I GRANDI GIUDICATORI SARANNO GIUDICATI: AL VIA IL PROCESSO DI TRANI CONTRO LE AGENZIE DI RATING PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 29 Ottobre 2014 17:18

COMUNICATO STAMPA

PROCESSO COLOSSI DEL RATING: ADUSI A GIUDICARE, S&P CHE NON VUOLE ESSERE GIUDICATA,HA GIA’ EMESSO VERDETTO AUTOASSOLUZIONE ! ADUSBEF RIVOLGE APPELLO PER COSTITUZIONE PARTE CIVILE A RISPARMIATORI/INVESTITORI, CHE AVEVANO NEL LORO PORTAFOGLIO AZIONI, BOT,CCT,BTP ED ALTRI TITOLI DI STATO.

Abituate da decenni a giudicare con prezzolati rating ad orologeria, su solidità Stati sovrani, banche ed aziende quotate sui mercati, non rassegnandosi ad essere state portate in Tribunale dall’Adusbef per manipolazione dei mercati ed altri gravi reati, dopo averle tentate tutte con la sicumera dei potenti per non essere giudicate a Trani, sollevando competenza territoriale ed altri stratagemmi processuali tutti respinti dal Gup di Trani Angela Schiralli, Standar & Poor’s, che assieme a Fitch andrà a giudizio il 4 febbraio 2015, ha già emesso un verdetto di autoassoluzione.

Afferma Standard & Poor’s, in un lancio ripreso dall’Ansa ore 17,41 di ieri: ”S&P, accuse infondate, saremo assolti. Crediamo fermamente che queste accuse siano completamente infondate e non supportate da alcuna prova". Lo afferma in una dichiarazione S&P dopo il rinvio a giudizio deciso dal gup di Trani. "Abbiamo sempre svolto il nostro ruolo con coerenza, fornendo una opinione indipendente sul merito di credito dell'Italia in linea - spiega la società - con le nostre metodologie internazionali, con i nostri standard di qualità e integrità, e con la regolamentazione europea".

Peccato che nelle carte processuali ci siano prove abbondanti, le classiche ‘pistole fumanti’ (mail ed intercettazioni telefoniche) che inchiodano Standard & Poor’s ed i suoi analisti Eileen Zhang, Frank Gill, Moritz Kraemer, il responsabile di S&P per l’Europa, Yeann Le Pallec, l’ex presidente, Deven Sharma, e la società nella persona del legale rappresentante David Pearce, alle sue precise responsabilità manipolatorie.

Mail ed intercettazioni telefoniche, la prova regina che sia stata falsata l’informazione ai mercati finanziari e manipolato il mercato  da manager ed  analisti di S&P, accusati di aver fornito ‘intenzionalmente’ ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal governo italiano, “per disincentivare – secondo l’accusa – l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore”.  L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A BBB+).

Il giorno in cui Standard & Poor’s declassò l’Italia infatti, il 13 gennaio 2012, esprimendo giudizi negativi anche sulle banche, il responsabile per gli istituti di credito di S&P, Renato Panichi, inviò una mail agli autori del report contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sul sistema bancario. La mail, sequestrata nei mesi scorsi,  letta dal pm di Trani, Michele Ruggiero, nel corso della sua discussione all’udienza preliminare (a porte chiuse) in cui sono imputati sei tra manager e analisti S&P, prove solidissime, inchioda l’Agenzia alle sue responsabilità.

Il contenuto delle intercettazioni compiute durante le indagini e la mail interna sequestrata (nella quale è contenuta l’affermazione di presunti errori nei report sulle banche italiane), confermano l’inattendibilità dei giudizi di rating espressi da S&P sull’Italia, gravissimi  elementi di prova che fanno emergere contrasti tra analisti al vertice della società di rating e la deliberata volontà di declassare l’Italia pur in assenza dei presupposti, come implicitamente dichiarato nella missiva dagli stessi analisti il 13 gennaio 2012, giorno stesso del declassamento.

Adusbef, che dopo aver denunciato i colossi del rating ed aver difeso l’inchiesta con il vicepresidente Avv. Antonio Tanza, grata al Pm Michele Ruggiero,al Procuratore Capo Carlo Maria Capristo ed alla Guardia di Finanza, per il lavoro certosino che  inchioda la grave responsabilità dell’agenzia anche nella caduta del governo, poiché già nell’agosto  2011, tre mesi prima delle dimissioni del premier Berlusconi, in una mail interna, analisti della società parlavano del probabile ricorso ad un governo tecnico, alterando in tal modo le successive valutazioni sul rating, nel ricordare che Fitch e S&P rischiano oltre alla condanna penale prevista dal codice di procedura, un risarcimento danni allo Stato ed ai cittadini gravemente danneggiati,di 120 miliardi di euro, come  quantificato dal procuratore della Corte dei Conti Raffaele De Dominicis, rivolge un appello ai risparmiatori (possessori di Bot,Btp e Titoli di Stato) a costituirsi parte civile al processo.

Adusbef infine, non avendo, sicumera, arroganza e doti di preveggenza di potentati padroni dell’universo come queste agenzie di rating, pagate dai committenti e non dagli investitori, azzeccagarbugli portatrici di conflitti di interessi che hanno mostrato la loro evidenza negli scandali finanziari mondiali, come Enron, WorldCom, Parmalat, i mutui Sub-Prime, Lehman Brothers, certificati come prodotti finanziari di massima affidabilità spacciati sui mercati globalizzati, che hanno poi generato la crisi sistemica, perdendo in tal modo la loro residua credibilità, evidenzia che l’art.185 del TUF (Testo Unico Finanza) Dlg 58/98, commina una pena da 2 a 12 anni per reati manipolativi, quindi non si potrà contare sulla prescrizione fino al 2014.

Il modulo pubblicato sul sito www.adusbef.it ed altri siti regionali, da riempire e trasmettere alle sedi Adusbef per la costituzione di parte civile, che comporta l’unica spesa di iscrizione all’associazione.

 

Elio Lannutti (Presidente Adusbef)

Roma, 29.10.2014

 
LEHMAN BROTHERS: ALTRI RIMBORSI IN ARRIVO... PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 29 Ottobre 2014 17:09
Da quanto si apprende da fonti autorevoli e dalla stampa specializzata (vedi Sole24Ore articolo di oggi) sono in arrivo altri rimborsi per i possessori delle obbligazioni Lehman Brothers.
Infatti la controllata olandese, Lehman Brothers Treasury (Lbt), della banca americana finita in Chapter 11 avvia oggi la quarta rata dei rimborsi dopo aver ricevuto a sua volta dalla capogruppo Lehman Brothers holding (Lbhi) i pagamenti pro-quota a inizio ottobre. I creditori Lbt, veicolo che ha emesso la gran parte dei bond finiti in Italia, sono obbligazionisti garantiti dalla capogruppo americana e rappresentano una delle categorie che sta ricevendo maggiore soddisfazione dal piano di ristrutturazione. La percentuale in distribuzione oggi da parte di Lbt è pari al 4,24%, superiore dunque al 3,7% che la capogruppo Usa aveva riconosciuto alla controllata olandese a inizio ottobre. Il pagamento di questa tranche porta dunque sopra al 46% il recovery rate per questa categoria di creditori. Il motivo del discostamento tra le due percentuali va soprattutto ricercato nell'effetto cambio tra dollaro ed euro che avvantaggia chi riceve il pagamento nella valuta europea.
La fase dei rimborsi non si ferma qui e continuerà, con una cadenza di due volte l'anno a primavera e in autunno, almeno anche il prossimo anno. L'indicazione si ricava dai dati pubblicati sul documento che traccia lo stato dell'arte del cash-flow generato dall'amministrazione degli asset di Lehman Brothers Holding e che fotografa la situazione al luglio scorso. Innanzi tutto emerge il dato significativo che da quando è stato avviato il piano di ristrutturazione, nel 2011, ad oggi, le stime sul tesoretto complessivo che l'amministratore avrebbe avuto a disposizione per ripagare i creditori è passato da circa 60 miliardi iniziali a circa 90 miliardi stimati a luglio 2014. E ancora: rispetto alle previsioni fatte lo scorso anno (pari a 80,6 miliardi), l'amministrazione calcola che quest'anno la gestione è in grado di assicurare proventi aggiuntivi per circa 9 miliardi (88,8 miliardi).
Rispetto alla somma complessiva di 90 miliardi previsti nel 2014, 57 miliardi sono già stati distribuiti tra il 2011 e aprile 2014, 10 miliardi sono stati rimborsati a inizio ottobre (di cui la rata in pagamento oggi rappresenta una parte). Restano ancora 20 miliardi di dollari che non sono stati distribuiti e che probabilmente verranno rimborsati a partire dal prossimo anno.
A questi si potrebbero poi ad aggiungere altri proventi della gestione degli asset in bonis e dalla risoluzione dei contenziosi nel corso del 2015.
Altro aspetto interessante sono le somme che la capogruppo americana si aspetta di recuperare dalle ex controllate Lehman finite in default in paese diversi dagli Stati Uniti e dunque gestite amministrazioni fallimentari differenti. Nel le stime indicano una cifra di 14 miliardi, rispetto ai 10 miliardi previsti nel 2013. Con tutta probabilità sono proprio i flussi di cassa derivanti da questa categoria di recuperi ad aver fatto crescere in maniera significativa il tesoretto a disposizione per i creditori.
Raccomandiamo pertanto ai titolari delle obbligazioni che stanno per definire i  contenziosi con le banche che hanno loro venduto a suo tempo i titoli Lehman Brothers di stare bene attenti se l'intermediario propone transazioni che comportino la restituzione dei titoli. In tale caso, infatti, perderanno il diritto a recuperare i rimborsi in arrivo.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Ottobre 2014 17:10
 
LA PRIMA CASA NON SI TOCCA. LA CASSAZIONE CONTRO EQUITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 23 Settembre 2014 14:38
La Corte di Cassazione, con la sentenza 19270/2014, tornando sull'argomento, ha stabilito che la norma che impedisce ad Equitalia di pignorare la prima casa è applicabile a tutti i procedimenti, compresi quelli avviati prima dell'entrata in vigore del Decreto del Fare.
Le novità introdotte dal Decreto del Fare.
Il d.l. n. 69/2013, noto come il Decreto del Fare, con l'art. 52, rubricato "riscossione mediante ruolo", ha apportato delle importanti modifiche al d.P.R. n.602/1973.
Circa gli artt. 76 (Espropriazione immobiliare) e 77 (Iscrizione di ipoteca), del succitato d.P.R., si individuano, in particolare, queste novità:
è inibita la possibilità,all'Agente della riscossione, di procedere ad esecuzione forzata sulla prima ed unica casa di abitazione, in cui il debitore risiede anagraficamente, a fronte di debiti iscritti a ruolo.
Invero, ad eccezione dei casi in cui l'immobile sia di lusso o comunque classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9 (ville e castelli);
il limite del credito complessivo necessario per procedere ad esecuzione forzata per le abitazioni non prima casa o di lusso e delle succitate categorie catastali è elevato ad € 120.000,00.
È fatta salva, però, la possibilità di iscrivere ipoteca anche al di sotto di tali soglie ed anche sulle prime case, solo a fini cautelari e per la tutela dei crediti iscritti a ruolo laddove l'esecuzione fosse avviata da terzi;
Inoltre, è stabilito che l'espropriazione possa essere avviata solo nel momento in cui sia stata preventivamente iscritta l'ipoteca ex art. 77 del d.P.R. n. 602/73 e siano decorsi 6 mesi dall'iscrizione senza che il debito sia stato estinto.
scarica la sentenza della Cassazione (fonte: www.condominioweb.com).
Ultimo aggiornamento Martedì 23 Settembre 2014 15:30
 
Iscrizione PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 20 Marzo 2009 10:59

 

Gentile utente,

siamo una Associazione indipendente che tutela i diritti dei cittadini e consumatori dai "poteri forti".

Non abbiamo scopo di lucro.

Viviamo esclusivamente grazie al sostegno dei nostri simpatizzanti e dei nostri associati, oltre al contributo di enti pubblici che finanziano i nostri progetti e le nostre attività a favore dei consumatori.

Se vuoi essere dei nostri o vuoi rinnovare l'iscrizione annuale, rivolgiti direttamente ai nostri delegati e chiedi il modulo per il pagamento della quota associativa  (si può pagare in contanti ma preferiamo il bonifico) e invia per mail o consegna l'attestato di pagamento e la copia della tua carta di identità e del codice fiscale.

Se sei disponibile a contribuire alla nostra attività anche come volontario, mandaci una mail o mettiti in contatto con noi, indicando la tua disponibilità anche per lavori saltuari.

Grazie.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Dicembre 2016 14:40
 
PC SENZA SOFTWARE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 12 Settembre 2014 18:17

Segnaliamo ai nostri utenti che un'associazione dei consumatori (ADUC) ha ottenuto una sentenza dalla Cassazione contro Microsoft. In pratica era stato contestato che il compratore di un pc (consumatore) con preinstallato il sistema operativo dlela multinazionale americana, che poi rinunciasse ad usarlo, avesse diritto al rimborso della porzione di prezzo pagato relativo alla licenza d'uso. La Cassazione con la sentenza n. 19161/14 emessa qualche giorno fa ha dato ragione all'associazione distinguendo tra hardware e sistema operativo e ora si aprono le possibilità di chiedere rimborsi  della licenza d'uso non usata. Occorre però fare subito una lettera di richiesta e di messa in mora raccomandata con ar al venditore.

Chi fosse interessato può chiamarci per avere maggiori ragguagli.

 
RIAPERTA LA PROCEDURA CONCILIAZIONE CONVERTENDO BPM PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 12 Settembre 2014 09:06
CONVERTENDO BPM 2009/2013 - 6,75% PROROGA TERMINI CONCILIAZIONE
Al fine di rispondere alle richieste della propria Clientela azionista, Banca Popolare di Milano S. c. a r. l. ha deciso di riaprire la procedura di conciliazione paritetica relativa al prestito obbligazionario denominato "Convertendo BPM 2009/2013 - 6,75%".
Per i termini e le condizioni per aderire alla Procedura si rinvia a quanto previsto nell’atto modificativo e alla modulistica in allegato.
D'intesa con le Associazioni dei Consumatori, i termini definiti per aderire alla proposta sono dal 15 Settembre 2014 al 30 settembre 2015.
Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Settembre 2014 09:13
 
RIVOLUZIONARIA SENTENZA UE. PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 11 Settembre 2014 17:39
Dopo lo stop dei pignoramenti alle prime case dei contribuenti deciso dal nostro Parlamento con il decreto del fare, (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98), ieri 10.09.2014, è arrivata anche una significativa sentenza  della Corte di Giustizia Europea,  C. Giust. UE n. C-34/13, che ha messo un freno anche a Banche e finanziarie.
Secondo la Corte, "Il Giudice può bloccare provvisoriamente la Banca o la Finanziaria che mette all'asta la casa se nel contratto sono presenti delle clausole abusive", ovvero tutte quelle clausole vietate dalle direttive UE e che la banca o la finanziaria hanno fatto comunque firmare al cliente.
Il diritto all'abitazione è un diritto intangibile ed è tutelato anche dalla Unione Europea.
SCARICA LA SENTENZA
IN ITALIANO
Allegati:
Scarica questo file (sentenza UE.txt)sentenza UE.txt
Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Settembre 2014 18:00
 
ATTENZIONE AL BLUFF DEI BUONI POSTALI FRUTTIFERI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 10 Settembre 2014 14:57

Diversi risparmiatori si sono rivolti alla nostra Associazione lamentando che - rivoltisi alle Poste per riscuotere i buoni postali fruttiferi di cui erano in possesso da diversi anni - si sono visti erogare somme nettamente inferiori rispetto alle attese.

In pratica in moltissimi casi è accaduto che le Poste non hanno riconosciuto il capitale incrementato degli interessi indicati a retro del buono, ma una somma sensibilmente minore.

La questione riguarda i buoni postali sottoscritti ed in scadenza perché non più fruttiferi: al momento del riscatto. Questo perchè sono intervenute - dopo l'emissione di alcune serie - delle norme che hanno cambiato le regole in corsa. E quasi nessuno era a conoscenza di questo fatto.

In un momento di particolare crisi del nostro Paese, dopo le vessazioni delle banche scopriamo che anche le Poste (che fino a qualche anno fa erano un ente pubblico) ha fatto la sua parte per danneggiare i risparmiatori, spesso pensionati e gente che si fidava cecamente di questo ente.

Va ulteriormente segnalato che in alcuni casi abbiamo riscontrato come le Poste Italiane - consapevoli che ci sono già state diverse contestazioni sul punto mosse dalla nostra Associazione e da altri - hanno tentato di far firmare al risparmiatore, al momento dell'incasso, una liberatoria in cui il risparmiatore prenderebbe atto di non avere diritto ad altro denaro oltre quello accordato da decreto ministeriale.

In pratica, rinuncia ai suoi diritti.

Fermo restando la illegittimità di questo comportamento, riteniamo che vi siano molti motivi per cui è stata posta in essere una vera e propria manovra per danneggiare i risparmiatori, di cui complice è stato anche il legislatore dell'epoca (1973 - 1986).

Invitiamo pertanto i risparmiatori ancora in possesso di buoni postali trentennali a prestare la massima attenzione alle somme riscosse e a denunciare alla nostra Associazione il danno subito, prendendo le opportune iniziative che i nostri delegati suggeriranno dopo avere esaminato i documenti necessari.

Ci sono già state pronunce positive sia della Cassazione che dell'Arbitro Bancario e Finanziario che hanno costretto le Poste (che non sono più un ente pubblico come diversi anni fa) al pagamento di tutto il dovuto.

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Settembre 2014 15:00
 
CDS - ARGENTINA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 04 Agosto 2014 17:51

Default Argentina, scattano i Cds

Secondo l’International Swaps and Derivatives Association, il default argentino ha fatto scattare richieste di rimborsi per un miliardo di dollari - Fin qui, però, si vede solo la punta dell’iceberg: la massa dei contratti derivati sull’Argentina è pari ad almeno 20 miliardi di dollari.

 

Nonostante i mille ostacoli, ripartono i negoziati tra l’Argentina e gli hedge fund creditori. Intanto, però, stanno scattando i pagamenti sui Credit default swaps, strumenti derivati che funzionano come polizze assicurative contro il fallimento del sottostante (in questo caso il debito sovrano di Buenos Aires). I grandi fondi speculativi degli Stati Uniti ne hanno sottoscritti molti, ritrovandosi così a ricoprire un doppio ruolo: da una parte, in veste di creditori, esigono il pagamento completo di bond da loro comprati a prezzi di saldo, spingendo quindi il Paese verso la bancarotta; dall’altro, in caso di mancata plusvalenza sui titoli di Stato, si assicurano un abbondante profitto con i Cds. 

Secondo l’International Swaps and Derivatives Association, il default argentino ha fatto scattare richieste di rimborsi per un miliardo di dollari. L’allarme è stato lanciato da Citigroup, una delle banche che custodiscono titoli di debito per conto di Buenos Aires. 

Fin qui, però, si vede solo la punta dell’iceberg: la massa dei contratti derivati sull’Argentina è pari ad almeno 20 miliardi di dollari (ma al netto delle operazioni di copertura la cifra scende a poco più di un miliardo). 

Il pagamento dei Cds ha fatto insorgere l’Argentina. Il governo di Buenos Aires parla di manovra per favorire la speculazione accusando il giudice di New Yok Thomas Griesa di sottoporre “il Paese ad una estorsione” e chiedendo la rimozione del mediatore Daniel Pollack. “L'Argentina – ha replicato Griesa – deve smetterla di raccontare mezze verità sulla crisi del debito”. 

L’effetto default provoca effetti anche sulla vendita di Telecom Argentina. Potrebbe slittare la chiusura della cessione della controllata di Telecom Italia a Fintech, già prevista per martedì 12 agosto per 960 milioni di dollari. Il dossier sarà esaminato dal board guidato da Marco Patuano domani 5 agosto.
 
LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE (E DI CRITICA) ESISTE ANCORA! Grande vittoria del presidente di ADUSBEF PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 31 Luglio 2014 15:20

Consob, ex presidente Cardia condannato per causa temeraria a Lannutti (Adusbef)

L'ex numero uno della Vigilanza dei mercati finanziari aveva citato il senatore per diffamazione nell'agosto del 2010. Resta aperta una causa analoga intentata da Vegas.

Consob, ex presidente Cardia condannato per causa temeraria a Lannutti (Adusbef)
Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Luglio 2014 15:21
 
ARGENTINA: nuovo default o speculazione pilotata? PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 30 Luglio 2014 18:23

Notizie di stampa indicano che la repubblica Argentina corre verso il default.

Di fatto i titoli stanno subendo oscillazioni significative e la nostra associazione teme una nuova manovra speculativa a fronte della quale pagheranno sempre i soliti (ossia i risparmiatori).

Dal nostro governo tutto tace! Nessuna avvertenza ai cittadini italiani.

A mezzanotte del 30 luglio 2014 scade il termine per il pagamento degli interessi agliobbligazionisti che hanno accettato il concambio dei bond nel 2005 e nel 2010.

Per il magistrato americano vanno saldati anche i debiti di chi non ha aderito alla ristrutturazione del debito.

 

 

 
ARGENTINA: nuovo pericolo di default PDF Stampa E-mail
Scritto da AL   
Martedì 22 Luglio 2014 11:47

Avvisiamo i nostri utenti che esiste un concreto pericolo di nuovo default della Repubblica Argentina.

Invitiamo pertanto coloro che sono ancora titolari di obbligazioni emesse prima del 2001 o concambiate per effetto dell'OPS a informarsi presso i rispettivi istituti bancari per verificare la situazione in quanto - per quanto riguarda le notizie in nostro possesso - l'accredito delle cedole dei titoli trentennali (ove fatto) viene stornato.

In questi giorni riscontriamo notevoli oscillazioni nel valore dei titoli.

Siamo a disposizione per maggiori informazioni.

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:44
 
INCHIESTA UBI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 22 Luglio 2014 11:11
Ubi Banca: dossier anonimo a Adusbef, inoltrato a Procure
Accuse a vertici, in plico estratto conto ex Consob Pezzinga
MILANO
(ANSA) - MILANO, 21 LUG - L'associazione dei Consumatori Adusbef ha trasmesso alle procure di Milano, Bergamo e Roma "tutto il materiale" contenuto in un plico anonimo, in cui sono formulate accuse ad alcuni esponenti dello storico gruppo dirigente di Ubi Banca, tra cui Giovanni Bazoli, punto di riferimento della componente bresciana della banca, e l'ex presidente del consiglio di gestione Emilio Zanetti. I documenti, afferma il presidente di Adusbef Elio Lannutti, offrono tra l'altro "una ricostruzione puntuale ed analitica di alcune società ed amministratori della galassia Ubi-Banca" e "degli incarichi" affidati al genero di Bazoli, Gregorio Gitti, "per gestire sofferenze e cartolarizzazioni, anche tramite società di diritto olandese ubicate ad Amsterdam". Nel dossier è contenuta anche la rendicontazione di sette anni e mezzo di movimenti del conto IwBank (controllata di Ubi Banca) dell'ex commissario Consob, Michele Pezzinga, testimone nell'inchiesta della Procura di Milano su UnipolSai e grande accusatore del presidente Giuseppe Vegas. La Consob, dopo che il trading di Pezzinga è stato rivelato da un articolo del Corriere la scorsa settimana, ha segnalato alla Procura di Roma le operazioni, fatte su titoli non speculativi anche se, per quanto riguarda l'operatività su obbligazioni societarie, contrarie al codice etico della commissione.(ANSA).

 
LE BANCHE CI RIPROVANO E IL GOVERNO CEDE: DI NUOVO L'INCUBO DELL'ANATOCISMO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Domenica 29 Giugno 2014 17:45

COMUNICATO STAMPA

 

ANATOCISMO: ANCHE IL GOVERNO RENZI, CON IL D.L. 91/2014 CHE REINTRODUCE L’ANATOCISMO BANCARIO, LEGITTIMANDO LA PRODUZIONE DI INTERESSI SU INTERESSI CON PERIODICITÀ  UN ANNO, DIVENTA CAMERIERE DEI BANCHIERI. I PRECEDENTI ‘SALVABANCHE’ TUTTI ANNULLATI DA CONSULTA.

 

Nelle misure per la ‘crescita economica’ del D.L. n.91, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, come tutti i governi che lo hanno preceduto dal 1999, il Governo di Matteo Renzi  non poteva  sottrarsi al ruolo di  fedele cameriere dei banchieri con la reintroduzione dell’anatocismo bancario, cancellato dal decine di sentenze di Cassazione negli anni novanta e perfino dalla Corte Costituzionale, per consentire la ‘Crescita’ degli  interessi – spesso usurari- delle banche, a danno di consumatori, piccole e medie imprese  e delle famiglie già strozzate da tassi di interessi molto elevati e ben superiori alla media UE.

Recita il  decreto, all’art.31: «1. Il comma 2 dell'articolo 120 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385,è sostituito dal seguente:

"2. Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione, con periodicità non inferiore a un anno, di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni disciplinate ai sensi del presente Titolo. Nei contratti regolati in conto corrente o in conto di pagamento è assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nell'addebito e nell'accredito degli interessi, che sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, comunque, al termine del rapporto per cui sono dovuti interessi; per i contratti conclusi nel corso dell'anno il conteggio degli interessi è comunque effettuato il 31 dicembre".

Con tale norma, viene demandato al CICR il compito di determinare modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi, riaffermando  la legittimità dell’anatocismo, anche se con periodicità non inferiore a un anno.

Anche stavolta l’Adusbef, che da oltre 25 anni si batte contro l’anatocismo e l’usura ‘legalizzata’ delle banche, impugnerà il decreto per illegittimità costituzionale, ricordando i precedenti che hanno gravemente danneggiato utenti e consumatori, ma non hanno portato molta fortuna ai governi di turno.

 

I DECRETI SALVABANCHE APPROVATI DAI GOVERNI ED ANNULLATI DALLA CONSULTA

 

SALVABANCHE GOVERNO D’ALEMA-CIAMPI-AMATO (ANATOCISMO).  Martedì 20 giugno 2000, davanti alla Corte Costituzionale, le ordinanze di Tribunali e Corte d'Appello che, dietro richieste dell'Adusbef, avevano rimesso alla Consulta l'illegittimità costituzionale del decreto 'salva banche' n.342 del 4/8.1999 che legittimava l'anatocismo, un collaudato meccanismo di ricapitalizzare gli interessi ogni tre mesi sugli impieghi, annualizzando quelli sui depositi, dichiarate illegali da quattro sentenze di Cassazione.

Con la Sentenza n. 425/2000 depositata il 17 ottobre 2000,  la Corte Costituzionale (Presidente Cesare Mirabelli; redattore Cesare Ruperto) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 25, comma 3, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342 (Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, recante il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), annullando il famoso decreto 'salva banche', varato dal governo D’Alema, norma che voleva legittimare l'anatocismo trimestrale fino ad allora praticato, mettendo una pietra tombale sul diritto dei consumatori a ricalcolare il pregresso.

 

SALVABANCHE GOVERNO AMATO-VISCO (MUTUI USURARI). Il 4 dicembre 2001, in Corte Costituzionale,  l´avv. Antonio Tanza, Vice presidente Adusbef, difendeva le ragioni di Scialpi Stefano ed altri consumatori, che avevano pagato interessi eccedenti i tassi soglia stabiliti dalla legge 108/96.  Con sentenza pubblicata il 25 febbraio 2002 (Presidente Cesare Ruperto, Relatore Annibale Marini), la Corte Costituzionale: “dichiara l´illegittimità costituzionale dell´art. 1, comma 2 e dell’art. 1 comma 3, del decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 394 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura), convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 2001, n. 24. Migliaia di mutuatari ottenevano così i rimborsi delle somme ingiustamente pagate.

 

SALVABANCHE GOVERNO BERLUSCONI-TREMONTI (PRESCRIZIONE BREVE ANATOCISMIO).

Con un emendamento inserito nel decreto milleproroghe  del 2011, il ministro dell’Economia Tremonti, suggestionato e forse ricattato dai banchieri, che minacciavano di non procedere agli acquisti dei titoli di Stato in un momento di crisi delicata sui mercati per l’alto spread sui BTP rispetto ai bund tedeschi, assecondò le loro richieste inserendo una norma che stabiliva la prescrizione breve per l’anatocismo applicato sui conti correnti, ossia 10 anni dal giorno di registrazione contabile dell'addebito illegittimo e non già dalla data di chiusura del conto, come avevano ribadito pochi giorni prima le Sezioni Unite di Cassazione. Una norma ad hoc per impedire i ricorsi, visto che la pratica dell'anatocismo, fu vietata dal 2000. Ancora una volta Adusbef, tramite l’avv.Tanza, sollevò eccezioni di costituzionalità in diversi Tribunali. Con la sentenza n.78/2012 pubblicata il 5 aprile 2012 (Presidente Alfonso Quaranta, Redattore Alessandro Criscuolo), la Corte Costituzionale, riuniti i giudizi, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10.

“Dedichiamo questa vittoria a tutti i consumatori vessati, agli utenti delle banche, che non avendo credito sono costretti a gesti estremi, mentre le banche navigano nella liquidità della Bce: 274 mld di euro, prestito triennale al tasso annuale dell'1%. Questo è un grande giorno anche per i governi che non possono fare i maggiordomi dei banchieri perché anche per l'Italia ci sarà sempre un ‘giudice a Berlino’ disponibile a dare giustizia ai cittadini, alle famiglie e ai consumatori”- fu il commento dell’Adusbef.

 

SALVABANCHE MONTI: sull’obbligo di apertura di un conto corrente deciso dal decreto Salva-Italia, Adusbef che aveva impugnato la norma per illegittimità Costituzionale, attende la decisione della Consulta entro la fine del 2014.

 

SALVABANCHE GOVERNO LETTA-SACCOMANNI. Anche il decreto 133/2013, che scippa 7,5 miliardi di euro da un Ente pubblico,  utilizzando la partita di giro (o raggiro) delle riserve ordinarie e straordinarie di Bankitalia, per rafforzare il patrimonio di banche ed assicurazioni private, si configura come un ennesimo “salvabanche”, sia perché rafforza il patrimonio a spese di un ente pubblico com’è la Banca d’Italia, sia per gli elevati tassi di interessi riconosciuti alle banche socie, pari al 6% annuo, che genera una cedola di 450 milioni di euro l’anno, ben 24 volte superiore al tasso di riferimento BCE. Adusbef ha sollevato eccezione di legittimità costituzionale in Tribunale.

 

SALVABANCHE GOVERNO RENZI-PADOAN. Con tale norma, viene demandato al CICR il compito di determinare modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi, riaffermando  la legittimità dell’anatocismo, anche se con periodicità non inferiore a un anno prevedendo che fino all’adozione della delibera, dovrà applicarsi la precedente delibera CICR del 9 febbraio 2000. Altro punto saliente, la previsione che i contratti in corso e quelli conclusi nei due mesi successivi alla data di entrata in vigore del D.L. dovranno essere adeguati entro il termine di sei mesi dalla pubblicazione del decreto in G.U il 24 giugno 2014 con le seguenti modifiche:

1) la possibilità di anatocismo sugli interessi capitalizzati annualmente;

2) la limitazione dell’ambito della norma alle operazioni in conto corrente o in conto di pagamento;

3) la decorrenza della norma dal momento della pubblicazione della delibera CICR e, nelle more, l’applicazione della delibera del 2000;

4) la decorrenza delle nuove norme per i contratti conclusi a partire dal 60° giorno da oggi;

5 ) per i contratti in corso, l’adeguamento entro 6 mesi da oggi.

 

Con gli strumenti usuali del diritto e della legalità sanciti dalla Costituzione, calpestati dai Governi di turno, che sembrano anche perseguitati da avverse fortune quando, per favorire gli esclusivi interessi dei banchieri premiano le stesse banche per aver strozzato e saccheggiato ogni giorno famiglie ed imprese, anche stavolta Adusbef ritiene di avere ottime ragioni giuridiche e morali, per smontare i sofismi giuridici che reintroducono l’anatocismo usurario nei contratti bancari, per stringere ancora di più il cappio al collo delle famiglie e piccole e medie imprese già strangolate ed asfissiate.

 

Elio Lannutti (presidente Adusbef)

Roma,28.6.2014

 

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Giugno 2014 17:46
 
MIFID II PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 06 Giugno 2014 16:40

Lo scorso 14 aprile, il Parlamento europeo ha approvato il testo definitivo della MiFID II, ora al vaglio formale del Consiglio dell’UE prima d’esser pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Alla luce dei fallimenti del mercato verificatisi durante la recente crisi finanziaria del 2008, la nuova MiFID revisiona la precedente direttiva avente a oggetto il complesso settore dei servizi e delle attività d’investimento nonché la disciplina dei mercati finanziari.

La direttiva 2004/39/CE, meglio nota come MiFID (Markets in Financial Instruments Directive), imponeva agli Stati membri il recepimento e l’attuazione di norme nuove che sostituivano l’assetto normativo esistente, delineato nel 1993 dall’ISD (Investment Services Directive). Tra i principali obiettivi, di portata rivoluzionaria, raggiunti dal legislatore europeo attraverso la prima MiFID, s’annoverano: la creazione d’un mercato finanziario europeo, l’elaborazione del principio del mutuo riconoscimento per gl’intermediari, la disciplina della competizione tra diverse trading venue (mercati regolamentati, sistemi multilaterali di negoziazione, internalizzatori sistematici) con conseguente previsione di regole di condotta e d’organizzazione per i soggetti abilitati.

Nel contesto attuale, in piena congiuntura economica negativa, sia gli operatori sia le autorità preposte alla vigilanza sui mercati hanno rinvenuto nel nuovo testo approvato un apprezzabile tentativo d’aumentare l’efficienza da un lato, e d’alzare il livello di tutela degl’investitori dall’altro, imponendo massimi obblighi di trasparenza e perseguendo l’unitarietà e l’integrazione del sistema.

La principale innovazione introdotta con la MiFID II è l’istituzione e l’organizzazione dei sistemi organizzati di negoziazione (OTF), che ricomprendono nuove piattaforme di negoziazione diverse dai mercati regolamentati, dagl’internalizzatori e dagli MTF. La disciplina degli OTF ha il fine d’implementare la trasparenza delle negoziazioni di strumenti finanziari. Infatti, gli OTF dovranno ottemperare ai requisiti di trasparenza pre- e post-trading già esistenti per le sedi di negoziazione, garantendo cosí agl’investitori una diminuzione rilevante delle asimmetrie informative. L’elemento differenziatore che caratterizza questo nuovo tipo di piattaforma è la presenza d’un certo margine di discrezionalità sulle operazioni in capo al gestore OTF. Ciò significa che il gestore sarà soggetto a determinati vincoli informativi finalizzati alla protezione dell’investitore nonché all’obbligo di best execution nei confronti dei clienti che usano la piattaforma. In conclusione, si richiede al legislatore nazionale d’emanare norme che consentano al gestore d’offrire servizi ai clienti caratterizzati da un maggior livello di personalizzazione rispetto a quelli offerti dalle altre venue.

Nell’àmbito degli MTF, la direttiva tenta d’uniformare i requisiti organizzativi e lo standard operativo degli MTF a quello dei mercati regolamentati. Questo processo d’armonizzazione dei mercati s’estrinseca prevalentemente coll’obbligo, per i gestori MTF, di comunicazione a tutti gli altri mercati (e all’autorità di vigilanza) delle sospensioni o dei ritiri di strumenti finanziari negoziati. Si cerca, dunque, di creare una forte interazione comunicativa e informativa tra le piattaforme, sempre al fine di prevenire eventuali abusi di mercato, tutelando in primis l’investitore.

La MiFID II riforma parzialmente anche il mercato degli strumenti derivati. È opinione ormai diffusa che l’assenza d’un quadro regolamentare per i derivati OTC abbia contribuito in modo rilevante all’inasprimento della crisi finanziaria. La direttiva si concentra sugli strumenti scambiati over-the-counter, esenti dalle disclosure imposte dalle sedi di negoziazione regolamentate. Sotto questo punto di vista, si perfeziona soltanto l’intervento dell’EMIR (European Market Infrastructure Regulation), regolamento comunitario del 2012 che in sostanza ha reso piú sicuro e trasparente il mercato dei derivati. La MiFID II, infatti, s’è limitata a richiedere che la negoziazione dei derivati OTC «standardizzati» avvenga, per esigenze informative, sui mercati regolamentati, MTF e OTF.

Riguardo ai derivati sulle commodity (per es. prodotti alimentari ed energia) la questione sembra piú complessa. È stato dimostrato che tali strumenti finanziari, anche se cash-settled (senza effettivo scambio del bene), possono influire sulla regolare formazione del prezzo della merce sottostante. La direttiva prevede che tutte le trading venue dove vengono scambiati derivati su merci adottino limitazioni adeguate per garantire il corretto funzionamento del mercato e condizioni di regolamento per le merci scambiate fisicamente a scadenza del contratto.

Per quanto concerne la disciplina degl’internalizzatori sistematici, le novità contenute nella MiFID II consistono in una piú chiara individuazione delle attività svolte da tali soggetti e nell’estensione di determinati obblighi di comportamento (già prescritti dalla MiFID I) in relazione a operazioni aventi a oggetto tutti gli strumenti finanziari e non solo a quelli azionari. Tra gli obblighi piú stringenti, introdotti a tutela dell’investitore, v’è l’obbligo di pubblicazione di quotazioni irrevocabili di tutti gli strumenti, laddove però esista un mercato liquido. Tra le tante novità, si segnala l’assoggettamento dell’internalizzatore alle post-trade transparency obligation: pubblicazione dei volumi e dei prezzi delle operazioni concluse.

Grazie a una sollecitazione quasi unanime da parte dei Paesi membri dell’Unione, s’è cercato d’intervenire sulle piccole e medie imprese uscite malconce dalla crisi. La direttiva mira a creare una sottocategoria di mercato chiamata «Mercati di crescita per le PMI» dove negoziare strumenti finanziari emessi da PMI che abbiano un capitale sociale inferiore a 100 milioni d’euro, risultante dagli ultimi tre bilanci d’esercizio approvati. La gestione di questi mercati è affidata a soggetti MTF che dovranno esser autorizzati dalla competente autorità nazionale sulla base d’alcune condizioni. La piú importante sembra essere la garanzia d’un’adeguata informativa agl’investitori che, a maggior ragione in questo caso, necessitano della piú ampia protezione.

In ultim’analisi, dal dettato normativo, fortemente armonizzante perché coadiuvato da un regolamento comunitario, si rinviene l’intenzione di conferire un ruolo centrale e incisivo all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). All’authority sono demandate le regole di dettaglio, attuative d’alcuni princípi sanciti dalla direttiva. Inoltre, all’ESMA sono conferiti poteri assimilabili a quelli delle autorità nazionali. Essa avrà il potere di concedere l’autorizzazione iniziale per l’esercizio dell’attività di gestione degli OTF nonché di vigilare sull’adempimento degli obblighi a questi imposti. In conclusione, è importante precisare che la MiFID II, essendo una direttiva, potrà dispiegare i propri effetti solo a séguito dell’intervento del legislatore nazionale e di provvedimenti attuativi da parte dell’ESMA e delle authority degli Stati membri.

 
I PM DI MILANO VOGLIONO VEDERCI CHIARO SUL RUOLO DI CONSOB NELLA VICENDA FONSAI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 26 Maggio 2014 16:17

La Consob si era spaccata sulla valutazione del portafoglio strutturati di Unipol nell'ambito della fusione con Fonsai. Secondo l'inchiesta che ha portato alle perquisizioni di giovedì con l'accusa di aggiotaggio per l'ad Carlo Cimbri, l'ex commissario Consob Michele Pezzinga avrebbe infatti raccontato al pm Luigi Orsi di aver mosso una serie di rilievi sia nel merito della valutazione dei derivati sia sul metodo con cui è stata condotta l'analisi. I dubbi sarebbero stati messi a verbale nella riunione della Commissione del dicembre 2013, quando è stato chiuso l'esame: Pezzinga avrebbe votato contro, e sarebbe stato decisivo l'orientamento del presidente Giuseppe Vegas. I contrasti avrebbero coinvolto anche l'ufficio analisi quantitative di Marcello Minenna. Consob ha ribattuto che si tratta di «divergenze fisiologiche».

Fonte:www.ilgiornale.it

 
ACCORDO TRANSATTIVO UNICREDIT - COMMISSARI GIUDIZIALI GRUPPO CIRIO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 23 Maggio 2014 15:48
Mentre si sta celebrando il processo di Appello per il crack del Gruppo Cirio, UniCredit e i Commissari delle societa' in amministrazione straordinaria del Gruppo Cirio hanno comunicato di avere raggiunto un accordo transattivo per la definizione di tutti i reciproci rapporti e pretese riferibili al Gruppo UniCredit, anche quale successore del Gruppo Capitalia.
L'accordo - si legge in un comunicato recente - prevede un esborso per UniCredit pari a 178 milioni oltre alla rinuncia alle azioni e ai crediti, per un valore complessivo per il Gruppo Cirio in A.S. superiore a 200 milioni.
I Commissari, autorizzati dal Comitato di Sorveglianza e dal Ministero dello Sviluppo Economico, pur convinti della fondatezza delle pretese azionate, sono addivenuti alla composizione transattiva per evitare lunghi, complessi e onerosi contenziosi e poter acquisire risorse da distribuire in tempi rapidi ai creditori concorsuali.
Con la sottoscrizione di questo accordo i Commissari del Gruppo Cirio rinunceranno alla costituzione di parte civile. L'importo incassato servirà per le esigenze di procedura e qualcosa dovrebbe essere prossimamente ripartito tra i creditori insinuati al passivo.
ADUSBEF auspica comunque che ora  Unicredit si decida anche a definire  le posizioni dei risparmiatori che sono ancora costituiti parti civili non avendo accettato la (scarsa) proposta precedente formulata della banca.
Ricordiamo che il Tribunale di Roma nel giudizio di primo grado aveva condannato Unicredit a versare agli obbligazionisti parti civili il 5% come provvisionale del danno da essi subito. Stessa percentuale che aveva offerto Unicredit agli obbligazionisti parti civili per rinunciare a tutti i loro diritti. E questa proposta da moltissimi non era stata accettata.
 
LE AMICIZIE ECCELLENTI IN CADUTA LIBERA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 22 Maggio 2014 18:09

La caduta di Giovanni Berneschi, 
il padre-padrone della Banca Carige

La parabola discendente dell’ex presidente: dalle amicizie con Scajola 
e il cardinale Bertone fino ai soldi prestati agli industriali liguri in difficoltà. 
Poi il tramonto dopo l’atto di accusa di Banca d’Italia sulla sua cattiva gestione
ANSA

Giovanni Berneschi, ex presidente di Banca Carige ed ex vice presidente dell’Abi

Scajola, Bertone e adesso tocca a Berneschi. A Genova si dice che mai i potenti della Lanterna hanno tremato così tanto sotto

i colpi di inchieste giudiziarie. Una diversa dall’altra ma, per qualche strano motivo, tutte inchieste ravvicinate e che rischiano di sgretolare i vecchi potentati della città, la Superba.

 

Dopo l’ex ministro di Forza Italia Claudio Scajola (inchiesta Matacena), il cardinale arcivescovo emerito di Genova Tarcisio Bertone (presunta appropriazione indebita, per aver sottratto 15 milioni al Vaticano) , ora è Giovanni Berneschi, ex presidente della Banca Carige a finire nel mirino delle Procura. Anzi delle Procure, di Genova e Savona per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e riciclaggio.

 

Chi ha avuto modo di parlarci, dice che oggi è stato uno dei giorni più tristi per il padre-padrone di Carige, rimasto ai vertici della banca per 25 anni, fino allo scorso settembre quando dopo un’indagine di Bankitalia c’è stato un azzeramento del Consiglio d’amministrazione. Anche uno dei giorni in cui è andato via prima dall’ufficio: Berneschi, che è stato anche vicepresidente dell’Abi, l’associazione bancaria, è uscito dal suo ufficio in via Cassa di Risparmio alle 15,15 accompagnato dalla Guardia di finanza che ha iniziato a condurre ispezioni alla mattina.

 

La resa dei conti era cominciata già l’estate scorsa nella più importante banca della Liguria e fra le prime dieci del panorama nazionale, motore dell’economia cittadina. Carige era finita nella bufera soprattutto a causa del suo “uomo solo al comando”, Giovanni Alberto Berneschi, 76 anni. Una resa dei conti partita proprio da Banca d’Italia che con diverse ispezioni aveva messo a nudo le debolezze della governance, mettendo all’angolo Berneschi. Bankitalia aveva imposto una drastica pulizia dei crediti in sofferenza e chiesto un rafforzamento patrimoniale da 800 milioni. Poi a settembre il blitz della Fondazione Carige, azionista di maggioranza della banca. Dopo le dimissioni a raffica della maggior parte dei consiglieri di Carige, la Fondazione guidata allora dall’industriale Flavio Repetto (a capo del gruppo dolciario Novi-Elah-Dufour) decise di non confermare Berneschi e il suo vice Alessandro Scajola, fratello di Claudio, ex ministro del Pdl. La Fondazione presentò una nuova lista di candidati poi votata dall’assemblea degli azionisti rinnovando il vertice con il nuovo presidente Cesare Castelbarco Albani e l’amministratore delegato Piero Montani.

 

Proprio le amicizie speciali, le relazioni forti con i piani alti dell’industria e della politica di sinistra e destra, su cui Berneschi ha fondato per diversi lustri il suo potere, hanno contribuito in qualche modo a minare il suo dominio e a innescare la sua parabola discendente. Più di un problema hanno creato infatti a lui e alla stessa banca i soldi prestati a quei pochi selezionati amici, spesso azionisti: le aziende “rosse” Coop, Coopsette e poi le famiglie Rasero, Scerni, Preziosi, Orsero, Isnardi, Bonsignore, Messina, Rosina, Cozzi Parodi e Risso.

 

La carriera di Berneschi , classe 1937, inizia e finisce in Carige. A vent’anni, nel 1957, entra in banca, assunto come impiegato amministrativo nell’allora Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, poi diventata nel 1991 Banca Carige. Nel 1968 viene inquadrato nel personale direttivo, nel 1975 è promosso dirigente. Ma la vera svolta è nel 1979 quando diventa condirettore generale e successivamente direttore generale. Di lì in poi prende in mano le redini della banca. Nel dicembre del 1999 entra nel Consiglio di amministrazione e nel 2000 viene nominato amministratore delegato e nel 2003 presidente fino appunto al 2013.

 

Sotto la sua guida spregiudicata Carige è diventata un importante “conglomerato” bancario e assicurativo con una rete integrata di oltre 1.100 punti vendita tra sportelli bancari e agenzie assicurative e circa 2 milioni di clienti. Un business, quello assicurativo, che ha messo Berneschi nei guai due volte. Primo per la debolezza patrimoniale delle controllate assicurative di Carige, contestate da Bankitalia. In secondo luogo perché - secondo quanto appreso in ambiente investigativo - i 21 milioni di euro sarebbero stati distratti proprio dal comparto assicurativo di Carige - Carige Vita Nuova - e riciclati all’estero.

 

Dalla fine degli anni ’90 Berneschi ha portato l’espansione di Carige lungo due direttrici: l’acquisizione di sportelli bancari e l’ingresso nel mondo dei prodotti assicurativi. Per rafforzare la rete di sportelli bancari, Carige aveva rilevato la Cassa di Risparmio di Savona, la Cassa di Risparmio di Carrara, la Banca del Monte di Lucca e la Banca Cesare Ponti di Milano, oltre che sportelli da altri gruppi bancari, costituendo dal 2013 la Banca Carige Italia SpA, alla quale sono stati conferiti gli sportelli nazionali fuori Liguria. Una crescita messa in serio pericolo prima dalla bufera finanziaria che si è abbattuta sulla banca che deve varare un aumento di capitale da 800 milioni e ora anche dall’inchiesta giudiziaria. Oggi Carige vale poco più di un miliardo di euro in Borsa e un’azione quota 0,42 euro, un prezzo che è quattro volte in meno dei 2 euro del 2009.

Fonte. www.lastampa.it

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Maggio 2014 18:10
 
CARIGE - FONSAI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 22 Maggio 2014 17:36

SECONDO LA GUARDIA DI FINANZA PORTATI IN SVIZZERA CIRCA 21 MILIONI DI EURO

Truffa alla Carige, eseguiti sette arresti
Acquisiti i documenti sulla fusione UnipolSai

La Guardia di finanza ha eseguito 7 arresti (4 in carcere e 3 ai domiciliari) nei confronti di persone coinvolte in una presunta truffa alla banca Carige. Perquisizioni anche a Genova, Milano e La Spezia. Disposto il sequestro di 22 milioni di euro. I reati contestati sono associazione a delinquere, truffa aggravata, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sempre la Guardia di finanza ha acquisito alla Consob documenti su presunte irregolarità nella fusione UnipolSai

Inchiesta sulla banca Carige. Sotto l'ex vicepresidente del cda, Giovanni Berneschi
MILANO -

Sette ordini di custodia cautelare sono stati eseguiti in queste ore dalla Guardia di Finanza per truffa al comparto assicurativo del gruppo Carige. Coinvolti un ex funzionario dell'istituto, una persona indicata come molto vicina al gruppo ligure e cinque professionisti ritenuti gli esecutori materiali dei reati contestati. Oltre alla truffa verso le assicurazioni, l'ordinanza emessa dal gip di Genova ipotizza l'associazione per delinquere transnazionale, l'intestazione fittizia e il riciclaggio. Quest'ultimo reato riguarderebbe il tentativo di rilevare le quote di un albergo a Lugano. Sono in corso le perquisizioni a Genova, Milano e La Spezia e un sequestro di beni per qualche decina di milioni di euro.

Dal 2006 al 2009, secondo la Guardia di finanza, gli acquisti "gonfiati di società facenti capo a persone compiacenti hanno fatto in modo che fossero portati in Svizzera circa 21 milioni di euro". Di questi, "parte e' stata impiegati per un investimento immobiliare in territorio elvetico i cui effettivi titolari erano i vertici del gruppo Carige". Tra gli arrestati nell'ambito dell'indagine su Carige, il vicepresidente dell'Abi ed ex presidente del cda di Carige Giovanni Berneschi. Nei suoi confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari per una presunta truffa e riciclaggio ai danni della banca. Ai domiciliari anche l'ex amministratore di Carige Vita Nuova Fernando Menconi.

E proprio l’Associazione bancaria italiana è intervenuta, dopo il coinvolgimento del suo vicepresidente Berneschi. "Le banche italiane sono tutte in competizione fra loro e l'Abi non svolge nessuna funzione di vigilanza né tantomeno è a conoscenza della gestione dei singoli istituti". E' quanto sottolineano fonti dell'Abi in merito agli arresti domiciliari disposti per il vicepresidente dell'associazione Giovanni Berneschi nell'ambito dell'indagine su Carige.

Il mandato di Giovanni Berneschi come vicepresidente Abi scade con l'assemblea del prossimo 10 luglio e non è rinnovabile, sottolineano le stesse fonti. In proposito si ricorda come il banchiere fosse stato nominato nella precedente presidenza Abi di Giuseppe Mussari (luglio 2012). Quando aveva poi lasciato la presidenza del gruppo genovese, Berneschi era rimasto giuridicamente nell'associazione (in quanto previsto dallo Statuto) per via della carica, ricoperta tutt'ora, di vicepresidente nella Cassa di Risparmio di Carrara.

In contemporanea la Guardia di finanza ha aperto un’inchiesta sulla fusione di varie assicurazioni che hanno dato vita ad un grande gruppo assicurativo: UnipolSai. I militari del nucleo valutario della guardia di finanzia stanno eseguendo perquisizioni nella sede bolognese di UnipolSai. Le perquisizioni sono state disposte dal pm di Milano Luigi Orsi e riguardano presunte irregolarità nell'ambito dell'operazione di fusione tra Unipol assicurazioni, Premafin finanziaria, Milano assicurazioni e Fondiaria sai che ha dato vita a UnipolSai. L'ad Carlo Cimbri è indagato per il reato di aggiotaggio. Oltre a lui sono indagati anche Fabio Cerchiai, ex presidente del Consiglio di amministrazione di Milano Assicurazioni, Roberto Giay, ex ad di Premafin Finanziaria e Vanes Galanti, ex presidente del Cda di Unipol Assicurazioni, che dovranno rispondere di concorso in aggiotaggio continuato in relazione alla fusione.

Fonte:http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie
 
USURA BANCARIA: si computano le spese per l'assicurazione PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Domenica 18 Maggio 2014 15:40
Fonte: www.dirittobancario.it
Usura: nel computo del tasso soglia devono essere ricomprese le spese di assicurazione
Tribunale di Padova, 14 marzo 2014
Con il provvedimento in epigrafe il collegio patavino, in riferimento ad un reclamo proposto da un istituto di credito avverso un provvedimento d’urgenza concesso ex art. 700 c.p.c., volto a sospendere il pagamento delle residue rate di un contratto di finanziamento, ha statuito che:
- concordemente alla giurisprudenza di merito più recente, ai fini del computo del tasso soglia, debbono essere ricomprese le spese di assicurazione previste dall’art 54 (garanzia dell’assicurazione o altre malleverie) di cui alla legge 180/1950, posto che ai sensi della l. 108/1996, la determinazione del tasso usurario non può prescindersi dal tenere in considerazione tutte le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese, escluse quelle per imposte e tasse;
- non è ostativo a tale orientamento quanto contenuto nelle Istruzioni della Banca d’Italia, posto che esse hanno valore esclusivamente statistico e orientativo per la giurisprudenza, senza che sulla scorta degli stessi possano formarsi indirizzi interpretativi contra legem;
- posto che il TEGM è finalizzato a cogliere il costo fisiologico di mercato del finanziamento, mentre il TEG deve ricomprendere “ogni onere in concreto sopportato per l’erogazione del credito, fisiologico e non, patologico e non”, a nulla vale obiettare, sulla scia di quanto statuito anche con riferimento alla commissione di massimo scoperto, che i costi di assicurazione non siano ricompresi nel calcolo del primo parametro.
 
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