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PROGETTO PATTO FATTO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   

Sono stati messi a disposizione degli utenti di questo sito una serie di Protocolli di Conciliazione nelle varie tipologie di rapporti con aziende (energia, assicurazioni, bancari ecc.) nell'ambito delle iniziative del Progetto Patto Fatto che la nostra Associazione dei Consumatori sta realizzando unitamente a Federconsumatori e Coniacut.

Potrete trovare i Protocolli nella apposita sezione (a destra home page).

Sempre nell'ambito di questa iniziativa sono state implementati i materiali sulla mediazione/conciliazione che riguarda i consumatori (e che potrete rinvenire nella apposita sezione conciliazione/mediazione e anche sulla homepage).

Tutti i materiali sono scaricabili gratuitamente.

Il progetto Patto Fatto è presentato ai sensi della Deliberazione di Giunta della Regione Lombardia n. X/751 del 4 ottobre 2013 e sviluppa iniziative ed azioni di formazione per gli operatori delle associazioni proponenti e di informazione ai cittadini consumatori con particolare riferimento alle possibilità di risoluzione stragiudiziale delle controversie offerte dai protocolli di conciliazione paritetica stipulati tra Associazioni di Consumatori ed imprese e dalla nuova mediazione obbligatoria reintrodotta dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98.

 
Conciliazione SORGENIA PDF Stampa E-mail
Scritto da ADUSBEF Lombardia   

Conciliazione SORGENIA

A partire da aprile 2009 è operativa la procedura di Conciliazione concordata tra SORGENIA e le Associazioni dei Consumatori.

SORGENIA,  azienda leader nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha concordato, infatti, con le Associazioni dei Consumatori una procedura di Conciliazione stragiudiziale per la risoluzione delle controversie, cioè un metodo di risoluzione delle controversie alternativo alla giustizia ordinaria con cui le parti in lite, in tempi rapidi ed a costi bassissimi o nulli, giungono ad una soluzione concordata fra loro e per entrambe soddisfacente grazie all'assistenza ed alla mediazione di un esperto qualificato: il Conciliatore.

Questa forma di conciliazione è' detta convenzionata in quanto frutto di specifici accordi o protocolli d'intesa tra Aziende e Società di primaria importanza a livello nazionale e le Associazioni del Consumatori maggiormente rappresentative. E' paritetica in quanto, a differenza di altre tipologie che prevedono la presenza di un terzo conciliatore super partes, privo di autonomo potere giudicante oppure in qualità di mediatore, la composizione della controversia è affidata ad una Commissione di Conciliazione composta dal rappresentante della Associazione dei Consumatori, portavoce della posizione del consumatore/utente, e dal rappresentante della Società, in posizione paritaria.

Avviare la procedura è semplice: dopo aver inoltrato un reclamo nei confronti della Azienda o della Società di servizi interessata, il consumatore/utente che non abbia ricevuto riscontro al proprio reclamo o che non ne ritenga soddisfacente l'esito può inoltrare autonomamente o tramite l'Associazione dei Consumatori la Domanda di Conciliazione.

Il caso viene discusso dalla Commissione di Conciliazione composta dal Conciliatore dell'Associazione e uno per l’Azienda. E’ facoltà del consumatore di essere presente personalmente.

Una volta individuata la proposta transattiva, questa viene sottoposta al consumatore il quale ha facoltà di aderirvi o meno. La procedura si conclude con la redazione e la sottoscrizione da parte dei conciliatori del Verbale di Conciliazione che, nel caso di mancata accettazione della proposta da parte del consumatore, sarà di mancato accordo mentre, nel caso di accettazione, riproporrà le condizioni di composizione della controversia e sarà titolo esecutivo.

Tutta la procedura di conciliazione per gli associati ADUSBEF è completamente gratuita.

 
PARMALAT: I QUADRI RITROVATI DI TANZI PDF Stampa E-mail
Scritto da Adusbef Lombardia   

Sono tra i più grandi artisti del diciannovesimo e del ventesimo secolo – nomi del calibro di Van Gogh, Monet, Manet, Cezanne, Degas, Ligabue, Picasso, Modigliani, De Nittis – gli autori che costituiscono il tesoro nascosto dell’ex patron di Parmalat; una collezione di cui erano a conoscenza, tra gli altri, Simona Pizzetti, direttore artistico della Fondazione Magnani di Parma, e lo stesso Vittorio Sgarbi (come ha riferito in seguito), ma che Tanzi aveva sempre dichiarato sparita, eclissata, venduta in ogni suo pezzo. Inutile dire che su tali affermazioni i dubbi non mancavano.

Tutto però è partito dal servizio mandato in onda da Report nell’edizione di domenica 29 novembre, nel quale attraverso la testimonianza di un ex membro della scorta di Tanzi si è  avanzata l’ipotesi di un trasporto dell’intera collezione in Svizzera, quando ormai era imminente il crac di Parmalat. All’indomani, l’ex patron dell’azienda, interrogato dai giornalisti sulla faccenda, ha tirato dritto: “Quei quadri non ci sono più”, ha dichiarato. “Nessun caveau in casa mia.” E ancora: “Non ci sono nemmeno stato, in Svizzera.”

In fondo non aveva tutti i torti: i quadri non si trovavano, infatti, né a casa sua, né tra le alpi elvetiche, ma nell’appartamento del genero Stefano Strini e in quelli di due amici, che sembrano però esser sempre stati ignari del tesoro che custodivano. Proprio da Strini si sono presentati sabato gli uomini della Guardia di Finanza, dopo che le indagini, partite dal servizio di Report e presiedute dal procuratore Laguardia, avevano raccolto tutti gli elementi necessari per intervenire. Fondamentali si sono rivelate le intercettazioni, dato che Tanzi, dopo aver ostentato sicurezza in pubblico circa la sua irreprensibilità, si è poi tradito in privato, dove il telefono ha cominciato a squillare più spesso del solito.

Strini, da parte sua, non ha ritenuto opportuno negare l’evidenza: e così ecco tornare alla luce dal loro sepolcro di cantine e soffitte tutte e 19 le opere della fantomatica paninoteca Tanzi. E pensare che pochi giorni di ritardo nell’operazione sarebbero bastati perché si volatilizzassero, di nuovo. A colorire la vicenda arrivano infatti le dichiarazioni di Laguardia, secondo cui la collezione sarebbe stata trasportata entro breve a Forte dei Marmi, per poi finire nelle mani di un magnate russo – ipotesi, questa, che aggrava notevolmente la posizione già poco felice dell’imprenditore di Collecchio. Per non parlare delle opere in sé.

La stima del valore totale al trapelare delle prime notizie è alta: sui 100 milioni di euro; di tutt’altra opinione il consulente d’arte Paolo Dal Bosco che negli anni ‘90 si occupò di acquistare i quadri per conto di Tanzi: non più di 5 milioni; e le interviste successive a critici ed esperti d’arte, a tutta prima, sembrano confermare il calo rispetto alle valutazioni iniziali, supponendo addirittura non autentici alcuni dipinti, in attesa del parere degli specialisti che si occuperanno di definire l’effettivo valore del già ridimensionato “tesoretto”.

Il nuovo guaio di Calisto Tanzi, insomma, è una faccenda che conserva ancora molti lati oscuri. Da una parte c’è chi addirittura ne estende i margini fino all’incredibile: è la stessa Report che, in apertura dell’edizione di domenica scorsa, propone un’intervista con quello che sarebbe stato il mediatore della vendita delle opere. Secondo le parole di costui (che sostiene fare l’elettricista, di mestiere), prima che fosse andato in onda il servizio del 29 novembre era in atto una trattativa per l’intera collezione, compratore nientemeno che un professore del Vaticano! Forse nemmeno la penna di Dan Brown sarebbe arrivata a tanto, ma così è: insomma, altri nodi da sbrigliare per gli inquirenti.

Ma da un’altra parte, c’è invece chi, in tutto questo, ci vede piuttosto chiaro: ancora il procuratore Laguardia, che in un’intervista de “Il Giornale”, scuote tristemente la testa a chi gli chiede se i risparmiatori rovinati dal dissesto di Parmalat possano augurarsi di vedere un po’ di soldi dopo questo ritrovamento. Fermo restando che 100 milioni, se anche fossero, sono briciole rispetto al buco di 14 miliardi da sanare, le speranze risiedono altrove: “Realisticamente,” afferma Laguardia nell’intervista, “credo che le possibilità maggiori siano affidate alle azioni di responsabilità contro le banche.”

Già, forse è meglio puntare sulle banche. Che Tanzi, pare chiaro, pur di non pagare ne studia una più del diavolo.

Fonte www.mondoraro.org

 
DERIVATI: ECCO IL REGOLAMENTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Adusbef Lombardia   

FONTE:www.affaritaliani.it/rubriche/acontifatti/derivati30092009_pg_2.html

Derivati, ecco il regolamento

Mercoledí 30.09.2009 13:19

di Pierluigi Fadel (associato AssoFinance)


La bozza di regolamento dell'Economia, sottoposta a consultazione pubblica, ridisegna la nuova disciplina dei contratti derivati. Il provvedimento è previsto dall'art. 62 del Dl 112/2008 poi rivisto dalla finanziaria per l'anno 2009 che come si ricorderà ha "bloccato" la finanza derivata in attesa che venisse emanata una regolamentazione più restrittiva.

Lo schema di decreto ministeriale è riferito sia alle operazioni in derivati sia alle componenti in derivati "embedded" nei contratti mutuo stipulati dagli enti locali. Oggi tale regolamento consente la conclusione di contratti derivati che coprano il cliente investitore dal rialzo del tasso di interesse, i contratti di forward rate agreement, l'acquisto di cap e di collar. Cosa importante da sottolineare è che il regolamento ministeriale punta a fissare forti obblighi di trasparenza sia per le banche nei confronti dell'ente e sia per l'ente nei confronti dei propri cittadini.

Il regolamento, infatti, ha previsto di dare evidenza ai costi impliciti del contratto così come di indicare la posizione finanziaria dell'ente tale disclosure dovrà essere precedente e successiva alla stipula dell'operazione. La banca intermediaria dovrà, al momento della sottoscrizione del contratto, informare la controparte del valore equo del contratto (il c.d. fair value) dovrà poi offrire una simulazione delle successive regolazioni finanziarie, dovrà comunicare al cliente investitore a cadenza trimestrale il valore del mtm del contratto.

Tutte le informazioni dovranno essere fornite in italiano per evitare fraintendimenti di sorta assolutamente frequenti laddove si intenda disciplinare vicende così finanziariamente complesse. Basti ricordare gli ISDA master agreement, le clausole negoziali ivi contenute, la deroga giurisdizionale prevista nelle schedules allegate. Qualche dubbio rimane in ordine alle conoscenza di cultura finanziaria richieste all'ente sottoscrittore.

Il regolamento, infatti, prevede che chi firma dichiari semplicemente (come accadeva prima) di aver compreso pienamente le caratteristiche dell'operazione. Nulla si dice di più al riguardo circa la classificazione dei clienti pubblici come prevista dalla Mifid attraverso l'attuazione del Regolamento Consob 16190/2007. Attesa questa mancanza di raccordo con la norma comunitaria ci viene spontaneo chiedersi cosa succeda laddove l'ente non rilasci tale dichiarazione.
E' presumibile ipotizzare, attesa la standardizzazione di tale dichiarazioni di regola contenute nell'accordo quadro, che l'intermediario non provveda alla stipula del contratto derivato.
In conclusione pare accogliersi positivamente tale regolamento che contribuisce a dare trasparenza agli strumenti illiquidi, come lo sono i prodotti derivati, purtroppo caratterizzati in precedenza da grande opacità e spesso venduti senza che la controparte avesse appieno, al di là della dichiarazione di operatore qualificato sottoscritta, compreso la reale portata.

 

 
CONVEGNO CONSUMER FORUM PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   

GIUSTIZIA. Consumers' Forum: il 2 marzo primo Rapporto sulla Conciliazione

26/02/2010 - 10:18

"Conciliazioni: l'esperienza delle associazioni dei consumatori e delle imprese nel quadro normativo italiano": questo il tema del convegno organizzato da Consumers' Forum presso il Cnel il prossimo martedì 2 marzo, quando sarà presentato il primo Rapporto sulla conciliazione paritetica, curato dall'associazione, che raccoglie per la prima volta tutti i dati relativi alla procedura extragiudiziale per la soluzione dei contrasti tra consumatori e imprese. Una risposta dunque a domande quali il numero di liti fra consumatori e aziende risolte con successo grazie alla conciliazione, su comparti e aziende che più si sono affidate alla libera contrattazione, sulla durata media delle controversie.

Nel corso del convegno, che verrà aperto dal presidente di Consumers' Forum, Sergio Veroli, gli esperti si confronteranno sugli aspetti giuridici, legislativi ed economico-sociali della procedura. Interverranno fra gli altri Liliana Ceccarelli, responsabile ufficio conciliazioni di Cittadinanzattiva; Pierfrancesco Bartolomucci dell'Università Roma Tre; rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico, dell'Agcom, dell'Aeeg, del Ministero della Giustizia e di Confindustria, del CNCU e di Unioncamere.

 
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