SEQUESTRI UBI PDF Stampa E-mail
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Venerdì 16 Maggio 2014 17:36
SCANDALO UBI BANCA: YACHT E AEREI SVENDUTI AGLI AMICI
Un patto occulto per spartirsi le nomine in Ubi Banca mai comunicato alle autorità di controllo. E aerei, beni di lusso acquistati attraverso Ubi leasing e poi rivenduti ad amici a prezzi ritenuti “irrisori e ridicoli”. Come lo yacht “Beata of Southampton”, un Alkhir 108 pagato dalla banca 12 milioni di euro e ceduto pochi mesi dopo ad appena 3,5 milioni alla Tuscany charter di Silvia Lucchini, figlia di Italo, noto commercialista bergamasco, consigliere di Ubi e di Italcementi. Sono questi i due filoni d’indagine che da ieri, su richiesta del pm bergamasco, Fabio Pelosi, vedono indagate 15 persone tra cui Lucchini, il presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, il presidente di Italcementi, Giampiero Pesenti ed Emilio Zanetti, presidente dal 1985 della Banca Popolare di Bergamo, fautore dell’unione con la Banca Lombarda e Piemontese con cui nel 2007 creò Ubi di cui è stato presidente di gestione fino al 2013. Secondo le indagini condotte dagli uomini del nucleo valutario della Guardia di finanza, guidato dal comandante Giuseppe Bottillo (lo stesso, per capirci, che ha compreso e fatto emergere lo scandalo finanziario del Monte dei Paschi di Siena), prima di unire le due banche Bazoli e Zanetti, che rappresentavano le due realtà presiedendo le associazioni dei soci, hanno siglato un patto di spartizione delle nomine che si è poi ripetuto fino al 2013. In pratica decidevano prima delle assemblee dei soci chi doveva insediarsi, con l’obbligo di non indicare altri nomi. Venendo così meno a quanto previsto dalle norme che invece obbligano ad “autonomia e indipendenza” e impone che i vertici rispondano “a criteri di sana e corretta gestione”. IERI GLI UOMINI del Valutario hanno perquisito la sede centrale della banca e sequestrato materiale ritenuto interessante al fine delle indagini. Il legale di Bazoli ha respinto le accuse, che coinvolgono anche esponenti di vertice della banca (tra cui il ceo Victor Massiah e il presidente della sorveglianza Andrea Moltrasio). “Gli accordi che hanno dato vita a Ubi” e “tutti i successivi sono stati recepiti negli statuti e in atti ufficiali debitamente comunicati” ha scritto in una nota. Ma a quanto risulta dalle indagini né Consob né Banca d’Italia avevano ricevuto il patto né altri documenti: alle autorità di vigilanza Ubi ha comunicato solamente lo statuto. Già due esposti, uno presentato dall’Adusbef, uno dai consiglieri di minoranza di Ubi guidati dal professor Resti e presentato a Consob, Banckitalia e in procura, erano indicati termini dell’accordo e omissioni dei vertici dell’istituto di credito. Informazioni cui le indagini della Guardia di finanza hanno trovato riscontro. Già lo scorso novembre la Consob aveva compiuto un’ispe – zione negli uffici di Ubi e gli esiti sono attesi a giorni. Inoltre il prossimo 5 giugno si svolgerà udienza sulla richiesta di annullamento dell’assemblea eletta nel 2013 su richiesta anche di Giorgio Jannone, ex parlamentare di Forza Italia e oggi presidente e amministratore delegato delle cartiere Pigna in rotta con i vecchi vertici di Ubi Banca. Passa in secondo piano l’altro filone dell’indagine, in parte già noto. Tra gli indagati figura Pesenti: a lui sarebbe infatti arrivato lo yacht, come ha ammesso in prima persona, seppure l’imbarcazione sia in bella mostra sul sito di Lucchina. Le indagini hanno avuto avvio dall’inchiesta sul fallimento della società di Lele Mora. L’or – mai ex agente dei vip aveva infatti acquistato un aereo Cessna attraverso la Ubi leasing pagando però solamente le prime mensilità. L’aereo, da 9 posti, del valore di un milione e 800 mila dollari è tornato quindi nelle proprietà di Ubi leasing ed è stato rivenduto ad appena 60.962 euro a una società con sede nel Delaware. PALAZZO KOCH si è occupata di Ubi leasing già nel 2012 sanzionando i vertici della società dopo un’ispezione durata oltre un anno. Il provvedimento, firmato dal direttore generale di Bankitalia Fabio Panetta, aveva individuato carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione del credito da parte di componenti ed ex componenti il consiglio di amministrazione; carenze nei controlli da parte dei componenti il collegio sindacale; e carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione del credito da parte dell’ex direttore generale. Gli stessi vertici sanzionati un anno fa sono ora indagati dalla Procura di Bergamo per truffa aggravata e riciclaggio.
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:45
 
SCANDALO SOPAF PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 16 Maggio 2014 17:19
Fonte: Il fatto quotidiano
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Arresto Magnoni, rapporti Sopaf con Enpam e Inpgi. ‘Verifiche su vertici’
I rapporti tra la società dei fratelli arrestati e gli enti previdenziali ruotano attorno al Fip, il fondo immobili dello Stato. Sopaf diventa lo strumento "interposto in operazioni di compravendita che hanno avuto come anello finale gli enti". Scrivono i pm: "Capire se questa vicinanza sia rifluita in una convergenza su condotte illecite"
di Costanza Iotti | 10 maggio 2014
Banchieri sorpresi con le mani nelle casse previdenziali. Mentre sono in un rapporto di stretta “vicinanza” con i massimi dirigenti della Cassa dei ragionieri, Paolo Saltarelli, dell’Istituto nazionale previdenza giornalisti, Andrea Camporese, e dell’Enpam, Eolo Parodi. Lo scenario, ricostruito dai magistrati che hanno deciso l’arresto dei fratelli Ruggero, Aldo, Giorgio e Luca Magnoni, non è di quelli che fa dormire sonni tranquilli a pensionati e contribuenti. Anche perché di mezzo c’è il Fip, il primo fondo d’investimento in immobili pubblici, gestito dalla Investire sgr della famiglia di banchieri romani Nattino. Una vicenda complessa nella quale i giudici della Procura di Milano vogliono veder chiaro, in particolare per quanto riguarda “il ruolo degli organi apicali degli enti previdenziali: gli atti di indagine documentano, soprattutto attraverso le mail, una consuetudine di rapporti molto stretta dei massimi dirigenti degli enti in questione (Camporese, Parodi e Saltarelli) con i vertici di Sopaf S.p.a. e Five Stars SA (società immobiliare, ndr). Non del tutto chiaro, tuttavia, se questa “vicinanza” sia o meno rifluita in una vera e propria convergenza nella realizzazione delle condotte illecite in pregiudizio degli enti da essi rappresentati”.
I rapporti fra Sopaf, Enpam e Inpgi ruotano attorno al Fip, il fondo immobili dello Stato voluto nel 2004 dal Ministero delle Finanze nell’ambito di un più ampio progetto di valorizzazione degli immobili pubblici. Alcune quote di Fip vengono originariamente sottoscritte dalla società austriaca Immowest, grazie ad un finanziamento di Lehman Brothers, successivamente “cartolarizzato” in obbligazioni emesse dal veicolo lussemburghese Windermere. Le cui obbligazioni sono in mano alla famiglia Magnoni e a Sopaf. “Vi era quindi il problema di rimborsare questo prestito, anche evidentemente in funzione della remunerazione delle obbligazioni Windermere, sottoscritte dalla famiglia Magnoni (Likipi Holding SA) e da Sopaf S.p.a.”, spiegano i magistrati. Sopaf diventa così lo strumento “interposto in operazioni di compravendita che hanno avuto come anello iniziale della catena Immowest e come anello finale gli enti previdenziali”, e realizza un ingiusto guadagno a danno dei due enti per 23,5 milioni di plusvalenza (15 milioni nell’operazione Enpam e 7,6 in quella con l’Inpgi) grazie al prezzo “immodificabile” indicato nel contratto. Prezzo di cui, come riferiscono i magistrati, “non sono noti i criteri di determinazione e comunque superiore a quello di mercato”.
Nel dettaglio i magistrati evidenziano, ad esempio, come “nel contratto in argomento, sottoscritto dal Presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, era indicato soltanto il prezzo complessivo della compravendita, senza alcuna indicazione del valore della quota (..), né dei criteri di determinazione del prezzo”. Detto in altri termini, le casse non si sono premurate di inserire nell’accordo di acquisto il valore effettivo di ogni singola quota, ma hanno lasciato la sola indicazione “a corpo” procedendo immediatamente al pagamento. Solo però grazie ai soldi versati dagli enti previdenziali Sopaf riesce a perfezionare l’acquisto delle quote Fip dalla Immowest che, a sua volta le ha comprate nel 2005 grazie ad un finanziamento da 64 milioni della Lehman (guidata all’epoca da Ruggero Magnoni). Banca che, fra l’altro, le ha ancora in pegno. “La previsione di “immodificabilità” del prezzo concordato pare finalizzata a garantire a Sopaf una plusvalenza predeterminata, a prescindere dalle variazioni del valore delle quote del Fip nel lasso di tempo trascorso tra la stipula del contratto ed il perfezionamento dell’operazione” chiarisce il magistrato nell’atto che ha fatto scattare la misura cautelare. Cosi’ “Sopaf ha potuto concludere l’operazione con la società austriaca solo grazie alle somme anticipate dai citati enti previdenziali” realizzando “operazioni obiettivamente pregiudizievoli” per le casse.
Nella richiesta della procura si legge testuale che “il ruolo degli organi apicali degli enti previdenziali” è “ancora sulla sfondo”, ma deve essere approfondito alla luce di quanto emerge dagli atti.
 
DIFENDERSI DAL RECUPERO CREDITI OSSESSIONANTE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 17 Aprile 2014 14:07

Pagare i debiti è un dovere, ma dobbiamo anche accertarci che gli importi richiesti non siano gonfiati e che i modi usati dalle società di recupero crediti siano legittimi! Sembra, infatti che pur di indurre i cittadini a pagare, la maggior parte degli “esattori” non si faccia alcuno scrupolo etico: la tecnica principale è quella di esercitare una esagerata pressione psicologica sul debitore forse perché si crede che “ossessionare chi è in difficoltà paga sempre”!

Così, complice la crisi economica, il recupero crediti sembra diventato il business del momento e in molti segnalano alle associazioni dei consumatori di aver subito vessazioni e altri vergognosi condizionamenti. Su questi comportamenti sono intervenuti ripetutamente tanto il Garante della privacy che l’Autorità della Concorrenza e del Mercato indicando le misure necessarie perché tutto si svolga nel rispetto dei principi di liceità e correttezza, ma si tratta di prescrizioni spesso disattese: ecco quindi perché vorrei spiegare come difendersi dal recupero crediti illegittimo.

La prima cosa alla quale dobbiamo prestare attenzione è la corretta verifica circa la reale esistenza del debito: teniamo in considerazione che alcune società si affidano a comunicazioni improvvisate che sono facilmente riconoscibili perché il riferimento alla posizione debitoria è molto superficiale e generico (generalmente si tratta di messaggi che ci arrivano via e-mail oppure per posta, ma con una semplice lettera non raccomandata).

In generale è illegittima ogni modalità di ricerca del debitore, presa di contatto, sollecitazione che sia lesiva della sua riservatezza o della dignità personale: si pensi a quelle sgradite sollecitazioni sull’utenza telefonica fissa o mobile, all’invio di messaggi Sms, a comunicazioni telefoniche il cui contenuto è preregistrato e quindi poste in essere senza l’intervento di un operatore con il rischio che soggetti diversi dal destinatario vengano a conoscenza del contenuto di chiamata. Ma si arriva persino alle visite a domicilio o sul luogo di lavoro, talvolta con apposizione di messaggi sulla porta di casa idonei a violare le più elementari regole di rispetto della privacy. Può persino capitare di ricevere un Atto di citazione a comparire dinanzi ad un Giudice di pace di un luogo diverso dalla nostra residenza, ma andrebbe verificato con cura perché spesso si tratta solo di intimidazioni.

Insomma, è bene fare attenzione a tutte quelle affermazioni non veritiere utilizzate per indurre i consumatori a pagare: non è vero che il mancato pagamento di un debito può comportare il carcere, trattandosi di un inadempimento di natura civilistica; non è vero può portare alla dichiarazione di fallimento, per la quale è sempre necessaria un’apposita procedura preceduta dalla emissione di un decreto ingiuntivo o di una sentenza; non è vero che al mancato pagamento può far seguito il pignoramento dei beni (o addirittura dello stipendio) perché anche in questo caso è necessario che intervenga un provvedimento del giudice; non è vero che si rischia il iscrizione nella “banca dati dei cattivi pagatori” perché questa è possibile solo se il debito è stato contratto con una banca con una finanziaria.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Aprile 2014 14:27
 
Facebook, linea dura della Cassazione: gli insulti sul social sono diffamazione anche se anonimi PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 16 Aprile 2014 18:44

Secondo la prima sezione penale della Cassazione (sentenza 16712/2014) gli insulti su Facebook, anche se indirizzati ad una persone di cui non viene fatto il nome e letti da una cerchia ristretta di iscritti, possono portare ad una condanna per diffamazione.

Lo sottolinea la Cassazione che ha rinviato a nuovo processo l'assoluzione di un maresciallo capo della Guardia di Finanza che aveva pubblicato nei sui «dati personali» su Facebook la frase «attualmente defenestrato a causa dell'arrivo di collega sommamente raccomandato e leccaculo...», aggiungendo quindi un'espressione volgare riferita alla moglie di quest'ultimo.

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Aprile 2014 14:27
 
VIAGGI, BOOM DI TRUFFE ON LINE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 16 Aprile 2014 11:40

La Ue: "Situazione sconcertante"

Ammontano a 382, su 552 controllati, i portali non conformi alla normativa sulla tutela dei consumatori. Su molti mancano identità e contatti. Impossibilità di presentare reclamo e balzelli aggiuntivi sulle spese le altre voci fuori controllo. La Commissione invita i governi a passare alle vie legali se la situazione non verrà normalizzata.

 

I cittadini europei hanno diritto a navigare sicuri anche quando usano i siti per le prenotazioni dei loro viaggi e vacanze. Per questo la Commissione europea coordina un'azione concertata svolta dalle autorità nazionali che si occupano della tutela dei consumatori con cui vengono monitorati i principali siti turistici e il loro rispetto della legge che tutela i consumatori. Nel 2013 sono stati controllati 552 siti web di viaggi e il risultato è stato sconcertante: ben 382 dei siti esaminati non rispettavano il diritto europeo in tema di tutela dei consumatori. Dopo una forte azione volta a far rispettare la legislazione vigente, la quota dei siti web controllati e risultati conformi al diritto in materia è salita al 62%. Il restante 38% può attendersi di essere oggetto di ulteriori provvedimenti, visto che le autorità europee continuano ad operare per garantire che i diritti dei consumatori siano pienamente rispettati.
"Tra gli utenti di Internet nell'Unione europea, uno su tre prenota i suoi viaggi e i suoi soggiorni online. Occorre fare sì che tali prenotazioni siano sicure e affidabili. Grazie agli sforzi congiunti degli Stati membri e della Commissione, il 62% dei 552 siti web di viaggi controllati rispetta adesso la legislazione dell'Ue in materia di protezione dei consumatori. Non sarò soddisfatto fino a che i diritti dei consumatori non saranno rispettati pienamente e cercherò di utilizzare le strutture esistenti per raggiungere questo obiettivo", ha dichiarato Neven Mimica, Commissario Ue per la politica dei consumatori.
Le ispezioni concertate (note anche come "indagini a tappeto" o "sweeps") di siti web, che sono coordinate dalla Commissione europea ed eseguite dalle autorità nazionali ad intervalli regolari, mirano ad individuare le violazioni delle norme a tutela dei consumatori e a far ripristinare il rispetto delle norme. Nell'estate del 2013 le autorità nazionali hanno controllato in totale 552 siti web che vendono viaggi aerei e sistemazioni in albergo, sia di operatori che di intermediari del settore.
A seguito dei controlli e delle verifiche, le autorità nazionali hanno riscontrato che 382 siti non erano conformi alla normativa dell'Ue sulla tutela dei consumatori, a fronte di un esiguo 31% di siti controllati in regola con tale normativa. Le autorità nazionali hanno quindi contattato le società nazionali che gestiscono i siti risultati non conformi al fine di imporre il rispetto delle disposizioni del diritto dell'Ue in materia oppure, per le società di altri Stati membri, ha chiesto l'assistenza dello Stato membro competente. Ad oggi sono stati corretti 173 siti, per cui il numero totale dei siti web conforme alla normativa in vigore ha raggiunto la quota del 62% dei siti controllati. 209 siti sono oggetto di procedimenti in corso; per 52 di essi, i rispettivi operatori si sono impegnati ad effettuare le necessarie correzioni.
I siti web sono stati controllati per verificare se le informazioni sulle caratteristiche principali dei servizi erano facilmente accessibili, se il prezzo era indicato tempestivamente e se era comprensivo dei supplementi opzionali, se erano indicati gli indirizzi di posta elettronica ai quali rivolgersi per domande e reclami e se prima dell'acquisto erano consultabili i termini e le condizioni e se erano scritti in modo semplice e chiaro.

 

Ecco i principali problemi riscontrati: mancanza di informazioni obbligatorie relative all'identità dell'operatore, in particolare l'indirizzo di posta elettronica, che privava i consumatori di un efficace canale di comunicazione (162 siti, pari al 30% del totale dei siti esaminati non fornivano tali informazioni); mancanza di istruzioni chiare su come presentare un reclamo (157 siti, il 28%, erano privi di tali istruzioni); Alcuni supplementi opzionali a pagamento, come le commissioni sui bagagli, i premi assicurativi o l'imbarco prioritario, non erano facoltativi (questo problema è stato riscontrato in 133 casi, il 24%); il prezzo totale del servizio non era indicato immediatamente quando venivano visualizzati gli elementi principali della prenotazione (112 siti, il 20%, erano privi di tale indicazione).

Per i 209 siti web che non sono ancora conformi alla normativa, i procedimenti amministrativi o giudiziari continuano a livello nazionale. Alcune pratiche del settore dei viaggi, inoltre, sono ancora sotto esame. Si vuole verificare infatti che i consumatori dispongano di tutte le informazioni pertinenti e che possano quindi effettuare scelte informate.

 

Un'indagine a tappeto o "sweep" è una verifica su scala europea dei siti web volta ad individuare le violazioni delle norme a tutela dei consumatori, onde poi intervenire per garantirne il rispetto. L'indagine a tappeto è coordinata dalla Commissione europea ed eseguita in contemporanea dalle autorità nazionali incaricate di far rispettare la normativa in base alle disposizioni del regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori. L'indagine a tappeto sui servizi nel settore dei viaggi si è svolta in 27 Stati membri dell'Ue1, in Norvegia e in Islanda nel giugno del 2013. La "fase applicativa" è tuttora in corso. Si tratta della settima indagine a tappeto dal 2007. Sono stati controllati sia i siti web che propongono viaggi aerei che quelli che offrono sistemazioni e pernottamenti. I siti che veicolano ambedue i servizi sono stati conteggiati due volte.
Ad acquistare servizi di viaggio online è una quota crescente di cittadini europei: nel 2012, il 32% dei consumatori europei con accesso ad Internet ha prenotato tramite web biglietti aerei o soggiorni in albergo (dati Eurostat, indagine 2012 sugli acquisti online). I viaggi e il turismo, considerati anche i settori connessi, contribuiscono per circa il 10% al Pil dell'Ue. Nel 2011 i cittadini europei hanno effettuato più di 1 miliardo di viaggi a fini turistici, di cui circa l'80% all'interno dell'Ue.

 

Fonte: Patrizia Licata

http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/27090_viaggi-boom-di-truffe-online-la-ue-situazione-sconcertante.htm

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Aprile 2014 14:27
 
A GIUGNO ENTRERA' IN VIGORE LA NUOVA DIRETTIVA EUROPEA SULLE VENDITE A DISTANZA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 16 Aprile 2014 10:53
Da prossimo 14 giugno 2014 saranno in vigore le nuove direttive sugli acquisti a distanza in materia di recesso, restituzione, pagamenti, maggiorazioni e informativa al consumatore.
Ricordiamo che le vendite a distanza sono quelle che non avvengono in presenza del cliente, e quindi per esempio:
su Internet
per telefono, con o senza interazione umana
via e-mail
via fax
per corrispondenza.
La normativa prevede il rafforzamento dei diritti dei consumatori
La legge italiana su e-Commerce e vendite a distanza si adegua quindi alle direttive UE (2011/83/CE)
Vediamo dunque le principali novità previste dallo schema di decreto legislativo presentato in CdM il 6 febbraio, atto del governo (delega prevista dalla legge 96/2013) che recepisce i pareri delle comissioni parlamentari (Bilancio, Attività Produttive, Politiche UE).
Regolamento
Il nuovo regolamento sulle vendite online e a distanza (in attuazione della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, recante modifica delle direttive 93/13/CEE e 1999/44/CE e che abroga le direttive 85/577/CEE e 97/7/CE) ha l’obiettivo di «garantire un migliore funzionamento del mercato interno tra imprese e consumatori generando notevoli risparmi (in termini di oneri amministrativi) per le imprese che desiderano vendere a livello transfrontaliero con le stesse modalità di vendita nazionali, con le stesse condizioni contrattuali standard e gli stessi materiali informativi», favorendo «le vendite online, caratterizzate da un elevato potenziale di crescita». In materia di sanzioni l’autorità competente è l’AGCM (Garante della Concorrenza e del Mercato).
Informativa
Potenziati gli obblighi di informazione pre-contrattuale che il professionista o l’azienda ha nei confronti dell’acquirente per le vendite a distanza. Significa che il venditore è obbligato a fornire una lunga serie di informazioni precise al consumatore prima di vincolarlo con un contratto, ad esempio in termini di caratteristiche del prodotto o servizio, prezzo, identità e indiritto del venditore, modalità di pagamento, diritto di recesso.
Recesso
Sale a 14 giorni (dai precedenti 10) il tempo massimo per ripensarci e restituire il prodotto o servizio acquistato. Se però il venditore non adempie all’obbligo di informativa al consumatore sul diritto diritto di recesso al momento della vendita, il limite viene prolungato di 12 mesi. Vengono garantiti diritti anche nel caso di vendite tranfrontaliere, sulle quali è prevista una riduzione dei costi grazie al nuovo modello standard di recesso, valido per in tutta UE.
Restituzione
Il consumatore può resitituire il bene anche se deteriorato, essendo responsabile solo della eventuale diminuzione di valore in determinati casi (stabiliti con precisione). La direttiva UE prevede la responsabilità del consumatore solo se legata ad una manipolazione dei beni diversa da quella necessaria per il loro utilizzo. Comunque, se è mancata l’informativa sul diritto di recesso, il consumatore può restituire il bene senza alcuna responsabilità nemmeno sul minor valore.
Maggiorazioni
Vietato applicare maggiorazioni sulle tariffe applicate nel caso in cui l’acquirente scelga di non pagare in contanti ma attraverso carte di credito, di debito e forme di pagamento elettroniche. Analogo divieto nel caso in cui esista una tariffa telefonica su linee dedicate messe a disposizione del consumatore dal venditore, nelle vendite dirette e a distanza.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Aprile 2014 11:43
 
LUTTO PER LA SCOMPARSA DEL NOSTRO ERRICO GAROZZO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 15 Aprile 2014 18:31

E' venuto a mancare Errico Garozzo, segretario tesoriere di Adusbef, uomo onesto, gentile e sempre disponibile.

Per decenni è stato riferimento e dispensatore di intelligente buon senso per tutti noi.

Malato da tempo, ci ha lasciato. Con immenso dolore facciamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e lo ricordiamo con affetto.

ADUSBEF Lombardia

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Aprile 2014 17:50
 
FONSAI I - Torino - Il processo resta a Torino PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 11 Aprile 2014 17:29

Torino, 10 apr - Il processo con rito immediato a carico di Jonella Ligresti, ex presidente di Fondiaria-Sai, resta a Torino.

Lo hanno deciso i giudici del tribunale piemontese, respingendo l'istanza sulla competenza territoriale presentata dagli avvocati Lucio Lucia e Gianluigi Tizzoni, legali della figlia di Salvatore Ligresti. Jonella Ligresti e' accusata di manipolazione del mercato e falso in bilancio (anno 2010), in relazione alla passata gestione di Fonsai.

L'udienza è stata rinviata all'8 maggio e in quella sede il Tribunale probabilmente deciderà sulla riunione dei due procedimenti

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Aprile 2014 17:30
 
CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ANNUALE ADUSBEF LOMBARDIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 08 Aprile 2014 09:43
Pregg.mi Sigg.ri
SOCI ADUSBEF LOMBARDIA
Loro sedi
OGGETTO: Convocazione dell' Assemblea Ordinaria dei soci ADUSBEF Lombardia.
I soci sono convocati in Assemblea Ordinaria per il giorno 24 aprile 2014 alle ore 14,00 presso la sede in Via Washington 27 Milano, in prima convocazione, ed occorrendo per il giorno 28 aprile 2014 alle ore 9,00, stesso luogo, in seconda convocazione, per discutere e deliberare sul seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Approvazione bilancio consuntivo 2013;
2. Bilancio preventivo 2014;
3. Rinnovo cariche sociali.
Modalità di intervento e voto ai sensi di legge e dello statuto sociale.
Per ragioni di spazio è gradito un cenno via mail o telefonico per la partecipazione.
Si ricorda che per intervenire occorre essere in regola con il versamento della quota di iscrizione.
il presidente
Avv.Marisa F.Costelli
 
MAXIMULTA CONSOB A JONELLA LIGRESTI E EMANUELE ERBETTA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 07 Aprile 2014 15:37

07/04/2014

Consob: maxi multa per Jonella Ligresti ed Erbetta

di 

HIGHLIGHTS
  • FonSai e Milano Assicurazioni, confluite in UnipolSai, potranno rivalersi sui due ex manager
LA NEWS

Maxi - multa dalla Consob all'ex presidente di FonSai Jonella Ligresti (nella foto) e all'ex a.d. di FonSai e Milano AssicurazioniEmanuele Erbetta, per avere "diffuso false informazioni" nel bilancio consolidato 2010 delle due compagnie, e pesanti sanzioni anche sulle due compagnie assicurative ora confluite in UnipolSai che viene chiamata a rispondere per un totale di 1,3 milioni di euro.

Come si legge nella delibera approvata il 20 marzo e resa pubblica nel bollettino online venerdì 4 aprile, la Commissione ha deliberato una sanzione pecuniaria di 250.000 euro a carico di Jonella Ligresti, in qualità di presidente di FonSai all'epoca dei fatti, "per avere diffuso false informazioni in ordine alla riserva sinistri Rca" nel bilancio 2010, "suscettibili di fornire indicazioni false e fuorvianti in merito alle azioni della societa'", con la pena accessoria di un'interdizione di sei mesi da cariche in società quotate. Nei confronti di Erbetta, all'epoca a.d. di FonSai e della Milano, le sanzioni per lo stesso motivo ammontano a 400.000 euro (200.000 per ciascuna società), mentre l'interdizione da cariche in quotate è in totale di 8 mesi.
FonSai e Milano Assicurazion, ora confluite in UnipolSai Assicurazioni, rispondono "in solido" con Jonella Ligresti ed Emanuele Erbetta per il pagamento delle sanzioni per complessivi 650.000 euro (Fonsai per 450.000 e Milano per gli altri 200.000) e potranno i rivalersi sui due diretti destinatari delle multe. Altre sanzioni per complessivi 650.000 euro, inoltre, sono deliberate sulla base della normativa 58/1998 (responsabilità della società) nei confronti delle due compagnie (e quindi di UnipolSai) per le violazioni commesse dagli ex-vertici, sempre nella misura di 450.000 per FonSai e 200.000 per Milano, portando così il neogruppo UnipolSai a rispondere in totale di 1,3 milioni di euro.

Fonte www.advisoronline.it

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Aprile 2014 15:38
 
PROGETTO PATTO FATTO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 25 Marzo 2014 13:15

Sono stati messi a disposizione degli utenti di questo sito una serie di Protocolli di Conciliazione nelle varie tipologie di rapporti con aziende (energia, assicurazioni, bancari ecc.) nell'ambito delle iniziative del Progetto Patto Fatto che la nostra Associazione dei Consumatori sta realizzando unitamente a Federconsumatori e Coniacut.

Potrete trovare i Protocolli nella apposita sezione (a destra home page).

Sempre nell'ambito di questa iniziativa sono state implementati i materiali sulla mediazione/conciliazione che riguarda i consumatori (e che potrete rinvenire nella apposita sezione conciliazione/mediazione e anche sulla homepage).

Tutti i materiali sono scaricabili gratuitamente.

Il progetto Patto Fatto è presentato ai sensi della Deliberazione di Giunta della Regione Lombardia n. X/751 del 4 ottobre 2013 e sviluppa iniziative ed azioni di formazione per gli operatori delle associazioni proponenti e di informazione ai cittadini consumatori con particolare riferimento alle possibilità di risoluzione stragiudiziale delle controversie offerte dai protocolli di conciliazione paritetica stipulati tra Associazioni di Consumatori ed imprese e dalla nuova mediazione obbligatoria reintrodotta dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98.

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Marzo 2014 13:17
 
1° NEWS LETTER MEDIAZIONE CONSUMATORI by Avv. Fragomeni PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 24 Marzo 2014 17:38
Scarica la news letter che illustra le norme e spiega la convenienza della mediazione utilizzabile anche dai consumatori,  a cura dell'Avv. Tiziana Fragomeni
Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Marzo 2014 17:43
 
2° NEWS LETTER ADR PER I CONSUMATORI by Avv. M.F.Costelli PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 24 Marzo 2014 17:42
Scarica la 2° newsletter che illustra le procedure adatte ai consumatori per risolvere i conflitti presto, bene e spesso gratuitamente, senza andare in tribunale, a cura dell'Avv. Marisa F.Costelli
 
PAOLO LIGRESTI VA GIUDICATO A MILANO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 18 Marzo 2014 12:46

Ultimora.

Il  Giudice dell'Udienza Preliminare di Torino Paola Boemio ha accolto l'eccezione di incompetenza territoriale della difesa di Paolo Ligresti per il reato più grave, in quanto una mail attestarebbe che il comunicato al centro dell'inchiesta sull'aggiotaggio non sarebbe stato inviato da Torino ma da Milano.

Di conseguenza ex art. 16 c.p.p. il GUp ha disposto lo stralcio per tutti i reati per gli imputati Ligresti, Bedoni, Gismondi e FONDIARIA SAI con trasferimento degli atti alla Procura di Milano. Motivazioni 30 gg.

Il processo proseguirà per gli altri imputati a Torino per il solo reato di false comunicazioni sociali.

Degli altri imputati, i componenti del Collegio sindacale hanno già formulato richiesta di giudizio abbreviato condizionato all’esame di consulente tecnico o in subordine abbreviato.

Le difese dei revisori hanno chiesto termine per poter decidere la scelta sul rito.

Ultimo aggiornamento Martedì 18 Marzo 2014 13:11
 
USURA BANCARIA: ATTENTI AL LUPO! PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 13 Marzo 2014 14:09

La nostra Associazione continua a ricevere segnalazioni di malcapitati che vengono letteralmente ingannati da società che promettono di recuperare ingenti somme da banche e finanziarie per usura su mutui e anatocismo bancario.

Queste società effettuano a carissimo prezzo (questo sì da usura) perizie dalla valenza assai modesta e ancor più di dubbia utilità.

Mettiamo in guardia i nostri utenti da tali contatti o dal credere che questo argomento possa essere gestito così facilmente come viene propagandato. L'usura esiste ed è un problema sociale ed economico gravissimo, molto spesso gestito proprio dai "colletti bianchi", ma difendersi non è affatto facile e chi dice il contario è un millantatore.

E' stata posta in essere una vera e propria associazione a delinquere  che sfrutta l'ingenuità, le speranze o la disperazione delle persone vessate da banche, finanziarie o simili.

Attenti al lupo!

Stiamo predisponendo una denuncia all'Autorità Giudiziaria.

 

 
PROCESSO PENALE LIGRESTI A MILANO 21 MARZO 2014 PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 11 Marzo 2014 18:41
Il 21 marzo 2014 si aprirà il procedimento penale avanti al Giudice dell'Udienza Preliminare per quanto riguarda la vicenda dell'aggiotaggio azioni PREMAFIN perpetrata dalla famiglia Ligresti attraverso i vari trust esteri. Il periodo degli illeciti considerato nella richiesta del Pubblico Ministero riguarda il segmento tra il 2.11.2009 e il 16.9.2010. Possono costituirsi parti civili gli azionisti PREMAFIN.Chi è interessato all'azione è pregato di mettersi urgentemente in contatto con le nostre sedi.
 
CRACK PARMALAT CASSAZIONE CONFERMA CONDANNE CORTE D'APPELLO BOLOGNA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Domenica 09 Marzo 2014 23:54

CRAC PARMALAT

Giovanni Tanzi muore dopo la condanna

Era il fratello di Callisto, ex patron della Parmalat. Ieri la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna a 10 anni

Giovanni Tanzi, fratello dell'ex patron di Parmalat, Calisto, è venuto a mancare ieri nel giorno della sentenza della Corte di Cassazione (7.3.2014) che lo ha condannato a 10 anni e 2 mesi per il crac del colosso del latte, con uno sconto di 4 mesi sulla condanna dell'Appello. La notizia della morte di Giovanni Tanzi, che soffriva di cuore da tempo, è stata comunicata oggi al fratello Calisto dal suo avvocato.

La Suprema Corte ieri ha confermato la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello di Bologna il 23 aprile 2012. I giudici di secondo grado condannarono Calisto Tanzi, a 17 anni e 10 mesi di reclusione, e a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni l'ex direttore finanziario della Parmalat Fausta Tonna.

La prescrizione del reato associativo ha fatto diminuire di 5 mesi la condanna di Calisto Tanzi. Sconto di pena di 5 mesi anche per Fausto Tonna. Per Tonna la Corte d'Appello di Bologna dovrà pronunciarsi di nuovo "limitatamente al trattamento sanzionatorio", ha stabilito la Cassazione, in riferimento a calcoli interni della pena dati i diversi reati contestati all'imputato.

Per Giovanni Tanzi, che era stato condannato a 10 anni e 6 mesi la Suprema Corte ha stabilito uno sconto di pena di 4 mesi, e per Luciano Silingardi, condannato in appello a 6 anni, la pena è stata ridotta di tre mesi. Tutte le altre condanne sono state confermate: diventa definitiva la pena di 7 anni e 8 mesi per Domenico Barili, quella di 4 anni e 10 mesi inflitta a Giovanni Bonici, quella a 4 anni, 10 mesi e 10 giorni comminata a Fabio Branchi. Confermate anche le pene per Rosario Calogero (4 anni e 7 mesi), Sergio Erede (1 anno), Camillo Florini (4 anni e 1 mese), Paolo Sciume' (5 anni e 3 mesi), Mario Mutti (3 anni e 6 mesi) ed Enrico Barachini (4 anni).

Rigettati i ricorsi di Davide Fratta e Giuliano Panizzi, per i quali la Corte d'Appello di Bologna aveva dichiarato la prescrizione del reato. Con il verdetto di questa sera sono state anche confermate le statuizioni stabilite dai giudici del merito per oltre 34mila risparmiatori danneggiati dal crac Parmalat, costituitisi parte civile nel processo. L'unico tra gli imputati per il crac da 15,5 miliardi attualmente detenuto è Calisto Tanzi, che si trova agli arresti domiciliari in ospedale. La camera di consiglio dei giudici della quinta sezione penale, presieduti da Giuliana Ferrua, è durata circa tre ore. Nella sua requisitoria svolta negli scorsi giorni il pg di Cassazione Pietro Gaeta aveva sollecitato la conferma di tutte le condanne.

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Marzo 2014 23:57
 
DERIVATI MILANO: CORTE D'APPELLO ASSOLVE TUTTI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 07 Marzo 2014 16:15

Oggi 7-3-2014 la Corte d’Appello di Milano ha dato lettura del dispositivo con il quale ha assolto Ubs, Deutsche Bank, Depfa Bank e Jp Morgan imputate per la truffa dei derivati ai danni del Comune di Milano. I giudici hanno così ribaltato la sentenza dellla IV Sezione del Tribunale nella persona del Dott. Oscar Magi con cui in primo grado le quattro banche erano state condannate al pagmento di 1 milione di Euro di multa e alla confisca di 89 miliori.

La Corte ha assolto, oltre agli istituti di credito, anche i nove manager ed ex manager imputati per la truffa.Si tratta di Marco Santarcangelo e Antonia Creanza (che erano stati condannati a 8 mesi e 15 giorni di carcere ciascuno), Tommaso Zibordi (la condanna era stata di 7 mesi e 15 giorni), Gaetano Bassolino, figlio dell'ex governatore della Campania (7 mesi), Carlo Arosio, William Francis Marrone, Fulvio Molvetti e Matteo Stassano (6 mesi e 15 giorni di reclusione), Alessandro Foti (6 mesi). di Angelo Minguzzi.

Per tutti l’assoluzione è arrivata perché il fatto non sussiste.

Gli istituti erano stati condannati in primo grado per la violazione della legge 231 del 2001, che dispone la responsabilità amministrativa delle aziende per reati commessi dai propri dipendenti. Secondo la Procura, il Comune di Milano sarebbe stato raggirato dalle quattro banche che avrebbero fornito cattive informazioni all’amministrazione comunale in relazione ai contratti stipulati. L’oggetto del processo è uno swap trentennale stipulato nel 2005, sotto la giunta Albertini, su un bond bullet da 1,68 miliardi di euro con scadenza nel 2035.

Nel giudizio di primo grado si era costituito parte civile il Comune di Milano e anche la nostra Associazione ADUSBEF. Nel corso del processo il Comune di Milano aveva raggiunto una transazione con le quattro banche ed aveva rinunciato alla costituzione di parte civile. ADUSBEF è invece sempre rimasta a salvaguardare i diritti dei cittadini fino all'ultimo.

Non sono note le motivazione della Corte d'Appello. Ci riserviamo il ricorso in Casszione.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Marzo 2014 16:17
 
USURA ORIGINARIA: importante pronuncia del Tribunale di Milano PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 06 Marzo 2014 10:18
Usura originaria: ultimi orientamenti del Tribunale di Milano
Con ordinanza del 28 gennaio 2014 il Tribunale di Milano, giudice dott.ssa Laura Cosentini, nel condividere il principio affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 350/13, secondo cui la verifica del rispetto della soglia d’usura va estesa alla pattuizione del tasso di mora, ha ritenuto che, ove detto tasso risulti pattuito in termini da superare il tasso soglia rilevato all’epoca del stipulazione del contratto, la pattuizione del tasso di mora é nulla, ex art. 1815 comma 2 c.c. (e quindi non applicabile), con l’effetto che, in caso di ritardo o inadempimento, non potrebbero essere applicati interessi di mora, ma sarebbero unicamente dovuti i soli interessi corrispettivi (ove pattuiti nel rispetto del tasso soglia).
Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Marzo 2014 17:28
 
VICENDA FONSAI, ORA PARTE ANCHE MILANO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 03 Marzo 2014 18:31

Fonsai:doppia richiesta di processo per Ligresti - ADUSBEF è a disposizione degli investitori per costituirsi parte civile.

Doppia richiesta di rinvio a giudizio per Salvatore Ligresti. Il pm di Milano Luigi Orsi ha chiesto il processo per l’ex patron di Fondiaria Sai sia per il filone di inchiesta nel quale è imputato per corruzione con l’ex presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini, sia per il filone sui trust nel quale è indagato per aggiotaggio. Per la vicenda in cui Ligresti è imputato con altre due persone per aggiotaggio il gup di Milano Alessandra Clemente, come è stato riferito all’Ansa da fonti legali, ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 21 marzo. Per questo filone di indagine, secondo l’accusa, il costruttore siciliano, assieme all’imprenditore Giancarlo De Filippo e al fiduciario Niccolò Lucchini, tra il 2 novembre 2009 e il 16 settembre 2010 avrebbe manipolato il valore di Borsa del titolo della holding di famiglia Premafin con compravendite effettuate da due trust off-shore con sede alle Bahamas, titolari del 20 per cento del capitale.
Nell’altro filone di inchiesta, quello in cui Ligresti risponde di corruzione con Giannini (a quest’ultimo è contestata anche la calunnia) con l’allora presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private che, per ottenere la nomina al vertice dell’Antitrust una volta scaduto il mandato all’Isvap, dal 2002 fino all’agosto 2010, avrebbe omesso qualsiasi controllo “nei confronti della società vigilata”, cioè la Fondiaria Sai dei Ligresti. Mentre il costruttore siciliano caldeggiava il nome di Giannini per l’Antitrust anche presso l’allora premier Silvio Berlusconi. Solo nell’ottobre di tre anni fa, come si legge nel capo di imputazione, Giannini dispose “in modo tardivo e inefficace” un’ispezione per altro da lui stesso rallentata e ostacolata. Per la Procura avrebbe tenuto un comportamento “contrario ai doveri d’ufficio” per avere avuto – e anche accettato – la promessa “dell’incarico di Presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato. Promessa – hanno ricostruito gli inquirenti – cui Ligresti faceva seguire contatti con il Presidente del Consiglio” ma che non si concretizzò per la caduta del governo Berlusconi e l’insediamento a Palazzo Chigi di Mario Monti. Giannini qualche giorno fa, prima della richiesta di rinvio a giudizio, era stato interrogato dal pm al quale ha depositato una memoria.
Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Marzo 2014 17:30
 
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