ADUSBEF Lombardia
POSSIBILE FAR ANNULLARE ANCHE LA CARTELLA EQUITALIA SE L'ACCERTAMENTO A MONTE E' IRREGOLARE PDF Stampa E-mail
Rendiamo noto ai nostri utenti che una recentissima sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso  n. 784/2015 ha affermato la nullità delle cartelle esattoriali notificate dall'Ente; la vertenza posta alla sua attenzione riguardava cartelle emesse a seguito di un atto dell’Agenzia delle Entrate firmato da uno dei “falsi dirigenti” (quelli, cioè, decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015 di marzo scorso).
La novità di questa pronuncia risIede nella motivazione precisa in quanto  ad essere annullato non è più solo l’accertamento fiscale in sé, ma il successivo atto di Equitalia, la famigerata cartella, notificata quando ormai sono scaduti i termini per impugnare  l'accertaemento, cioè il primo atto presupposto.
Questa innovativa sentenza, conferma l'orientamento già espresso dalla nostra Associazione dei Consumatori secondo cui gli atti delle Entrate sono radicalmente nulli, ossia non sanabili neanche con il decorso del tempo. E quindi apre la possibilità del ricorso non solo a chi ha ricevuto un accertamento fiscale, ma anche a chi abbia già presentato ricorso contro quest’ultimo, o a chi abbia già sostenuto il primo o il secondo grado (senza successo), ed ancora a chi non abbia fatto mai opposizione e si sia visto quindi notificare la cartella di Equitalia. O, addirittura, anche per quanti hanno fatto decorrere i sessanta giorni dalla notifica del plico dell’Agente della riscossione senza impugnarlo davanti al giudice. Questo perché, stando a quanto insegnano i manuali di diritto, se un atto è nullo, tale vizio può essere fatto valere in qualsiasi momento (ossia, in qualsiasi stato e grado di giudizio) ed anche dal giudice stesso: la nullità, insomma, non può essere mai sanata.
Per inciso, il Collegio della Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso ha così' accolto il ricorso del contribuente, annullando la cartella di pagamento a fini Irap e Iva. Sono quindi saltate anche tutte le sanzioni e interessi connessi.
 
INCHIESTA BANCA POPOLARE DI VICENZA PDF Stampa E-mail

Azioni in cambio di credito. Funzionava così in Veneto Banca, le cui prassi operative – sfociate in una forte sopravvalutazione del patrimonio di vigilanza del gruppo – sono finite al centro di un’inchiesta della procura di Roma. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, citando le testimonianze di ex clienti e di un dipendentedell’istituto. Quest’ultimo riferisce di aver assistito alla concessione di un finanziamento a un’azienda che “contestualmente” sottoscrisse “molte azioni di Veneto Banca”. Mentre un’ex dipendente conferma: “Ai clienti proponevamo di acquistare azioni per sbloccare le loro pratiche di fido”. E un altro sostiene che lo stesso accadeva per l’erogazione di mutui alle condizioni agevolate riservate ai soci: “Bisogna essere già azionista, ma se non lo sei non è un problema: la banca ti lascia andare in rosso sul conto corrente per comprare azioni e poi ti eroga il mutuo”. Ad attestare il meccanismo è anche il responsabile area di un altro gruppo bancario, che al Sole racconta: “Mi è capitato il caso di un cliente che è venuto da noi dopo avere avuto la proposta di fido in cambio di azioni da parte di Veneto Banca”. Stessa ricostruzione da parte di un commercialista: “Veneto Banca vende azioni proprie in cambio di finanziamenti”.

Il tutto avveniva nell’ambito di una sorta di gentlemen’s agreement, senza alcun accordo scritto. Per evitare di lasciare traccia di quello che, stando alle voci raccolte dal quotidiano di Confindustria, era un modus operandi molto diffuso. Finalizzato anche questo, è l’ipotesi del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Francesca Loy, a gonfiare artificialmente il capitale dell’istituto all’epoca guidato dal presidente Flavio Trinca e dall’amministratore delegato Vincenzo Consoli, indagati per ostacolo allavigilanza. Le azioni vendute ai clienti, infatti, venivano emesse ad hoc.

Queste testimonianze, naturalmente, dovranno ora trovare riscontro nei risultati dell’inchiesta. Quel che è certo è che il gruppo, arrivato a contare oltre 6.200 dipendenti e 587 sportelli dopo aver incorporato Banca Italo-RomenaBancApulia e aver aperto filiali in Albania, Croazia, Moldavia, ha comunicato a Bankitalia di poter contare su un patrimonio di oltre 2 miliardi di euro contro gli 1,66 effettivi. Con la conseguenza che ora gli azionisti si trovano in mano titoli che valgono molto meno di quanto dichiarato dall’istituto.

Fonte: www. ilfattoquotidiano.it

 

 

 
Nuova vittoria ADUSBEF in Cassazione. Cercavano di metterci a tacere ..... PDF Stampa E-mail

La Cassazione ha condannato il presidente della Consob Giuseppe Vegas a pagare le spese di giudizio sostenute dall’associazione Adusbef. Secondo i giudici della Suprema Corte, l’authority ha infatti intentato una lite temeraria nei confronti di Adusbef, accusata di aver “posto in essere una campagna diffamatoria dopo che nel 2009 Consob, guidata all’epoca da Lamberto Cardia, le aveva dato una multa da 100mila euro “per aver manipolato il mercato delle azioni Unicredit“. Il presidente dell’associazione Elio Lannutti aveva parlato in tv dell’esposizione della banca sui titoli derivati.

Nel 2010 le Corti di Appello di Roma e di Perugia hanno annullato la sanzione, ma, spiega Lannutti in un comunicato, “il presidente Giuseppe Vegas ordinò agli uffici di impugnare la piena assoluzione in Appello di Adusbef in Corte di Cassazione, tentando così di ribaltare le sentenze”. Ora “la Consob, i suoi dirigenti che si prestarono ai desiderata di Vegas e delle banche, assieme al signor Profumo ex ad di Unicredit, saranno citati in sede civile per un congruo risarcimento dei danni per una evidente lesione dell’immagine di Adusbef e del suo presidente, citazione che sarà estesa a mass media, giornali e TV che hanno ignorato del tutto le pronunce di Cassazione, dopo aver sbattuto il mostro in prima pagina, con un vero e proprio linciaggio mediatico”, scrive Lannutti.

 
DECRETO INDENNIZZI: UNA CIOFECA ! PDF Stampa E-mail

E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che prevede, tra l'altro gli indennizzi ai risparmiatori rimasti vittime delle quattro banche.

Il provvedimento prevede adempimenti assurdi, come per esempio quello di dover presentare la domanda di indennizzo al Fondo di solidarietà entro 4 mesi pena la decadenza”. Una “roulette russa a danno dei risparmiatori”. “Umilianti gironi infernali”. “Pressione inaccettabile”. Sono i commenti delle associazioni consumatori.

Il testo prevede, l’indennizzo automatico dell’80% dell’investimento a chi ha i requisiti, che consistono nell’aver acquistato i bond entro il 12 giugno 2014 “nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con la banca in liquidazione che li ha emessi”, quindi non sul mercato secondario, e avere un reddito lordo sotto i 35mila euro o un patrimonio mobiliare sotto i 100mila euro, nel quale però va calcolato anche il corrispettivo pagato per le obbligazioni subordinate al netto delle spese per l’acquisto.

Chi rientra in questi paletti avrà quattro mesi dalla data di conversione del decreto, che va approvato in via definitiva entro il 2 luglio, per presentare la domanda al Fondo interbancario finanziato dal sistema creditizio, che gestisce il Fondo di solidarietà (quindi ci sarà ancora da aspettare).

Restano fuori sicuramente 158 persone che hanno acquistato sul mercato elettronico secondario a prezzi scontati.

L’istanza andrà accompagnata con il contratto di acquisto dei bond, i moduli di sottoscrizione o di ordine di acquisto, l’attestazione degli ordini eseguiti, copia della “richiesta di pagamento del credito relativo agli strumenti subordinati” e una “dichiarazione sulla consistenza del patrimonio mobiliare”, “ovvero sull’ammontare del reddito Irpef”, con “espressa dichiarazione di consapevolezza delle sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni non veritiere e falsità negli atti”.

Una volta verificati i documenti la somma dovuta sarà liquidata entro 60 giorni dalla richiesta. Di conseguenza i soldi inizieranno ad arrivare sui conti correnti non prima di dicembre.

Il Fondo di solidarietà, si legge nel decreto, sarà alimentato “sulla base delle esigenze finanziarie” in base all’esito delle procedure automatiche e degli arbitrati: salta quindi il tetto di 100 milioni e il sistema bancario dovrà versare tutte le risorse necessarie.

Attenzione però perchè  l’80% del patrimonio azzerato ‘iniziale’ significa il corrispettivo pagato al netto delle spese per l’acquisto ma anche al netto della differenza tra il rendimento dei bond alla data di sottoscrizione e quello di mercato di un Buono del tesoro poliennale in corso di emissione di durata finanziaria equivalente, considerando anche “gli anni e frazioni di anno” in cui sono state detenute le obbligazioni.

Chiedere il rimborso automatico esclude la possibilità di ricorrere all’arbitro e viceversa. Per chi preferisce questa seconda opzione i tempi restano avvolti nell’incertezza, perché manca ancora il decreto ministeriale e il Dpcm che in base alla legge di Stabilità devono fissare definitivamente le regole per la procedura arbitrale che - lo ricordiamo - sarà affidata all'ANAC (Ente Nazionale Anti Corruzione).

Consigliamo i nostri utenti di verificare subito la documentazione bancaria in loro possesso per l'acquisto dei titoli; e se non hanno tutto quello che è previsto dal decreto per presentare quando verrà il momento la domanda per l'indennizzo o per l'arbitrato, di attivarsi subito a farne richiesta alla nuova banca subentrata a quella in default.

La nostra associazione è a disposizione per qualsiasi chiarimento e per l'assistenza necessaria a prendere le decisioni migliori.

ADUSBEF non può mancare di sottolineare come questo decreto sia assolutamente  insufficiente e discriminatorio dei diritti degli investitori che non erano informati sui rischi e ora si trovano tutti gli oneri a loro carico anche per presentare la domanda di indennizzo con dei limiti molto ristretti.

In allegato è scaricabile l'intero provvedimento pubblicato.

Allegati:
Scarica questo file (decreto-legge_3_maggio_2016_n._59.pdf)DECRETO G.U.
 
AL VIA IL NUOVO ARBITRO BANCARIO E FINANZIARIO PDF Stampa E-mail

Il 18 giugno 2009 la Banca d'Italia ha emanato le disposizioni che consentiranno all'avvio del nuovo istituto dell' ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO.

Questo nuovo sistema consentirà di tentare la risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari aventi ad oggetto l'accertamento di diritti, obblighi e facoltà, fino ad un importo di 100.000 euro e purché siano iniziate dopo il 1° gennaio 2007.

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