano Grimaldi, ex procuratore di Amauri, suo padre Stanislao, Patrick Edmond Lecourt, amministratore della Harold McKenzie consulting Ltd e della Rothwell management. Secondo le ipotesi di reato, il Parma targato Tanzi avrebbe pagato 3,5 milioni di dollari alla società di consulenza Harold McKenzie consulting Ltd per portare Amauri in gialloblù. La Guardia di Finanza, però, ha trovato documenti che attestano che il calciatore, all'epoca dei fatti, era svincolato dal Napoli e avrebbe potuto giungere a Parma a costo zero.
Martedì 28 Febbraio a Rovato ore 2045 presso la Sala Civica del Foro di Boario, convegno gratuito su come opera EQUITALIA. Al convegno parteciperà come relatore anche il nostro delegato ADUSBEF di Brescia Avv. Angelo Riva.
Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Febbraio 2012 18:58
MANUALE DI AUTODIFESA PER INVESTITORI BANK OF IRELAND
Scritto da A.L.
Domenica 26 Febbraio 2012 16:57
Pinocchio, il gatto e la volpe, le cinque monete d'oro e il campo dei miracoli, questa è la finanza!
Per chi ha avuto la disavventura di scoprire che l'investimento nei bond della Bank of Ireland vale ora solo pochi centesimi.
Recuperate tutta la documentazione relativa all'investimento (copia ordine, copia fissato bollato, copia contratto di negoziazione e documentazione MIFID).
Inviate subito lettera di contestazione alla Banca dove avevate i titoli in deposito (vedi facsimile allegato) e rivolgetevi all'ADUSBEF.
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il "Wall Street Italia" e il "Secolo XIX" hanno riportato la notizia relativa alla vicenda di cui sono stati vittima alcuni italiani che hanno investito i propri risparmi in titoli della Bank of Ireland 2019 fixed floater isin XS0186652557. La banca irlandese ha deciso di chiudere anticipatamente le obbligazioni in questione liquidando ai risparmiatori solo 0,20 euro direttamente sul loro conto corrente senza alcun avviso;
una telefonata dei clienti alla propria banca è bastata per venire a conoscenza del fatto che i venti centesimi era tutto ciò che era rimasto degli investimenti, fatti tra il 2009 e il 2010, per un valore nominale di circa 20.000 euro in obbligazioni subordinate di Bank of Ireland;
Bank of Ireland è uno degli istituti salvati con una pioggia di soldi dal Governo irlandese, con il sostegno della Commissione dell'Unione europea (UE). Di fatto non è mai fallita e anzi, grazie alla scelta del Governo irlandese di spostare i titoli tossici in una bad bank che raccoglie il peggio del credito nazionale, oggi Bank of Ireland vanta, come denunciato da "Il Sole 24 ore" nel mese di giugno 2011, un Core Tier 1 (il patrimonio di base) del 15 per cento, ben sopra le maggiori banche italiane che, però, ripagano i loro bond. Il Governo irlandese sostiene che l'istituto è una delle due colonne su cui verrà ricostruito il sistema bancario nazionale. Il conto però lo hanno pagato anche i risparmiatori e, tra questi, ci sono degli italiani, cui è stato riconosciuto, per i loro titoli, un rimborso di pochi centesimi a fronte di migliaia di euro investite;
nel maggio del 2009 il rating dell'emissione in questione di S&P's era A-, ben lontano da quello che si potrebbe definire un investimento rischioso ed inoltre gli stresstest dell'UE nel 2010 avevano visto le banche promosse;
il titolo in questione è un'obbligazione subordinata, di per sé quindi più rischiosa di altri investimenti visto che, in caso di insolvenza, vengono pagati prima gli altri creditori. Per i primi dieci anni il titolo ha corrisponsto cedole fisse pari a poco più del 4,6 per cento del valore nominale su base annua. A partire dal maggio 2014 e fino al 2019, gli interessi sarebbero stati corrisposti secondo cedole variabili, legate all'Euribor. A scadenza era previsto il rimborso del 100 per cento del valore nominale, nel 2019, con la possibilità della banca di riscattare il titolo prima, a partire dal 2014. Tuttavia, con il piano di ristrutturazione di Bank of Ireland, tutti gli impegni sono stati recisi. È stato il Governo irlandese, che si è sobbarcato il valore di gran parte del salvataggio degli istituti nazionali e che di Bank of Ireland detiene parte delle azioni, a chiedere che anche gli obbligazionisti facessero la loro parte, almeno quelli con in tasca obbligazioni subordinate. Il piano per scaricare sui risparmiatori parte dei costi è partito a dicembre 2010, quando sono stati pubblicati i primi prospetti per accedere alle offerte, e concluso a fine maggio. I piccoli investitori sono stati i più colpiti visto che, praticamente, non gli è stato riconosciuto nulla: sono state infatti fatte offerte per scambiare le obbligazioni con azioni della banca o, in alternativa, contanti per il 10 per cento o il 20 per cento del valore nominale delle obbligazioni. Esistono però una serie di limitazioni riguardo la nazionalità dell'investimento e il suo valore (50.000 euro taglia minima) che di fatto taglia fuori, tra gli altri, i piccoli investitori italiani. Non potendo questi accedere a queste due offerte, a loro viene applicata la condizione peggiore che prevede il riconoscimento di 20 centesimi per un valore nominale dei titoli di 20.000 euro. Operazione nemmeno comunicata visto che, per scelta dell'emittente, l'Italia era esclusa dalle comunicazioni. È possibile, in effetti, che alcuni investitori nemmeno si siano accorti che, tra fine luglio e fine agosto, un versamento di pochi centesimi di euro sul loro conto corrente ha liquidato così tutti i loro investimenti, di decine di migliaia di euro, in obbligazioni di Bank of Ireland;
considerato che:
a quanto risulta all'interrogante la Consob, investita della questione da una pensionata vittima del sistema applicato dalla banca irlandese, avrebbe risposto che i titoli individuati nella richiesta non sembrano essere stati ammessi a quotazione su mercati regolamentati italiani, né essere stati oggetto di sollecitazione al pubblico in Italia. Pertanto, la Consob, relativamente a tali emissioni, non ha svolto alcuna istruttoria finalizzata alla pubblicazione di prospetti di ammissione a quotazione ovvero di sollecitazione all'investimento. In merito all'offerta di scambio proposta dalla Bank of Ireland, emittente estero soggetto all'autorizzazione e alla vigilanza delle Autorità estere, della Central Bank of Ireland e della FSA (Autorità di vigilanza sui mercati del Regno Unito), fa presente che nel documento di scambio in lingua inglese è indicato espressamente come lo stesso non sia oggetto di autorizzazione dell'Autorità di vigilanza dei mercati italiani, essendo l'offerta rivolta soltanto ad investitori qualificati e quindi esente dall'obbligo di redigere un prospetto in lingua italiana ai sensi della normativa primaria e secondaria in vigore (testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 e regolamento emittenti n. 11971/1999). Conclusivamente, l'emittente e l'intermediario non possono svolgere attività informativa e promozionale in Italia in assenza del documento informativo, ma ciò non impedisce all'investitore, autonomamente e di sua iniziativa, di voler aderire all'operazione e chiedere la cessione/scambio dei propri titoli, subordinatamente all'accettazione dell'emittente che nel caso di specie ha però dichiarato espressamente nel documento informativo come gli investitori italiani diversi da quelli qualificati non potessero partecipare all'offerta di scambio;
a giudizio dell'interrogante lascia perplessi la terminologia usata dalla Consob nella risposta perché non adatta ad un'Autorità di controllo che, da una parte, dimostra di non sapere che il titolo è stato venduto sul mercato regolamentato del TLX e, dall'altra, si guarda bene dal parlare del mercato euro TLX;
si legge sul sito "EuroTLX": «Da più di 10 anni EuroTLX SIM gestisce mercati finanziari rivolti agli investitori privati. Fino al 2009 i mercati gestiti erano due: il mercato regolamentato TLX e l'MTF (Multilateral Trading Facility) EuroTLX. Con l'implementazione della normativa MiFID, la separazione di due sedi di negoziazione aventi pari dignità e soprattutto le stesse caratteristiche (microstruttura, sorveglianza, ecc.) ha perso di significatività: dal 1° gennaio 2010, tutti gli strumenti finanziari sono confluiti su EuroTLX, e la società TLX S.p.A. è diventata EuroTLX SIM S.p.A.»;
EuroTLX è il primo mercato europeo del reddito fisso focalizzato sulle esigenze degli investitori retail, dove è possibile negoziare più di 3.200 strumenti finanziari, principalmente di tipo obbligazionario, titoli di stato, obbligazioni corporate, con una selezione di certificati di investimento e di azioni. EuroTLX fornisce anche servizi che aiutano le istituzioni finanziarie ad adattarsi ai requisiti imposti dalla MiFID;
considerato altresì che a giudizio dell'interrogante:
la Consob, nel suo ruolo di vigilanza, è stata latitante al momento dell'autorizzazione per la negoziazione del titolo;
la Consob, anche alla luce della sua risposta, dovrebbe fornire un ulteriore chiarimento, visto che lo svolgimento della vendita del titolo non è andata come dichiarato,
si chiede di sapere:
se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Governo sia a conoscenza di iniziative delle Autorità vigilanti a riguardo;
se sia a conoscenza di quanti siano i risparmiatori italiani che hanno investito nelle obbligazioni di Bank of Ireland;
se non ritenga, anche attraverso l'operato delle autorità competenti, adottare le opportune iniziative al fine di conoscere le motivazioni del suddetto comportamento a danno dei risparmiatori italiani nonostante non vi sia stato alcun fallimento della banca in questione;
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire ai risparmiatori maggiore trasparenza sui rischi degli investimenti.
Ultimo aggiornamento Domenica 26 Febbraio 2012 17:01
IL CRACK PARMALAT SU WIKIPEDIA
Scritto da A.L.
Domenica 26 Febbraio 2012 16:27
Leggi la sintesi delle vicende del crack PARMALAT su wikipedia:
Parma calcio: 28 indagati tra giocatori e dirigenti della gestione Tanzi
L'accusa per tutti è quella di concorso in bancarotta fraudolenta: secondo i magistrati molti compensi venivano pagati in nero
Ci sono 28 indagati in tutto, 12 calciatori e 16 dirigenti del Parma Ac, nell’inchiesta della Procura sulla squadra all’epoca in mano all’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi. Si è chiuso uno dei filoni di indagine del crac Parmalat che riguarda il Parma, società che era guidata dal figlio di Tanzi, Stefano, che ne era il presidente.
I 28 indagati, tutti ex giocatori e ex dirigenti della società, sono accusati di concorso in bancarotta fraudolenta per distrazione per fatti che risalirebbero agli anni tra il 1998 e il 2002, e cioè ai tempi d’oro della squadra di calcio ducale. A quegli anni risalgono infatti le numerose vittorie del Parma, con la Coppa Uefa e la Coppa Italia del 1999, la Supercoppa Italiana dell’anno successivo e la terza Coppa Italia del 2002. Ma nemmeno la società calcistica era estranea a quanto nel frattempo accadeva nell’impero del latte di Collecchio.
Il procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia ha riferito che in quel periodo ai calciatori della squadra arrivavano, oltre ai normali stipendi, cospicui compensi extra “fuori busta”, non compresi nei contratti per l’ingaggio. Somme distratte che provenivano dai fondi della Parmalat, che nel 2003 andò in bancarotta.
A quanto riferito, i pagamenti “in nero” non riguardavano solo i giocatori, ma venivano utilizzati anche negli acquisti e nelle cessioni di mercato, e dunque nei rapporti con altre società calcistiche. Per questo l’inchiesta coinvolge sia le figure dirigenziali che gestivano il Parma sia i giocatori che ricevevano i compensi extra “in nero”.
Tra i 28 indagati, che riceveranno la notifica di avviso di fine indagine nei prossimi giorni, ci sarebbero anche Calisto Tanzi, condannato a otto anni per aggiotaggio, e il figlio Stefano, che ai tempi era presidente della società calcistica, e che per il crac Parmalat ha patteggiato 4 anni e 10 mesi.
Dopo il crac del 2003 il Parma Associazione Calcio venne ridenominato Parma Football Club, si svicolò dalla proprietà Parma e iniziò una nuova era sotto Tommaso Ghirardi. di Silvia Bia
sciolta l'ordinanza della Corte d'Appello di Bologna sulla richiesta dei condannati in primo grado dal Tribunale di Parma per la sospensione della provvisionale.
Crac Tanzi: 2 miliardi di danni da versare subito
Hanno provato ad opporsi a quel salasso da capogiro, ma ora dovranno rassegnarsi a pagare. Ammesso che i soldi vengano effettivamente trovati. Da Calisto Tanzi in giù, tutti i condannati in primo grado nel processo sul crac dell'impero del latte, con l'unica eccezione di Sergio Erede, saranno costretti a sborsare in solido una montagna di denaro. Una vertigine da 2 miliardi di euro alla Parmalat in amministrazione straordinaria, oltre al 5% del valore nominale di azioni e obbligazioni, corrispondente a circa 30 milioni, se si considerano le 35mila parti civili costituite. La terza sezione penale della Corte d'appello di Bologna ha infatti rigettato il ricorso, presentato dai difensori di Fausto Tonna, Luciano Silingardi, Rosario Calogero, Paolo Sciumè, Enrico Barachini, Davide Fratta, Giuliano Panizzi e Sergio Erede, per la sospensione della provvisionale immediatamente esecutiva che era stata stabilita dal tribunale di Parma nel dicembre dello scorso anno, quando condannò quindici delle diciassette persone alla sbarra.
Ora, insomma, i prelievi forzosi potranno procedere. Anche se, è bene ribadirlo, un conto è il via libera dei giudici, altra cosa è reperire questi soldi, perché spesso beni e capitali sono intestati o cointestati a familiari. (...)