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PARMALAT: I QUADRI RITROVATI DI TANZI PDF Stampa E-mail
Scritto da Adusbef Lombardia   

Sono tra i più grandi artisti del diciannovesimo e del ventesimo secolo – nomi del calibro di Van Gogh, Monet, Manet, Cezanne, Degas, Ligabue, Picasso, Modigliani, De Nittis – gli autori che costituiscono il tesoro nascosto dell’ex patron di Parmalat; una collezione di cui erano a conoscenza, tra gli altri, Simona Pizzetti, direttore artistico della Fondazione Magnani di Parma, e lo stesso Vittorio Sgarbi (come ha riferito in seguito), ma che Tanzi aveva sempre dichiarato sparita, eclissata, venduta in ogni suo pezzo. Inutile dire che su tali affermazioni i dubbi non mancavano.

Tutto però è partito dal servizio mandato in onda da Report nell’edizione di domenica 29 novembre, nel quale attraverso la testimonianza di un ex membro della scorta di Tanzi si è  avanzata l’ipotesi di un trasporto dell’intera collezione in Svizzera, quando ormai era imminente il crac di Parmalat. All’indomani, l’ex patron dell’azienda, interrogato dai giornalisti sulla faccenda, ha tirato dritto: “Quei quadri non ci sono più”, ha dichiarato. “Nessun caveau in casa mia.” E ancora: “Non ci sono nemmeno stato, in Svizzera.”

In fondo non aveva tutti i torti: i quadri non si trovavano, infatti, né a casa sua, né tra le alpi elvetiche, ma nell’appartamento del genero Stefano Strini e in quelli di due amici, che sembrano però esser sempre stati ignari del tesoro che custodivano. Proprio da Strini si sono presentati sabato gli uomini della Guardia di Finanza, dopo che le indagini, partite dal servizio di Report e presiedute dal procuratore Laguardia, avevano raccolto tutti gli elementi necessari per intervenire. Fondamentali si sono rivelate le intercettazioni, dato che Tanzi, dopo aver ostentato sicurezza in pubblico circa la sua irreprensibilità, si è poi tradito in privato, dove il telefono ha cominciato a squillare più spesso del solito.

Strini, da parte sua, non ha ritenuto opportuno negare l’evidenza: e così ecco tornare alla luce dal loro sepolcro di cantine e soffitte tutte e 19 le opere della fantomatica paninoteca Tanzi. E pensare che pochi giorni di ritardo nell’operazione sarebbero bastati perché si volatilizzassero, di nuovo. A colorire la vicenda arrivano infatti le dichiarazioni di Laguardia, secondo cui la collezione sarebbe stata trasportata entro breve a Forte dei Marmi, per poi finire nelle mani di un magnate russo – ipotesi, questa, che aggrava notevolmente la posizione già poco felice dell’imprenditore di Collecchio. Per non parlare delle opere in sé.

La stima del valore totale al trapelare delle prime notizie è alta: sui 100 milioni di euro; di tutt’altra opinione il consulente d’arte Paolo Dal Bosco che negli anni ‘90 si occupò di acquistare i quadri per conto di Tanzi: non più di 5 milioni; e le interviste successive a critici ed esperti d’arte, a tutta prima, sembrano confermare il calo rispetto alle valutazioni iniziali, supponendo addirittura non autentici alcuni dipinti, in attesa del parere degli specialisti che si occuperanno di definire l’effettivo valore del già ridimensionato “tesoretto”.

Il nuovo guaio di Calisto Tanzi, insomma, è una faccenda che conserva ancora molti lati oscuri. Da una parte c’è chi addirittura ne estende i margini fino all’incredibile: è la stessa Report che, in apertura dell’edizione di domenica scorsa, propone un’intervista con quello che sarebbe stato il mediatore della vendita delle opere. Secondo le parole di costui (che sostiene fare l’elettricista, di mestiere), prima che fosse andato in onda il servizio del 29 novembre era in atto una trattativa per l’intera collezione, compratore nientemeno che un professore del Vaticano! Forse nemmeno la penna di Dan Brown sarebbe arrivata a tanto, ma così è: insomma, altri nodi da sbrigliare per gli inquirenti.

Ma da un’altra parte, c’è invece chi, in tutto questo, ci vede piuttosto chiaro: ancora il procuratore Laguardia, che in un’intervista de “Il Giornale”, scuote tristemente la testa a chi gli chiede se i risparmiatori rovinati dal dissesto di Parmalat possano augurarsi di vedere un po’ di soldi dopo questo ritrovamento. Fermo restando che 100 milioni, se anche fossero, sono briciole rispetto al buco di 14 miliardi da sanare, le speranze risiedono altrove: “Realisticamente,” afferma Laguardia nell’intervista, “credo che le possibilità maggiori siano affidate alle azioni di responsabilità contro le banche.”

Già, forse è meglio puntare sulle banche. Che Tanzi, pare chiaro, pur di non pagare ne studia una più del diavolo.

Fonte www.mondoraro.org

 
CONVEGNO CONSUMER FORUM PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   

GIUSTIZIA. Consumers' Forum: il 2 marzo primo Rapporto sulla Conciliazione

26/02/2010 - 10:18

"Conciliazioni: l'esperienza delle associazioni dei consumatori e delle imprese nel quadro normativo italiano": questo il tema del convegno organizzato da Consumers' Forum presso il Cnel il prossimo martedì 2 marzo, quando sarà presentato il primo Rapporto sulla conciliazione paritetica, curato dall'associazione, che raccoglie per la prima volta tutti i dati relativi alla procedura extragiudiziale per la soluzione dei contrasti tra consumatori e imprese. Una risposta dunque a domande quali il numero di liti fra consumatori e aziende risolte con successo grazie alla conciliazione, su comparti e aziende che più si sono affidate alla libera contrattazione, sulla durata media delle controversie.

Nel corso del convegno, che verrà aperto dal presidente di Consumers' Forum, Sergio Veroli, gli esperti si confronteranno sugli aspetti giuridici, legislativi ed economico-sociali della procedura. Interverranno fra gli altri Liliana Ceccarelli, responsabile ufficio conciliazioni di Cittadinanzattiva; Pierfrancesco Bartolomucci dell'Università Roma Tre; rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico, dell'Agcom, dell'Aeeg, del Ministero della Giustizia e di Confindustria, del CNCU e di Unioncamere.

 
CALLISTO TANZI TORNA IN CARCERE? PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
PARMALAT: RIESAME, TANZI VADA IN CARCERE

Il Tribunale del riesame di Milano ha detto si' alla richiesta di arresto di Callisto Tanzi formulata dalla Procura della Repubblica.

Al momento l'ex patron di Parmalat non andra' però ancora in carcere, in attesa del ricorso in Cassazione che faranno i suoi difensori nei prossimi giorni.

Il Tribunale del riesame aveva una prima volta respinto la richiesta, avanzata dalla Procura milanese, di arrestare Tanzi, ora il cambiamento di rotta dopo il rinvio degli atti dalla Suprema Corte .

Come al solito quando i buoi sono scappati si cerca di chiudere la stalla.

I PM di Parma hanno sequestrato la "pinacoteca" di Callisto, ma probabilmente il tesoretto della famiglia Tanzi è  ancora al sicuro all'estero in località ignota. 

 
IKEA CARTE DI CREDITO DEI CLIENTI CLONATE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   

Il Corriere della Sera ha riportato la notizia della scoperta di una truffa su carte di credito dei clienti, scoperto grazie a sistema di controllo interno.

L'Ikea di Corsico (Fotogramma)
L'Ikea di Corsico (Fotogramma)

 MILANO - Era stato assunto da appena due mesi. E in questo tempo E.L., 26 anni, commesso dell'Ikea di Corsico, era già riuscito a «duplicare» 43 carte di credito di altrettanti clienti per acquistare online televisori, macchine fotografiche, telefoni cellulari e biglietti aerei per il Brasile, dove andava a trovare il suo compagno. La somma degli acquisti supera i 90 mila euro. Le manette ai polsi del cassiere, che dall'età di 15 anni aveva già collezionato una serie di denunce per truffe, rapine improprie e falso, sono scattate martedì pomeriggio, quando gli agenti della Polizia postale hanno finto di effettuare una consegna di telefonini ordinati online (in realtà il pacco era vuoto) nell'appartamento del giovane, in via Santuario del Sacro Cuore a Milano. Nell'abitazione gli investigatori hanno trovato anche alcuni televisori e macchine fotografiche, verosimilmente provento delle truffe telematiche, che sono stati sequestrati.   

LA SCOPERTA - A consentire di risalire al cassiere dell'Ikea sono stati alcuni dipendenti di diversi istituti di credito del Milanese che, da gennaio, avevano segnalato agli agenti una serie di movimenti bancari sospetti. Tutti i clienti derubati, molti dei quali non si erano ancora accorti degli ammanchi sui rispettivi conti correnti, avevano in comune acquisti effettuati proprio nella sede dell'Ikea di Corsico. Da qui sono stati approfonditi gli accertamenti che hanno portato dritti ad E.L. Le carte clonate dal truffatore erano tutte «Carta Sì» e «American Express». In poco più di due mesi le operazioni online illecite effettuate dal commesso sono state 71. Il 26enne è rinchiuso a San Vittore con l'accusa di truffa.

IKEA: «CASO ISOLATO E SUBITO SCOPERTO» - La società svedese in un comunicato ha precisato che si tratta di un caso isolato, scoperto grazie alla stretta collaborazione con la polizia locale. E ha annunciato che i suoi legali stanno studiando «la migliore formula per tutelare l'azienda dai rilevanti danni di immagine subiti». «Ikea, sottolineando che si tratta di un caso isolato che non ha precedenti nel nostro Paese - puntualizza la nota - vuole tranquillizzare i propri clienti ricordando che il sistema di controllo interno ha reso possibile la rapida individuazione dell'illecito e del responsabile».

IL CONSIGLIO - Walter Bruschi, amministratore delegato di CPP Italia (multinazionale specializzata nella protezione delle carte di pagamento), – dà un consiglio: «Attivare il servizio SMS di notifica degli acquisti effettuati con la carta ci dà l’allarme al primo acquisto fraudolento. Se, infatti, dovessimo ricevere l’avviso che la nostra tessera è stata usata per un pagamento da noi non autorizzato, non dovremmo far altro che avvisare l’emittente la carta, che provvederà al blocco della stessa. Perciò il numero di blocco, che l’84% delle persone intervistate non conosce a memoria, deve essere tenuto sempre a portata di mano».

Fonte: Redazione online Corriere della Sera

 
AGGIORNAMENTI SU VICENDA FONSAI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   

Vicenda Fondiaria Sai: Adusbef contro Consob ed Isvap
FONDIARIA-SAI: PROCURA TORINO ISCRIVE FONDIARIA SAI REGISTRO INDAGATI. ADUSBEF,NELLA MEMORIA INTEGRATIVA CHIEDERA' DI ISCRIVERE ANCHE CONSOB ED ISVAP PER OMESSA VIGILANZA E COLLUSIONE CON IL GRUPPO LIGRESTI

 Adusbef ha appreso con soddisfazione che la Procura di Torino, destinataria di esposti denunce inviate nel gennaio scorso sullo scandalo Premafin-Ligresti, abbia iscritto Fondiaria-SAI nel registro degli indagati in qualità di persona giuridica con l'accusa di falso in bilancio.

La procura di Torino - come riferito da fonti giudiziarie- ha infatti iscritto sul registro degli indagati come persona giuridica Fondiaria-Sai con le ipotesi di reato di falso in bilancio e ostacolo all'autorità di vigilanza in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi da propri funzionari.

L'iscrizione delle società sul registro degli indagati avviene quan do gli inquirenti ritengono non sia stato messo in atto un modello organizzativo atto a prevenire la commissione di reati nell'interesse della società stessa. L'inchiesta della procura di Torino si focalizza sul periodo 2008-11 e vede indagati i tre fratelli Ligresti (Jonella, Paolo e Giulia) e gli ex-amministratori delegati di Fonsai Emanuele Erbetta (in carica fino alla nomina del nuovo cda) e Fausto Marchionni, oltre agli ex-consiglieri Massimo Pini, Antonio Talarico e Vincenzo La Russa.

Nel bilancio 2011 di Fondiaria Sai infatti, era spuntato un onere negativo per 810 milioni spiegato come «rivalutazione del carico residuo delle riserve sinistri del ramo RC Auto», ossia la precedente sottovalutazione -per finalità fraudolente- del costo dei risarcimenti , rinviati in futuro e senza effettuare i dovuti accantonamenti, compe impone la normativa sui bilanci, senza che l'Isvap abbia mosso alcun apparente rilievo. Con tale a rtificio gli investitori ganno avuto  un’informazione,falsa, incompleta  e fuorviante, che può aver influenzato il corso delle quotazioni del titolo in borsa, con tutte le conseguenze del caso sulle responsabilità degli amministratori.

Nella memoria integrativa che sarà depositata alla Procura della Repubblica di Torino,  all'attenzione deI magistrati torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, Adusbef chiederà di allargare le indagini a 360 gradi, ritenendo  gravissima l'omessa vigilanza di Consob ed Isvap, che non hanno mai voluto verificare la correttezza dei bilanci, per negligenza o interesse, avendo chiuso tutte e due gli occhi per un decennio,  forse perchè bendati  dai rampolli dell'ex presidente della Consob Lamberto Cardia e dell'attuale commissario Isvap Giannini, entrambi a libro paga dei Ligresti.

Elio Lannutti (Presidente Adusbef)

 
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