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APPELLO PARMALAT MILANO: RIFORMATA PARZIALMENTE LA SENTENZA DI PRIMO GRADO CON DUE CONDANNE. PDF Stampa E-mail

MILANO (Reuters) - La Corte d'Appello di Milano ha confermato oggi la condanna a 10 anni di reclusione per l'ex patron di Parmalat Calisto Tanzi nel processo di secondo grado per aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza nell'ambito del crack del gruppo di Collecchio.

I giudici d'appello, rivedendo la sentenza di primo grado in cui tutti gli altri sei imputati erano stati assolti, hanno poi condannato a tre anni Luciano Silingardi, ex membro del cda di Parmalat, e a due anni e sei mesi Giovanni Bonici, ex manager del gruppo.

Tanzi, Bonici e Silingardi sono stati inoltre condannati a pagare una provvisionale di circa 100 milioni di euro alle parti civili.

"Sono sconcertato, mi aspettavo una riduzione della pena", ha commentato Tanzi -- che non era presente in aula -- tramite il suo avvocato Giampiero Biancolella.

Annunciando ricorso in Cassazione, Biancolella, ha aggiunto che "il frazionamento in processi diversi ha creato una difficoltà nella ricostruzione dei fatti".

Confermata anche in appello l'assoluzione per i tre ex funzionari di Bank of America Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada.

Esprimendo soddisfazione per la decisione della Corte d'Appello, Bank of America ha commentato in una nota che "dopo oltre quattro anni di processi in Italia e negli Stati Uniti è emerso chiaramente che nessuno dei dipendenti di Bank of America era a conoscenza della frode di Parmalat".

La procura generale aveva chiesto per Tanzi un inasprimento della pena a 11 anni e un mese, e pene fra tre e cinque anni per tutti gli altri imputati assolti dal Tribunale.

Alla fine del 2003 Parmalat è crollata sotto il peso di un buco da oltre 14 miliardi di euro, trascinando nel baratro oltre 100.000 risparmiatori in Italia e all'estero che avevano sottoscritto obbligazioni del gruppo.

Al centro del procedimento milanese non c'è la bancarotta -- per cui è in corso il processo a Parma -- me le operazioni, le attività e le informazioni che secondo la ricostruzione dell'accusa ingannarono il mercato e gli organi di vigilanza sulla reale situazione del gruppo.

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processo ITALEASE PDF Stampa E-mail

MILANO, 17 settembre (Reuters) - Il pm Roberto Pellicano ha chiesto cinque anni e mezzo di carcere per l'ex amministratore delegato di Banca Italease Massimo Faenza per associazione a delinquere finalizzata all'approppriazione indebita, al termine della requisitoria nel processo stralciato dal procedimento principale sui derivati, che coinvolge anche la banca specializzata in leasing immobiliare.

La procura ha chiesto poi la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione per l'ex manager della banca d'affari Pino Arbia e per gli intermediari Luca De Filippo e Leonardo Gresele; un anno e quattro mesi e un anno e sei mesi rispettivamente per i mediatori Claudio Calza e Gianluca Montanari; tre anni per l'ex direttore finanziario Maurizio Mian.

In un altro filone del procedimento, sono indagate anche due persone giuridiche, Deloitte&Touche e la stessa banca Italease, società del gruppo Banco Popolare.

Le ipotesi di reato contestate a vario titolo a seconda degli indagati sono falso in bilancio, ostacolo all'autorità di vigilanza, aggiotaggio, truffa e falso in revisione.

Alla fine dell'offerta obbligatoria dello scorso marzo, Italease è stata acquisita da Banco Popolare e le sue azioni sono state quindi revocate dalle contrattazioni ad inizio aprile.

Al processo, la nuova gestione della banca, costituitasi parte civile e rappresentata dall'avvocato Giovanni Accinni, ha chiesto una provvisionale di 30 milioni di euro nei confronti di Faenza e di altri imputati.

 
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA VICENDA BANK OF IRELAND PDF Stampa E-mail

leggi l'interrogazione formulata dal senatore Lannutti al Senato sulal vicenda:

Atto a cui si riferisce:
S.4/05809 [Investimenti nelle obbligazioni di Bank of Ireland]

 
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il "Wall Street Italia" e il "Secolo XIX" hanno riportato la notizia relativa alla vicenda di cui sono stati vittima alcuni italiani che hanno investito i propri risparmi in titoli della Bank of Ireland 2019 fixed floater isin XS0186652557. La banca irlandese ha deciso di chiudere anticipatamente le obbligazioni in questione liquidando ai risparmiatori solo 0,20 euro direttamente sul loro conto corrente senza alcun avviso;

una telefonata dei clienti alla propria banca è bastata per venire a conoscenza del fatto che i venti centesimi era tutto ciò che era rimasto degli investimenti, fatti tra il 2009 e il 2010, per un valore nominale di circa 20.000 euro in obbligazioni subordinate di Bank of Ireland;

Bank of Ireland è uno degli istituti salvati con una pioggia di soldi dal Governo irlandese, con il sostegno della Commissione dell'Unione europea (UE). Di fatto non è mai fallita e anzi, grazie alla scelta del Governo irlandese di spostare i titoli tossici in una bad bank che raccoglie il peggio del credito nazionale, oggi Bank of Ireland vanta, come denunciato da "Il Sole 24 ore" nel mese di giugno 2011, un Core Tier 1 (il patrimonio di base) del 15 per cento, ben sopra le maggiori banche italiane che, però, ripagano i loro bond. Il Governo irlandese sostiene che l'istituto è una delle due colonne su cui verrà ricostruito il sistema bancario nazionale. Il conto però lo hanno pagato anche i risparmiatori e, tra questi, ci sono degli italiani, cui è stato riconosciuto, per i loro titoli, un rimborso di pochi centesimi a fronte di migliaia di euro investite;

nel maggio del 2009 il rating dell'emissione in questione di S&P's era A-, ben lontano da quello che si potrebbe definire un investimento rischioso ed inoltre gli stress test dell'UE nel 2010 avevano visto le banche promosse;

il titolo in questione è un'obbligazione subordinata, di per sé quindi più rischiosa di altri investimenti visto che, in caso di insolvenza, vengono pagati prima gli altri creditori. Per i primi dieci anni il titolo ha corrisponsto cedole fisse pari a poco più del 4,6 per cento del valore nominale su base annua. A partire dal maggio 2014 e fino al 2019, gli interessi sarebbero stati corrisposti secondo cedole variabili, legate all'Euribor. A scadenza era previsto il rimborso del 100 per cento del valore nominale, nel 2019, con la possibilità della banca di riscattare il titolo prima, a partire dal 2014. Tuttavia, con il piano di ristrutturazione di Bank of Ireland, tutti gli impegni sono stati recisi. È stato il Governo irlandese, che si è sobbarcato il valore di gran parte del salvataggio degli istituti nazionali e che di Bank of Ireland detiene parte delle azioni, a chiedere che anche gli obbligazionisti facessero la loro parte, almeno quelli con in tasca obbligazioni subordinate. Il piano per scaricare sui risparmiatori parte dei costi è partito a dicembre 2010, quando sono stati pubblicati i primi prospetti per accedere alle offerte, e concluso a fine maggio. I piccoli investitori sono stati i più colpiti visto che, praticamente, non gli è stato riconosciuto nulla: sono state infatti fatte offerte per scambiare le obbligazioni con azioni della banca o, in alternativa, contanti per il 10 per cento o il 20 per cento del valore nominale delle obbligazioni. Esistono però una serie di limitazioni riguardo la nazionalità dell'investimento e il suo valore (50.000 euro taglia minima) che di fatto taglia fuori, tra gli altri, i piccoli investitori italiani. Non potendo questi accedere a queste due offerte, a loro viene applicata la condizione peggiore che prevede il riconoscimento di 20 centesimi per un valore nominale dei titoli di 20.000 euro. Operazione nemmeno comunicata visto che, per scelta dell'emittente, l'Italia era esclusa dalle comunicazioni. È possibile, in effetti, che alcuni investitori nemmeno si siano accorti che, tra fine luglio e fine agosto, un versamento di pochi centesimi di euro sul loro conto corrente ha liquidato così tutti i loro investimenti, di decine di migliaia di euro, in obbligazioni di Bank of Ireland;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante la Consob, investita della questione da una pensionata vittima del sistema applicato dalla banca irlandese, avrebbe risposto che i titoli individuati nella richiesta non sembrano essere stati ammessi a quotazione su mercati regolamentati italiani, né essere stati oggetto di sollecitazione al pubblico in Italia. Pertanto, la Consob, relativamente a tali emissioni, non ha svolto alcuna istruttoria finalizzata alla pubblicazione di prospetti di ammissione a quotazione ovvero di sollecitazione all'investimento. In merito all'offerta di scambio proposta dalla Bank of Ireland, emittente estero soggetto all'autorizzazione e alla vigilanza delle Autorità estere, della Central Bank of Ireland e della FSA (Autorità di vigilanza sui mercati del Regno Unito), fa presente che nel documento di scambio in lingua inglese è indicato espressamente come lo stesso non sia oggetto di autorizzazione dell'Autorità di vigilanza dei mercati italiani, essendo l'offerta rivolta soltanto ad investitori qualificati e quindi esente dall'obbligo di redigere un prospetto in lingua italiana ai sensi della normativa primaria e secondaria in vigore (testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 e regolamento emittenti n. 11971/1999). Conclusivamente, l'emittente e l'intermediario non possono svolgere attività informativa e promozionale in Italia in assenza del documento informativo, ma ciò non impedisce all'investitore, autonomamente e di sua iniziativa, di voler aderire all'operazione e chiedere la cessione/scambio dei propri titoli, subordinatamente all'accettazione dell'emittente che nel caso di specie ha però dichiarato espressamente nel documento informativo come gli investitori italiani diversi da quelli qualificati non potessero partecipare all'offerta di scambio;

a giudizio dell'interrogante lascia perplessi la terminologia usata dalla Consob nella risposta perché non adatta ad un'Autorità di controllo che, da una parte, dimostra di non sapere che il titolo è stato venduto sul mercato regolamentato del TLX e, dall'altra, si guarda bene dal parlare del mercato euro TLX;

si legge sul sito "EuroTLX": «Da più di 10 anni EuroTLX SIM gestisce mercati finanziari rivolti agli investitori privati. Fino al 2009 i mercati gestiti erano due: il mercato regolamentato TLX e l'MTF (Multilateral Trading Facility) EuroTLX. Con l'implementazione della normativa MiFID, la separazione di due sedi di negoziazione aventi pari dignità e soprattutto le stesse caratteristiche (microstruttura, sorveglianza, ecc.) ha perso di significatività: dal 1° gennaio 2010, tutti gli strumenti finanziari sono confluiti su EuroTLX, e la società TLX S.p.A. è diventata EuroTLX SIM S.p.A.»;

EuroTLX è il primo mercato europeo del reddito fisso focalizzato sulle esigenze degli investitori retail, dove è possibile negoziare più di 3.200 strumenti finanziari, principalmente di tipo obbligazionario, titoli di stato, obbligazioni corporate, con una selezione di certificati di investimento e di azioni. EuroTLX fornisce anche servizi che aiutano le istituzioni finanziarie ad adattarsi ai requisiti imposti dalla MiFID;

considerato altresì che a giudizio dell'interrogante:

la Consob, nel suo ruolo di vigilanza, è stata latitante al momento dell'autorizzazione per la negoziazione del titolo;

la Consob, anche alla luce della sua risposta, dovrebbe fornire un ulteriore chiarimento, visto che lo svolgimento della vendita del titolo non è andata come dichiarato,

si chiede di sapere:

se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Governo sia a conoscenza di iniziative delle Autorità vigilanti a riguardo;

se sia a conoscenza di quanti siano i risparmiatori italiani che hanno investito nelle obbligazioni di Bank of Ireland;

se non ritenga, anche attraverso l'operato delle autorità competenti, adottare le opportune iniziative al fine di conoscere le motivazioni del suddetto comportamento a danno dei risparmiatori italiani nonostante non vi sia stato alcun fallimento della banca in questione;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire ai risparmiatori maggiore trasparenza sui rischi degli investimenti.

 

 
BANCA MB PDF Stampa E-mail

CRISI: BANCA MB VERSO LIQUIDAZIONE, IN 112 SENZA LAVORO

 

11:09 24 NOV 2010  

(AGI) - Milano, 24 nov. - Sarebbe la prima banca milanese a cadere sotto il peso della crisi. E' "Banca Mb S.p.a." che e' entrata in amministrazione straordinaria 16 mesi fa senza che pero' i commissari siano riusciti a frenare la perdita di valore dell'istituto, che ha portato all'invio di lettere di licenziamento ai 112 dipendenti. Questi ultimi lunedi' scorso hanno protestato sotto la sede di Banca d'Italia a Milano. Oggi le speranze per questa banca d'investimento nata nel 2006 dall'integrazione tra NovaGest Sim di Fabio Arpe e Banca MB, restano nell'eventuale acquisizione da parte di altri operatori del mercato anche se nelle ultime settimane la voce e' che ormai la liquidazione coatta sia l'unica strada percorribile.
  Il 15 novembre scorso i commissari hanno ordinato la restituzione degli strumenti finanziari alla clientela, in seguito alla pressione dei creditori. Intanto sul fronte dei dipendenti non ci sono ancora novita' sull'attivazione di eventuali strumenti di tutela: nelle settimane scorse sembrava infatti che non ci fossero i requisiti per attivare gli ammortizzatori sociali ma la questione e' ancora al vaglio di Banca d'Italia.

 
GARANTE SANZIONA WWW.ITALIA-PROGRAMMI.NET PDF Stampa E-mail

SANZIONATA ESTESA LIMITED CON UN MILIONE E MEZZO DI MULTA PER PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE DEL SITO
WWW.ITALIA-PROGRAMMI.NET

Il procedimento relativo al caso Italia Programmi.net è stato chiuso con delibera dell’Autorità del 21 dicembre 2011, pubblicata sul sito istituzionale www.agcm.it il 9 gennaio 2012. Il Garante della Concorrenza e del Mercato in particolare ha accertato la scorrettezza del comportamento di Estesa che non ha reso consapevoli i consumatori del fatto che, accedendo al sito e registrandosi, acquistavano un abbonamento a un servizio a pagamento. Il provvedimento adottato dall’Autorità implica che l’operatore deve modificare il sito rendendo chiaro che la registrazione comporta l’acquisto di un servizio a pagamento.

Coloro che fossero stati vittima di questa pratica commerciale scorretta, anche se non hanno presentato segnalazioni all’Autorità garante della concorrenza e del mercato o ad altra Amministrazione pubblica, possono utilizzare  in giudizio il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - scaricandolo dal sito del Garante ( www.agcm.it/component/content/article/5782.html sia nel caso in cui vengono citati da Estesa per pagare l’abbonamento concluso non consapevolmente, sia per citare in giudizio Estesa al fine di ottenere l’eventuale rimborso di quanto indebitamente pagato.

 

A coloro che avessero ricevuto ulteriori solleciti di pagamento da parte di Italia Programmi recante l'intimazione "LE FAREMO FISSARE DAL NOSTRO AVVOCATO LA DATA DI UDIENZA PRESSO IL TRIBUNALE REGIONALE GIUDIZIARIO" si fa presente che tale Tribunale Regionale Giudiziario non esiste e non è in alcun modo previsto dall'attuale apparato giudiziario dello Stato italiano.

 

 
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