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TRIBUNALE DI MILANO: SAIPEM CITATA IN GIUDIZIO DA INVESTITORI PDF Stampa E-mail
Saipem ha informato di aver ricevuto un Atto di Citazione dinanzi al Tribunale di Milano da 64 investitori che chiedono il risarcimento di circa 174 milioni di euro di danni asseritamente subìti a fronte di acquisti di azioni Saipem nel periodo dal 13 febbraio 2012 al 14 giugno 2013.
Nella Relazione Finanziaria 2014, pubblicata dal 9 aprile 2015, Saipem S.p.A. aveva informato che “In relazione ad asseriti ritardi da parte della Società nelle comunicazioni al mercato, sono state minacciate possibili azioni risarcitorie da parte di azionisti ed ex azionisti. La Società ha valutato le richieste pervenute ritenendole non fondate.” Saipem conferma tale valutazione e pertanto resisterà in giudizio.
Saipem è attiva nei business di Engineering & Construction e Drilling con un forte orientamento verso attività oil & gas in aree remote e in acque profonde. Saipem è leader nella fornitura di servizi di ingegneria, di procurement, di project management e di costruzione, con distintive capacità di progettazione ed esecuzione di contratti offshore e onshore anche ad alto contenuto tecnologico quali la valorizzazione del gas naturale e degli oli pesanti.
Fonte:http://www.etribuna.com
 
PROCESSO PENALE CIRIO: ANCHE LA CORTE D'APPELLO CONDANNA PDF Stampa E-mail
La Corte d’Appello di Roma in data 10.4.2015 ha emesso il dispositivo della sentenza nel processo penale “Cirio” condannando CRAGNOTTI SERGIO a 8 anni e 8 mesi di reclusione, FUCILE FILIPPO ad anni 3 e mesi 10 di reclusione, CRAGNOTTI ANDREA ad ani 2 e mesi 4 di reclusione concesse le attenuanti generiche e QUADRANI ETTORE ad anni 3 e mesi 4 di reclusione.
Alcuni imputati sono stati assolti o ridotte le pene, ma quello che è importante  per le parti civili rimaste nel processo (cioè  i tanti investitori che  non avevano accettato la transazione) è che la Corte d’Appello di Roma  ha anche  confermato le statuizioni della sentenza di primo grado del Tribunale per quanto riguarda la responsabilità di BANCA DI ROMA (oggi UNICREDIT) a risarcire i danni agli investitori. Danni che però, oltre alla provvisionale già recuperata, saranno da determinarsi in separato giudizio civile (cioè occorrerà un altro processo davanti al giudice ordinario).
Ovviamente la nostra Associazione che ha presidiato il processo penale di primo e secondo grado fornirà ai risparmiatori tutte le informazioni e l'assitenza necessaria per completare l'ottenimento dei risarcimento.
 
AL VIA IL NUOVO ARBITRO BANCARIO E FINANZIARIO PDF Stampa E-mail

Il 18 giugno 2009 la Banca d'Italia ha emanato le disposizioni che consentiranno all'avvio del nuovo istituto dell' ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO.

Questo nuovo sistema consentirà di tentare la risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari aventi ad oggetto l'accertamento di diritti, obblighi e facoltà, fino ad un importo di 100.000 euro e purché siano iniziate dopo il 1° gennaio 2007.

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Bollette. Camera approva moratoria su maxi conguagli PDF Stampa E-mail
La Camera ha approvato la mozione che blocca i pagamenti di centinaia di maxi bollette con conguagli illegittimi, basati su consumi stimati. Finalmente dopo i provvedimenti aperti dall’Antitrust su Eni, Acea Energia, Edison Energia, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico per pratiche commerciali scorrette e disservizi di ogni tipo, si mobilita anche la politica. Ora tocca al Governo dare il via alla moratoria, in modo da bloccare i pagamenti fino a che le Autorità competenti non abbiano completato le verifiche sulla condotta degli operatori. bollette“ La mozione della Camera chiede anche al Governo di attivarsi, eventualmente anche a livello legislativo, “stabilendo che, nel caso in cui le autorità competenti ravvisino comportamenti illegittimi da parte dei gestori dei servizi, i consumatori coinvolti non siano obbligati al pagamento dei conguagli considerati errati o delle fatture basate su consumi stimati per le quali il cliente abbia già comunicato i dati sull’autolettura o questi siano stati teleletti, ovvero ricevano tempestivamente il rimborso delle somme eventualmente già versate ma non dovute”. Infine, il Governo dovrà “assumere iniziative per rafforzare il principio secondo cui la fatturazione deve avvenire sulla base del consumo effettivo almeno con cadenza annuale anche inasprendo le sanzioni in caso di violazione del principio per cui nessun utente-consumatore può essere chiamato a sostenere spese per conguagli concernenti consumi presunti anteriori ai due anni la data di fatturazione”. Ricordiamo che trattasi di provvedimento normativo non ancora definitivo.
 
PARMALAT: I QUADRI RITROVATI DI TANZI PDF Stampa E-mail

Sono tra i più grandi artisti del diciannovesimo e del ventesimo secolo – nomi del calibro di Van Gogh, Monet, Manet, Cezanne, Degas, Ligabue, Picasso, Modigliani, De Nittis – gli autori che costituiscono il tesoro nascosto dell’ex patron di Parmalat; una collezione di cui erano a conoscenza, tra gli altri, Simona Pizzetti, direttore artistico della Fondazione Magnani di Parma, e lo stesso Vittorio Sgarbi (come ha riferito in seguito), ma che Tanzi aveva sempre dichiarato sparita, eclissata, venduta in ogni suo pezzo. Inutile dire che su tali affermazioni i dubbi non mancavano.

Tutto però è partito dal servizio mandato in onda da Report nell’edizione di domenica 29 novembre, nel quale attraverso la testimonianza di un ex membro della scorta di Tanzi si è  avanzata l’ipotesi di un trasporto dell’intera collezione in Svizzera, quando ormai era imminente il crac di Parmalat. All’indomani, l’ex patron dell’azienda, interrogato dai giornalisti sulla faccenda, ha tirato dritto: “Quei quadri non ci sono più”, ha dichiarato. “Nessun caveau in casa mia.” E ancora: “Non ci sono nemmeno stato, in Svizzera.”

In fondo non aveva tutti i torti: i quadri non si trovavano, infatti, né a casa sua, né tra le alpi elvetiche, ma nell’appartamento del genero Stefano Strini e in quelli di due amici, che sembrano però esser sempre stati ignari del tesoro che custodivano. Proprio da Strini si sono presentati sabato gli uomini della Guardia di Finanza, dopo che le indagini, partite dal servizio di Report e presiedute dal procuratore Laguardia, avevano raccolto tutti gli elementi necessari per intervenire. Fondamentali si sono rivelate le intercettazioni, dato che Tanzi, dopo aver ostentato sicurezza in pubblico circa la sua irreprensibilità, si è poi tradito in privato, dove il telefono ha cominciato a squillare più spesso del solito.

Strini, da parte sua, non ha ritenuto opportuno negare l’evidenza: e così ecco tornare alla luce dal loro sepolcro di cantine e soffitte tutte e 19 le opere della fantomatica paninoteca Tanzi. E pensare che pochi giorni di ritardo nell’operazione sarebbero bastati perché si volatilizzassero, di nuovo. A colorire la vicenda arrivano infatti le dichiarazioni di Laguardia, secondo cui la collezione sarebbe stata trasportata entro breve a Forte dei Marmi, per poi finire nelle mani di un magnate russo – ipotesi, questa, che aggrava notevolmente la posizione già poco felice dell’imprenditore di Collecchio. Per non parlare delle opere in sé.

La stima del valore totale al trapelare delle prime notizie è alta: sui 100 milioni di euro; di tutt’altra opinione il consulente d’arte Paolo Dal Bosco che negli anni ‘90 si occupò di acquistare i quadri per conto di Tanzi: non più di 5 milioni; e le interviste successive a critici ed esperti d’arte, a tutta prima, sembrano confermare il calo rispetto alle valutazioni iniziali, supponendo addirittura non autentici alcuni dipinti, in attesa del parere degli specialisti che si occuperanno di definire l’effettivo valore del già ridimensionato “tesoretto”.

Il nuovo guaio di Calisto Tanzi, insomma, è una faccenda che conserva ancora molti lati oscuri. Da una parte c’è chi addirittura ne estende i margini fino all’incredibile: è la stessa Report che, in apertura dell’edizione di domenica scorsa, propone un’intervista con quello che sarebbe stato il mediatore della vendita delle opere. Secondo le parole di costui (che sostiene fare l’elettricista, di mestiere), prima che fosse andato in onda il servizio del 29 novembre era in atto una trattativa per l’intera collezione, compratore nientemeno che un professore del Vaticano! Forse nemmeno la penna di Dan Brown sarebbe arrivata a tanto, ma così è: insomma, altri nodi da sbrigliare per gli inquirenti.

Ma da un’altra parte, c’è invece chi, in tutto questo, ci vede piuttosto chiaro: ancora il procuratore Laguardia, che in un’intervista de “Il Giornale”, scuote tristemente la testa a chi gli chiede se i risparmiatori rovinati dal dissesto di Parmalat possano augurarsi di vedere un po’ di soldi dopo questo ritrovamento. Fermo restando che 100 milioni, se anche fossero, sono briciole rispetto al buco di 14 miliardi da sanare, le speranze risiedono altrove: “Realisticamente,” afferma Laguardia nell’intervista, “credo che le possibilità maggiori siano affidate alle azioni di responsabilità contro le banche.”

Già, forse è meglio puntare sulle banche. Che Tanzi, pare chiaro, pur di non pagare ne studia una più del diavolo.

Fonte www.mondoraro.org

 
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