Sono passati quasi due anni dall’assegnazione di Expo 2015 a Milano. Era il 31 marzo del 2008, in pratica un altro mondo. Due mesi dopo, a fine di maggio, le Borse iniziavano il crollo che sarebbe cessato solo nel marzo dell’anno dopo. Due anni in cui le economie occidentali hanno conosciuto la peggiore recessione dal 1929. Questa, però , è ormai storia. E cosa c’entra con l’Expo assegnato a Milano?
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C’entra, eccome! Per qualunque nazione sarebbe stata una splendida occasione per rilanciare gli investimenti, per distribuire nuove risorse alle imprese in affanno, per craere nuova occupazione. E per la città ospitante e la sua regione l’opportunità di dare un futuro occupazionale a una intera generazione di giovani. Il classico tipo di intervento anticiclico che è piovuto come manna dal cielo sulla stagnante economia italiana nella regione che – a parole – si vanta di essere la più ricca e sviluppata d’Italia.
Invece, fino a ora al di là di litigi tra le diverse anime del centrodestra, le invidie tra il presidente della regione, il sindaco di Milano e il ministro dell’Economia (non li nominiamo per cognome tanto li conoscete tutti), non si è mosso quasi nulla. Ci si è agitati molto per la sede: ma non quella che dovrà ospitare i padiglioni del progetto Expo (molto bello, a guardare i rendering), bensì della presidenza e del consiglio di gestione.
Ma tutto questo andrebbe anche bene, se una parte dei soldi fin qui spesi avesse avuto una qualche ricaduta sull’economia reale. Se fosse iniziato il merchandising, se fossero partiti i cantieri per le prime opere, se fossero stati assegnati incarichi ai professionisti, attivate le campagne pubblicitarie in giro per il mondo, le promozioni nelle scuole dove attingere anche quelle riserve di volontari che determinano il successo economico di ogni grande evento di questo tipo, sia Olimpiade che festival culturale.
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Qualcosa si è mosso, s’intende. A una quindicina di neolaureati è stato assegnato un contratto per la progettazione della nuova sede, ad esempio. Il sito ufficiale è molto ricco. Peccato, però, che non esista ancora la disponibilità dell’area, visto che una parte importante è in mano al gruppo Cabassi il quale non sa ancora se la società dell’Expo terrà fede ai patti fin qui sottoscritti (cessione temporanea dell’area in cambio dei diritti di edificazione dopo il 2015) oppure se verrà presentata un’offerta di acquisto, in modo da ottenere una plusvalenza a favore del comitato organizzatore così da rientrare il più possibile dalle spese.
Ritardi che si traducono ina una grande occasione perduta nel momento più nero della crisi. Contribuire al sostegno del tessuto economico di Milano e della Lombardia non sarebbe stato difficile. Invece, si è assistito solo al taglio del budget, al dimezzamento delle spese per la sede dell’esposizione: non è un caso che il ministro dell’Economia non partecipi a una delle riunioni del tavolo con gli enti locali (compreso l’ultimo di venerdì scorso), tanto per sottolineare che se fosse per lui non mollerebbe un soldo.
Allora, delle due l’una. O i conti dello Stato sono messi così male e allora è meglio fermarsi subito e chiamare d’urgenza il comune di Smirne – i rivali battuti in finale due ani fa – e concedergli di organizzare Expo 2015. Oppure, non si comprende perché non credere a una occasione di questo tipo. Sarà che al momento dell’assegnazione a Milano era in carica il governo Prodi che aveva tutt’altra idea dell’opportunità di organizzare l’Esposizione universale.
Considerazioni finali. Dal momento dell’assegnazione di Expo a Milano è stato “sprecato” il 30% del tempo a disposizione prima delle cerimonia di inaugurazione (1 maggio 2015). Non è poco. Continuando così ci si avvia a un fallimento. Magari non dal punto di vista della manifestazione in sè. Ma dell’occasione senza precedenti per il rilancio economico dell’area metropolitana milanese.
Per saperne di più, questo è il sito ufficiale dell’Expo: http://www.expo2015.org/
Questo invece è il sito di chi espone le ragioni contrarie all’evento: http://www.noexpo.it/
Fonte: www.la Repubblica,it
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