TRUFFA GFOREX RIAZ PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 22 Luglio 2013 17:21
Raffica di denunce dei risparmiatori vittime della truffa “gforex”: una “taglia” su riaz? Creato il 21 luglio 2013 da Michelebarbera Soffiano venti di guerra sull’affaire GFOREX-RIAZ.Una taglia fino ad un milione di dollari.A questo si sono impegnati i risparmiatori in favore di chi consegni RIAZ ed il suo malloppo alle Autorità giudiziarie italiane. E c’è già chi si autotassa per arrivare al più presto al plafond della taglia.Sul latitante pachistano RIAZ pende un ordine di cattura emesso dal GIP del Tribunale di Milano, dott. Luigi Vranelli, in esito all’operazione SEND BOX, coordinata dai P.M. milanesi Roberto Pellicano ed Elisa Moretti, a cui RIAZ è sfuggito facendo leva sulle sue mille identità (si favoleggia di una decina di passaporti di diverse nazionalità più e meno compiacenti) e dopo aver firmato un riconoscimento di debito per venti milioni di dollari in favore di GFOREX.Dopo un’infuocata assemblea che ha radunato un sostanzioso gruppo degli oltre quattrocento risparmiatori italiani vittime della truffa “GFOREX” all’unanimità i truffati hanno deciso di scendere a pieno titolo ed in prima persona a fianco della Procura della Repubblica di Milano e della Curatela del Fallimento GFOREX s.p.a. patrocinando le opportune iniziative per procedere contro i responsabili del “crac” della GFOREX.Crac per il quale la Procura della Repubblica di Milano ha indagato l’ex-amministratore della società, CLAUDIO DI FONZO, nonché ALESSANDRO SPINARDI (patron della GFOREX), MAHMOOD RIAZ (il faccendiere pakistano) ed altri soggetti coinvolti a vario titolo nella bancarotta della GFOREX.Ma i risparmiatori non si fermano lì. Hanno deliberato la presentazione di propri esposti e denunce nei confronti degli ex amministratori della GFOREX e dello stesso RIAZ. E già nei giorni passati a decine si sono recati presso la Guardia di Finanza a ratificare la loro querela personale.Ad oggi, infatti, i risparmiatori avevano coltivato le illusioni di un possibile recupero delle somme, illusioni alimentate dallo stesso Di Fonzo che, invocando lo “state calmi”, imboniva i risparmiatori sbandierando i possibili risultati di un’iniziativa giudiziaria della GFOREX s.p.a. a Dubai, seguita dallo studio legale Al Mariff, da un non meglio identificato intermediario di origine egiziane, tale Halabi, e dallo stesso liquidatore della GFOREX, Cavallucci. Dopo un inutile incontro dei risparmiatori a Roma, presso un noto studio legale che si qualifica come mandatario della GTL Trading che fa capo a Riaz, e dopo diversi contatti e colloqui con sedicenti intermediari, prontamente smascherati nella loro inconsistenza, l’unica alternativa è stata quella di rompere ogni contatto dilatorio e inconcludente, e puntare tutto sulle indagini della Magistratura. Contestualmente, si è dato corso alle operazioni di investigazione commerciale che hanno permesso di ricostruire la vicenda dai primi contatti tra Spinardi, Riaz e Di Fonzo sino alla creazione della GFOREX s.p.a. al cui board sedevano tutti e tre, alla ramificazione svizzera che aveva in HSBC l’istituto bancario privilegiato di riferimento che manovrava e drenava i conti, al fallito tentativo di creare una “scatola” in Lussemburgo con la EQUIS sarl.Le investigazioni, oltre che a Dubai, Svizzera, New York, Londra, Isole Vergini, hanno portato anche in Australia ed in altri Paesi dove Riaz ha tentato di espandere e di fare i suoi “giochetti” finanziari, senza preoccuparsi minimamente di risarcire i soggetti truffati dalla sua condotta illecita. E’ significativo che un paese come il Belize abbia bloccato una “Global Tradewaves Limited” con un comunicato ufficiale del Direttore Generale della Commissione Internazionale Servizi Finanziari emesso il 11/05/2010: “Tradewaves  Global LTD. Non è più autorizzata dalla Financial Services Commission of Belize (IFSC) per la negoziazione dei titoli o per fornire altri servizi finanziari internazionali. Tutte le persone interessate sono invitate a prendere atto e procedere con prudenza”.In Svizzera il Riaz ha fondato e rifondato con diversi leggeri cambiamenti di nome (Globale Tradewaves, Tradewaves Globale AG, GTL Financial, etc…) la Global Tradewaves SA con sede in Meyrin, route de Pré-Bois n.20. Neanche a parlarne le varie società sono state tutte messe in liquidazione nel 2011. Dato ancora più significativo che i vari liquidatori (fra cui spicca lo studio legale Lecocq Associate di Ginevra) sono stati sostituiti dal volenteroso WASSEEM ASHRAF, accolito di Riaz e fiduciario dello stesso a Londra. Nelle Isole Vergini la GTL Trading ha sede in Road Town, a Tortola in un palazzone che serve di ricovero a società di comodo di respiro internazionale e serve come base di appoggio locale per interloquire con gli istituti bancari e manovrare i flussi finanziari. Ma la Società con cui RIAZ sta rastrellando a pieno titolo risparmi è la GTL TRADEUP PTY LTD in Australia con sede in Sidney, alla suite 2, liv.8, al 92 di Pitt St., dove inizia l’attività il 09/03/2010, insieme alla consociata GTL CAPITAL MANAGEMENT. Lì RIAZ si fa forte di un management nuovo, dalla faccia pulita e dell’autorizzazione della ASIC, Australian Securities & Investments Commission (numero di licenza 381349). Durante le investigazioni commerciali abbiamo contattato personalmente il General Manager della GTL TRADEUP per comprendere sino a che punto fossero coscienti dell’operato precedente del datore di lavoro. Mr. Jamie Clinnick ci ha risposto ed ha chiesto, con tono preoccupato, altre informazioni per sapere sino a che punto abbiamo agito o abbiamo intenzione di agire dal punto di vista legale in Australia a Sidney. La corrispondenza si chiude dopo poche settimane e Clinnick viene rimosso dal vertice di GTL TRADEUP. Coincidenza?In atto, si sta valutando, anche tramite legali di Sidney, l’opzione di inoltrare un esposto all’ASIC australiana in modo tale che vengano a conoscenza dei precedenti della GTL e eventualmente blocchino ogni ulteriore tentativo di truffa da parte di RIAZ ai danni di ignari risparmiatori. Altri accertamenti sulla presenza di Riaz e quella dei suoi collaboratori a Londra sono per il momento sotto esame  e non si mancherà di aggiornare le vittime italiane della truffa. E’ chiaro che bisogna fare terra bruciata intorno a RIAZ e spingere le Autorità Internazionali a perseguire questo soggetto che da anni brucia i risparmi di intere famiglie, facendosi beffe della legge. Ci auguriamo che l’avviso della taglia che già corre per il WEB e dal quale sono giunti i primi riscontri sulla presenza di Riaz in un paio di località, sortisca l’effetto non di scatenare la caccia all’uomo, quanto piuttosto di poter finalmente assicurare alla giustizia il colpevole di gravissimi reati ed il giusto risarcimento ai danneggiati.Da parte nostra non possiamo che augurarci che Riaz mostri di volere onorare l'impegno preso con la scrittura e restituisca i venti milioni di dollari volontariamente, prima che la rabbia dei risparmiatori raggiunga livelli parossistici. By M.
Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Luglio 2013 16:12
 
VICENDA FONSAI. ARRESTATA LA FAMIGLIA LIGRESTI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 19 Luglio 2013 18:22

L'intera famiglia Ligresti è stata arrestata. Ai domiciliari a Milano Salvatore Ligresti, patron di società assicuratrici tra le più note in Italia; in carcere le figlie Jonella (arrestata in una villa in Costa Rey, in Sardegna, e portata a Cagliari), e Giulia (arrestata a Milano); ricercato il figlio Paolo, che vive in Svizzera. Sono tutti accusati di falso in bilancio, false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato.

A fare scattare gli arresti sono stati il pericolo di inquinamento delle prove e quello di fuga. In particolare, secondo il gip Paolo, Jonella e Giulia Ligresti avevano prelevato di recente circa 14 milioni da tre società lussemburghesi che fanno capo alla famiglia. "Ciascuno di loro - scrive il gip - ha un patrimonio in grado di fornire i mezzi necessari per lasciare il territorio nazionale e spostare il centro delle proprie attività in altri Paesi". Inoltre, come risulta nell'ordinanza del gip, i figli Ligresti, e in particolare Jonella, erano abituati ad avere a disposizione aerei privati e elicotteri. L'ordinanza riporta una intercettazione tra due manager della Fonsai nella quale uno dice all'altro: la presidente Jonella "va avanti e indietro come una trottola" utilizzando gli aerei Falcon. "Costano
6.000 euro l'ora...".

Riserva sinistri. Si chiama così il salvadanaio di Fonsai che ha permesso, secondo l'accusa, alla famiglia Ligresti di intascare illecitamente in pochi anni 253 milioni. E' bastato 'taroccare' questa voce del bilancio, relativa alle somme necessarie per far fronte alle richieste di indennizzo, per trasformare una compagnia assicuratrice afflitta da "pesanti perdite" in una specie di pozzo senza fondo da cui attingere utili e dividendi per i suoi proprietari.

False comunicazioni sociali e manipolazione del mercato sono i reati che hanno portato il gip Silvia Salvadori, del tribunale di Torino, a firmare su richiesta dei pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio un ordine di custodia cautelare per Salvatore Ligresti e altre sei persone. Con l'aggravante di avere gravemente danneggiato non meno di 11.910 risparmiatori.

Gli indagati guadagnavano e la compagnia perdeva. Il giudice elenca i compensi elargiti al management (somme comprese fra i 10 e i 3 milioni in tre anni) e i benefit riservati ai Ligresti, dalle auto di lusso agli appartamenti di prestigio a Roma e Milano, senza risparmiare un malizioso cenno ai commenti della stessa Jonella Ligresti sui suoi "emolumenti eccessivi".

"L'ho fatto - dice uno degli arrestati, l'ex a.d. di Fonsai, Fausto Marchionni, in una conversazione intercettata - perché sennò dovevo fare un aumento di capitale ancora più grande? Benissimo. E perché in tutti gli anni hai 'sottoriservato'? Per dare i dividendi". E il suo interlocutore aggiunge: "E dove finivano 'sti dividendi? Eh, dici a Premafin (la holding dei Ligresti - ndr), capirai, chi c'era prima di me li vedeva passare anche lui".

Giulia Maria, al pm, ha solo parlato del "complotto" (sul quale ha confezionato un dossier ora sotto sequestro) che a suo dire è stato ordito da Unicredit e Mediobanca per permettere a Unipol di prendersi Fonsai. Il padre, Salvatore, era presidente onorario e non aveva incarichi esecutivi, ma "non caschiamo dal pero - sbotta un dirigente - quando venivano passavano prima da lui e poi venivano da me dicendo che lui aveva detto di sì".

Arrestata La Famiglia Ligresti: Re delle Assicurazioni

Sta indagando anche la procura di Milano. E due degli indagati, conversando al bar Norman di Torino, si lasciano sfuggire: "speriamo che non salti fuori tutta la storia della parte immobiliare e della corruzione, altrimenti viene fuori un casino".

Fonte: MILANOTODAY
Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Luglio 2013 18:24
 
DERIVATI PERICOLOSI E LE BANCHE CI HANNO MARCIATO: LO DICE ANCHE LA UE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 04 Luglio 2013 16:41


ADUSBEF aveva lanciato l'allarme già anni fa: i derivati sono pericolosi e rappresentano una mina per la corretta economia di mercato. Oggi ne abbiamo una ulteriore conferma anche dalla UE sotto il profilo della violazione della concorrenza.

Le principali banche d’investimenti mondiali avrebbero violato le regole dell’Unione europea sulla concorrenza costituendo un cartello e quindi chiudendo accordi illegali sul mercato dei derivati tra il 2006 e il 2009.
È quanto ha rilevato l’Antitrust europeo nella sua conclusione preliminare sull’indagine condotta. Bank of America Merrill Lynch, Barclays, Bear Stearns, BNP Paribas, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, HSBC, JP Morgan, Morgan Stanley, Royal Bank of Scotland e UBS, i tredici gruppi bancari coinvolti, più l’International Swaps and Derivatives Association (Isda) e Markit, sono stati informati ieri dalla Commissione Ue.
Sotto accusa in particolare gli swaps, i derivati sul rischio di credito, trattato principalmente sui mercati non regolamentati: per l’Unione europea le banche e gli operatori che gestiscono questo canale, per evitare di vedersi ridurre o addirittura perdere le commissioni incassate dalla negoziazione di questi strumenti finanziari, avrebbero ‘fatto cartello’ per impedire che i credit derivates fossero spostati sui mercati regolamentati.
Le conclusioni preliminari dell’indagine della Commissione Ue sul mercato degli swaps, evidenziano infatti che le banche incriminate, tra il 2006 e il 2009, hanno ordinato a Isda e Markit, organismi da loro controllati, di rilasciare agli operatori di mercato Deutsche Boerse e Chicago Mercantile Exchange, che avevano chiesto l’autorizzazione alla negoziazione dei derivati sul rischio di credito, le licenze solo per gli scambi sui mercati Otc.
Per l’Antitrust europeo, dunque, “le banche hanno agito collettivamente per escludere gli scambi dal mercato perché temevano che avrebbero ridotto le loro entrate come intermediari sul mercato over-the-counter”.
 
FACSIMILE LETTERA RICHIESTA RESTITUZIONE INTERESSI USURARI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 01 Luglio 2013 18:35

A grande richiesta dei nostri utenti mettiamo a disposizione un facsimile di lettera da inviare per richiedere la restituzione degli interessi usurari applicati dalla banca.

Scarica l'allegato.

 
CONTO CORRENTE MA QUANTO MI COSTI? PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 01 Luglio 2013 10:04
Il CICR obbliga le banche ad indicare l’Indice sintetico di costo (ISC),
ma Bankitalia e ABI sostengono che l’ISC indicato dalle banche non vale.
Articolo Di Mauro Novelli
30-6-2013
L’Indicatore sintetico di costo dei servizi bancari, è stato reso obbligatorio nel 2003 con una delibera del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio) cui è seguito un Provvedimento attuativo della Banca d'Italia. Sono quindi le banche stesse a calcolare l’ISC dei conti correnti da loro offerti.
L'ISC è "calcolato conformemente alla disciplina sul tasso annuo effettivo globale (TAEG)". Quindi , per la sua definizione, andranno ricomprese tutte le spese, le commissioni ed i tassi applicati, per altro specificate dalla normativa del 1992 per il TAEG. La differenza tra i due indicatori deriva dal fatto che mentre il TAEG è espresso in tasso percentuale, l’ISC è espresso in euro.
E’ evidente che l’ISC varierà in funzione dell’uso che il correntista farà dei servizi annessi al conto corrente. Le banche individuano “profili a bassa operatività” nel definire l’ISC di un particolare conto. I dati riportati quindi dalle schede di PattiChiari forniscono questa qualifica al valore. E’ chiaro che se del conto si facesse un uso ad alta operatività, l’ISC risulterebbe maggiore.
1)    L’ISC è quindi informazione pretesa dal CICR e non graziosamente concessa da ABI e Banca d’Italia.
2)   Le discrepanze tra i valori indicati dalle banche (non da noi) e le rilevazioni sui costi dei conti correnti effettuata da Bankitalia discendono dai metodi di rilevazione: mentre l’ISC è il risultato determinato dalle condizioni definite dalle banche per ogni tipo di conto, applicate ad una ipotesi di (bassa) operatività del cliente, i dati di costo forniti da Bankitalia risultano dalle spese effettivamente affrontate dalla clientela, cioè dalla sommatoria, poi mediata, degli addebiti rilevati dagli estratti conto.
Ma con questo secondo metodo di rilevazione “sul campo”, Bankitalia rileverà anche le spese affrontate per conti stipulati a particolari condizioni di vantaggio applicate dalle banche a categorie (con grande numero di rappresentati) attraverso convenzioni stipulate con esse: dipendenti della P.A.(militari, insegnanti, ministeriali, regionali, provinciali, comunali, di ASL, di municipalizzate, ecc.); dipendenti di grandi aziende; iscritti in albi professionali (avvocati, medici, ingegneri commercialisti, geometri, ragionieri ecc.); iscritti a particolari organizzazioni sociali (Federcasalinghe ecc,).
Ne derivano risultati diversificati anche in funzione della localizzazione del campione considerato da Bankitalia.
Stresso il concetto: se si prendessero in considerazione i conti radicati presso lo sportello bancario interno alla Camera dei deputati, certamente Bankitalia rileverebbe livelli di costo bassissimi.
In ultima analisi, Bankitalia e ABI informano gli utenti bancari che i valori indicati dalle stesse banche non sono da prendere in considerazione, delegittimando in tal modo anche questa iniziativa mirante a permettere comparazioni tra i servizi offerti da varie banche.
In altri termini, mentre noi ricaviamo i costi dai "listini" esposti dalle stesse banche per un profilo d' uso a bassa intensità, Bankitalia rileva i costi, eventualmente scontati, di un campione di cui non conosciamo la rappresentatività.
Ricordiamo che le stesse critiche furono rivolte, qualche anno fa, da Bankitalia e banche italiane alle rilevazioni effettuate sui costi dei conti da Michel Barnier (commissario UE): per la UE i costi di un conto corrente italiano erano di 295 euro, per Bankitalia, che rilevava con la metodologia appena indicata, non superavano i 120 euro.
Proprio per eliminare la possibilità di confutare risultati giocando equivocamente su una diversa metodologia di rilevazione, tra qualche tempo Michel Barnier imporrà un meccanismo di indagine dei costi dei servizi bancari omogeneo per i 28 paesi europei. Da oggi la Croazia è entrata infatti nella UE.
Restiamo in attesa dei risultati della nuova indagine.
Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Luglio 2013 10:11
 
PRIVACY INFORMATICA : DIRITTO ALL'OBLIO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 25 Giugno 2013 16:54

Google non è obbligato a cancellare
i dati personali pubblicati da altri siti

 

La Corte di giustizia Ue: il colosso del web non è tenuto a far
valere il “diritto all’oblio”. Il motore di ricerca non ritenuto responsabile

Google non è tenuto a far valere il `diritto all’oblio´ e a cancellare i dati personali pubblicati da altri siti e che Google trova: è quanto ha concluso l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue, dando ragione a Google Spain che aveva presentato un ricorso contro l’Agenzia spagnola di protezione dati. L’autorità aveva imposto a Google di cancellare i dati di un privato pubblicati su un giornale online, perché egli non voleva più essere trovato con le ricerche web. 

Secondo l’avvocato generale della Corte - le cui conclusioni sono quasi sempre recepite dalle sentenze - «i fornitori di servizi di motore di ricerca non sono responsabili, ai sensi della direttiva sulla protezione dei dati, del fatto che nelle pagine web che essi trattano compaiano dati personali». Secondo l’avvocato generale, Google «non va considerato come responsabile del trattamento dei dati personali che compaiono nelle pagine web che tratta». Infatti, fornire uno strumento per la localizzazione dell’informazione «non implica alcun controllo sui contenuti presenti nelle pagine web di terzi e non mette neppure il fornitore del motore di ricerca in condizione di distinguere tra i dati personali secondo la direttiva (che si riferisce ad una persona fisica vivente e identificabile) e gli altri dati». 

Quindi, «un’autorità nazionale per la protezione dei dati non può imporre ad un fornitore di servizi di motore di ricerca su Internet di eliminare informazioni dal suo indice, tranne nei casi in cui tale fornitore non abbia rispettato i codici di esclusione o non si sia conformato ad una richiesta proveniente dal sito web concernente un aggiornamento della memoria cache». 

Infine, l’avvocato ricorda che «la direttiva non istituisce un diritto all’oblio generalizzato. Questo non può pertanto essere fatto valere nei confronti di fornitori di servizi di motore di ricerca fondandosi sulla direttiva, neppure con un’interpretazione alla luce della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea».  

Fonte: Ansa 

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Giugno 2013 16:55
 
MUTUI USURA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 19 Giugno 2013 17:25

Banche, mutui, usura: Elio Lannutti (Adusbef) spiega come funziona

 

, , . Il delicato problema è stato sollevato da “Le Iene”, che in un servizio andato in onda la scorsa settimana hanno indagato sui d’interesse applicati dalle banche rilevando alcune anomalie nella concessione dei mutui. Il servizio era incentrato soprattutto su una casistica particolare, ovvero quando nel contratto il tasso nominale annuo maggiorato del tasso di mora eccedono il cosiddetto “tasso soglia”. Questo è il tetto massimo, stabilito ogni tre mesi dalla Banca d’Italia, che le banche possono applicare ai clienti che richiedono un mutuo o un fido. Se il tasso soglia dovesse venir superato la banca commette un’usura. Attualmente, come spiegato a Finanza.com dal presidente dell’, Elio , il tasso soglia per i mutui a tasso fisso è pari al 10,77% mentre per quelli a tasso variabile si attesta al 9,012%.

Una precisazione è d’obbligo. “Nei casi di superamento del tasso soglia – spiega Lannutti – il mutuo diventa nullo solo se subentra il tasso di mora e non quando i cittadini pagano regolarmente le rate”. Quindi per rendere nullo il mutuo non basta solo la firma del contratto ma deve per forza scattare il tasso di mora. Questa è una precisazione fondamentale che permette di capire meglio come un cittadino deve comportarsi qualora la banca abbia applicato un tasso usuraio. Detto questo, conferma Lannutti, il cittadino potrà richiedere la restituzione degli interessi pagati fino alla scoperta dell’anomalia. Non solo. Anche gli interessi sulle rimanenti rate del mutuo decadono e il cliente dovrà restituire alla banca solo la parte “capitale” del prestito.

Le motivazioni del presidente dell’Adusbef si basano su elementi solidi. La Suprema Corte di Cassazione infatti, con la sentenza 350/2013 recentemente pubblicata, stabilisce che quando il tasso di mora, le penali e le varie spese, tutte messe insieme superano il tasso soglia, stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurai e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate.

“La Corte di Cassazione (presidente Carnevale, relatore Didone), con la sentenza 350/2013 del 9 gennaio oltre a permettere il recupero integrale degli interessi pagati su mutui, leasing e finanziamenti, quando i tassi o le penali superano la soglia di usura, ha recentemente stabilito che il mutuo ipotecario può essere annullato se ricorrono alcuni estremi che lo riportino a superare il tasso d’usura e quindi usufruendo di tutte le possibilità previste dalla Legge 108/96, tra cui la restituzione di tutte le somme versate”, spiega Lannutti a Finanza.com.

Infine nel servizio de “Le Iene”, il dott. Gennaro Baccile di Sos Utenti, citando alcuni dati della Banca d’Italia, spiegava come i mutui iscritti nei bilanci delle banche italiane sono pari a circa 800 miliardi di euro e che gli interessi che gli istituti di credito prendono da questi mutui sono circa 40 miliardi di euro. Baccile ipotizzava che il 60% di questi mutui sono teoricamente capestri e quindi il 60% di questi 40 miliardi andrebbe restituito ai clienti. “Questi numeri sono da prendere con le molle”, dichiara Lannutti che anche in questo caso cerca di fare chiarezza. Il presidente dell’Adusbef fornisce infatti due numeri chiari: in Italia esistono circa 3,5 milioni di mutui e il 20% di chi ha stipulato il contratto con le banche si trova in condizioni di difficoltà e non riesce a pagare.

In ogni caso è indispensabile rivolgersi a professionisti per valutare ogni singola situazione ed è quindi necessario ricordare che su queste problematiche non è possibile generalizzare.

Allegati:
Scarica questo file (Fac simile per richiedere alla banca il rimborso degli interessi usurari applica)facsimile lettera
Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Giugno 2013 17:25
 
DECRETO FARE: reitrodotta la mediazione obbligatoria PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 17 Giugno 2013 18:05

 

Novità

 

Note

 

Sinistri Stradali esclusi dallaobbligatoria

 

 

Il nuovo art. 5 comma I non include più le controversie in materia di danno derivante dalla circolazione di veicoli o natanti tra quelle per le quali la mediazione è condizione di procedibilità

 

Addio alla mediazione su invito del giudice: sarà mediazione ex officio

 

 

Il giudice deciso a far espletare alle parti un tentativo di mediazione non deve più raccogliere il loro consenso ma rimetterle direttamente dinanzi ai mediatori, indicato l’organismo di mediazione. In questo caso, la mediazione diventa condizione di procedibilità della domanda.

 

CTU preventiva (696-bis c.p.c.) senza mediazione obbligatoria

 

 

La mediazione obbligatoria è esclusa nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile

 

Durata

 

Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a tre mesi (in luogo dei quattro medi previsti originariamente)

 

 

Mediazione: fase preliminare di mediabilità

 

Il mediatore, prima di procedere al tentativo di mediazione, fissa un primo incontro di programmazione, in cui verifica con le parti la mediabilità della lite

 


Assistenza necessaria dell’Avvocato

 

Il verbale di accordo raggiunto davanti ai mediatori, per essere omologato, deve essere sottoscritto dagli Avvocati che assistono tutte le parti

 

L’avvocato diviene mediatore con l’iscrizione all’Albo

 

 

Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori.

 

Indennità di mediazione ridotta in caso di mancato accordo

L’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del procedimento, è di

 

80 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro;

120 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro;

200 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro;

250 euro, per le liti di valore superiore.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Giugno 2013 18:06
 
DECRETO FARE. IMPIGNORABILITA' PRIMA CASA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 17 Giugno 2013 11:09

Con il "decreto fare" il Governo ha stabilito lo stop ai pignoramenti sulla prima casa da parte di Equitalia per debiti che non superino i 120mila Euro e maggiori possibilità per la rateizzazione.

Attendiamo eventuali modifiche che saranno sicuramente introdotte nella legge di conversione del decreto.

 
IPOTECA ILLEGITTIMA. SUL RISARCIMENTO DEI DANNI DECIDE IL GIUDICE ORDINARIO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 12 Giugno 2013 16:43

La Corte di Cassazione a  Sezioni Unite ha stabilito che è il Giudice ordinario ad essere competente per il risarcimento del danno da ipoteca illegittima

Lo ha precisato la Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, con la sentenza n. 14506 del 10 giugno 2013. L'introduzione, da parte del decreto Visco-Bersani, del provvedimento di iscrizione di ipoteca nel novero degli atti impugnabili innanzi ai giudici tributari non contempla, infatti, tali richieste risarcitorie.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Giugno 2013 16:44
 
PROROGA PER EQUITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 12 Giugno 2013 15:34
Ancora proroga per Equitalia: disciplina e quadro sinottico sulle riscossioni
Articolo 12.06.2013 (Iolanda Pansardi, Maurizio Villani)
 

Sembrava fossero le ultime lettere inviate da Equitalia legate a procedure di riscossione per conto del Comune quelle arrivate di recente nelle cassette della posta dei cittadini.

Ed infatti, ai sensi dell’art. 7, comma 2 lettera gg-ter) del D.L. n. 70/2011 convertito dalla legge n. 106 del 12 luglio 2011 (“Decreto Sviluppo) a decorrere dal 1°gennaio 2012, la società Equitalia Spa cessava di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate.

Poi tale termine è stato posticipato al 31 dicembre 2012 ai sensi dell’art. 10, comma 13–octies del D.L. n. 201/2011 convertito nella L. n. 214 del 22 dicembre 2011.

Un ulteriore rinvio, questa volta al 30 giugno 2013, della data di entrata a regime della riforma della riscossione dei tributi locali, stabilito invece dall’art. 9, comma 4, del D.L. 10 ottobre 2012, n. 174. (c.d. Decreto salva enti). Termine a partire dal quale sarà operativo il nuovo sistema di accertamento riscossione delle entrate dei comuni (art. 7, comma 2, lettere da gg-ter ) a gg-septies), D.L. n. 70/2011). Di conseguenza viene prorogato alla medesima data (30 giugno 2013) l’operatività delle vigenti disposizioni in materia di gestione delle entrate locali, contenute in particolare nell’art. 3, commi 24, 25 e 25 bis, D.L. n. 203/2005.

Ed invece è di questi giorni l’ennesima proroga per Equitalia prevista dalla conversione in legge del 6 giugno 2013 n. 64 (G.U. 132 del 7 giugno 2013) del provvedimento relativo agli emendamenti al testo del decreto pagamenti 8 aprile 2013, n. 35, presentati il 4 giugno, che proroga di altri sei mesi fino al 31 dicembre 2013 il mandato ad Equitalia.

Questo in breve il comma 2 ter dell’art. 10: "I  Comuni  possono  continuare  ad  avvalersi  per  la riscossione dei tributi dei soggetti di cui all'articolo 7, comma  2, lettera gg-ter), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, anche oltre la scadenza del 30 giugno e non oltre il 31 dicembre 2013" che peraltro è accolto positivamente dai sindaci dei Comuni. Cosa voglia dire la norma con “tributi” è fonte di dubbi ed incertezza.

Ed invero, le multe per infrazioni al Codice della strada non sarebbero ricomprese nella legge, laddove la proroga scatta per tutte le competenze di Equitalia (tra cui Imu e Tares) e che in ogni caso rimane facoltativa per i Comuni che si sono già organizzati autonomamente (pochi per la verità!).

In tutta Italia non mancano le preoccupazioni legate all’insufficienza degli organici comunali (che dovranno farsi carico del lavoro in più per tutte le procedure di riscossione) e al livello di efficacia del nuovo sistema: il rischio di non riuscire a garantire le stesse entrate che portava nelle casse pubbliche Equitalia è evidente, al di là di quelle che potevano essere le perplessità sui “metodi” adottati dalla società di riscossione dell’Agenzia delle Entrate.

Disciplina normativa

L'art. 29, c. 5bis, D.L. n. 216/2011, come convertito, interviene sull'applicabilità nel tempo delle disposizioni che disciplinano il nuovo sistema di riscossione, stabilendo che “L'abrogazione delle disposizioni previste dall'art. 7, c. 2, lett. gg-septies), numeri 1) e 3), del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, acquista efficacia a decorrere dalla data di applicazione delle disposizioni di cui alle lettere gg-ter) e gg-quater) del medesimo comma 2.”.

Per effetto di questa norma, gli attuali soggetti concessionari del servizio di riscossione delle entrate comunali (i cosiddetti concessionari minori, iscritti nell'apposito albo) potranno continuare ad usare lo strumento dell'ingiunzione fiscale (disciplinata dal R.D. n. 639 del 1910) fino al momento del funzionamento del nuovo sistema, che sarà operativo a partire dal 31 dicembre 2012.

Come già accennato sopra l’art. 7, c. 2, lettere da gg-bis) a gg-septies), D.L. n. 70/2011, ha disposto che Equitalia spa e le società da essa partecipate cessino di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione (spontanea e coattiva) delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate dal 31 dicembre 2012 (termine così fissato dall'art. 10, c. 13octies, D.L. n. 201/2011).

Dal momento di tale cessazione, spetterà dunque ai comuni effettuare la riscossione spontanea e coattiva delle entrate tributarie e patrimoniali e, ove optino per l'affidamento del servizio a soggetti esterni (con modalità diverse dunque dall'esercizio diretto o dall'affidamento in house), essi dovranno procedere nel rispetto delle norme in materia di evidenza pubblica.

Ora sul punto, quel che è di fondamentale importanza è capire quali sono le armi a disposizione dei Comuni per la riscossione rispetto ad Equitalia.

Ed invero, nell'esercizio di tale attività, i comuni potranno avvalersi soltanto (lett. gg-quater) dello strumento dell'ingiunzione fiscale e delle procedure di riscossione coattiva erariale (di cui al titolo II del D.P.R. n. 602 del 1973) in quanto compatibili, la c.d. ingiunzione rafforzata, a prescindere dalla scelta delle modalità (affidamento esterno o esercizio in house) con cui effettuare la riscossione delle entrate (così a seguito di quanto previsto dall'art. 14bis del richiamato D.L. n. 201/2011). Viceversa il ruolo rimane strumento di riscossione ad esclusivo appannaggio di Equitalia.

Nel dettaglio, le abrogazioni di cui si posticipa la decorrenza riguardano:

  • i commi da 2sexies a 2octies, art. 4, D.L. 24 settembre 2002, n. 209, che consentono, in sostanza, sia i comuni che ai concessionari della riscossione delle entrate locali iscritti in apposito albo, di procedere alla riscossione coattiva delle somme mediante la richiamata ingiunzione fiscale (n. 1, lett. gg-septies);
  • il c. 2, art. 36, D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, ai sensi del quale la riscossione coattiva dei tributi e di tutte le altre entrate degli enti locali da parte dei soggetti affidatari del servizio, continua ad essere effettuata con la procedura dell'ingiunzione di cui al R.D. n. 639 del 1910 (n. 3, lett. gg-septies).

Riflessioni

Ebbene chiarito che dal 1° gennaio 2014 i Comuni si occuperanno della riscossione volontaria e coattiva, va precisato che essi non dispongono degli stessi strumenti della società di riscossione e dovranno procedere con ingiunzioni fiscali (meglio ingiunzioni rafforzate) seguendo, cioè, una procedura diversa. Il legislatore ha pertanto sottratto, a far tempo da detta data (prorogata al 31 dicembre 2013) la riscossione coattiva (ma anche volontaria) a Equitalia spa, rottamando d'amblais il sistema del ruolo per i comuni.

Alla luce del quadro normativo delineato dalla c.d. Legge “Salva Italia” (L. 22 dicembre 2011, n. 214), sono doverose alcune riflessioni in relazione alla situazione nella quale versa il settore della riscossione dei tributi degli enti locali.

Innanzitutto è con l’introduzione dell’art. 14-bis, rubricato “Disposizioni in materia di riscossione dei comuni”, che è stata eliminata l’ingiustificata disparità di trattamento fra gli operatori della riscossione dei tributi locali, avuto riguardo al trattamento privilegiato riservato dal legislatore ai Comuni che si sono assunti l’onere della gestione della riscossione in proprio (riscossione diretta) e alle società a prevalente capitale pubblico (c.d. società in house ovvero a capitale interamente posseduto dai Comuni, n.d.A.) a discapito delle imprese private e di quelle a capitale misto, relativamente alla facoltà concessa ai primi di avvalersi della “ingiunzione potenziata”, cioè di quel titolo esecutivo idoneo alla riscossione ma beneficiario delle facilitazioni previste dal Titolo II del D.P.R. n. 602/1973 ai fini delle procedure coattive e cautelari, di cui le seconde non potevano servirsi dovendo ricorrere solo alle vetuste e macchinose procedure contemplate dal R.D. n. 639/1910. In sostanza l’ingiunzione potenziata non è più esclusiva prerogativa dei Comuni e delle società a capitale interamente pubblico ma diventa strumento a disposizione anche delle società a capitale misto e delle imprese private.

Di poi, accolta positivamente l’abolizione dell’obbligo, per i debiti fino a duemila euro, dell’invio al contribuente, a distanza di sei mesi l’uno dall’altro, di due solleciti di pagamento, prima di iniziare le procedure esecutive e cautelari. Tale obbligo sarebbe diventato particolarmente oneroso ed antieconomico nella gestione dei debiti tributari della fiscalità locale, atteso che la quasi totalità non supera la predetta soglia dei duemila euro. (art. 1, comma 545, della L. 24 dicembre 2012 n. 228, che ha abrogato il comma gg-quinquies art. 7, comma2 del D.L. n. 70/2011).

Rimaneva ancora l’ostacolo maggiormente penalizzante laddove per effetto delle abrogazioni contemplate dall’art. 7, comma 2, punto gg-septies, restava ancora preclusa la possibilità per i Comuni di accedere alle informazioni presenti in anagrafe tributaria, essendo interdetta qualsiasi consultazione della predetta banca dati, se non previa emanazione di appositi decreti attuativi, già da tempo attesi, ed ancora in procinto di essere emanati.

Ed infatti la possibilità di accedere alle informazioni disponibili presso il sistema informativo dell’Agenzia delle Entrate, comprese quelle di natura prettamente finanziaria sia pure solo formalmente riconosciuta dall’art. 83, comma 28, sexies, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, oggi è definitivamente venuta meno per l’abrogazione di detta norma per effetto dell’art. 7, comma 2, lettera gg-septies, n. 2), del D.L. n. 70/2011. In effetti, l'art. 83, co. 28-sexies, D.L. 25 giugno 2008, n. 112, conv. con modif. con L. 6 agosto 2008, n. 133 ha affermato la parità delle armi tra i due mezzi per la riscossione (ruolo e ingiunzione) e ha riconosciuto a enti locali e loro concessionari, dopo la notifica dell'ingiunzione di pagamento, anche il potere di accedere ai dati e alle notizie disponibili presso il sistema informativo dell'Agenzia delle Entrate.

Attualmente, l’eventuale possibilità di accesso a tali dati è consentita dall’art. 1, comma 225, della L. 24 dicembre 2007, n. 244, sebbene sia subordinata all’iniziativa del Ministero delle Finanze (emanazione di un apposito decreto) e dell’Agenzia delle Entrate (rilascio di preventiva autorizzazione). Appare sin troppo evidente che l’incisività dell’attività di riscossione dei concessionari dei tributi locali è subordinata alla disponibilità di dati ed informazioni che se fossero resi disponibili dall’Anagrafe tributaria, con le dovute prescrizioni e modalità di tutela della privacy dei contribuenti, consentirebbero sensibili recuperi di gettito.

Nello specifico, è stato posto in rilievo che l'art. 35 (co. 25 e 26), D.L. 4 luglio 2006, n. 223, conv. con modif. con L. 4 agosto 2006, n. 248 attribuisce solo ai dipendenti di Equitalia e alle società da questa partecipate il potere di acquisire determinate informazioni. Questa norma, in effetti, dà agli Agenti della riscossione la facoltà di utilizzare tutti i dati in possesso dell'Agenzia delle Entrate.

Quindi, anche gli elementi conoscitivi che banche, poste e altri intermediari finanziari sono tenuti a rilevare e a tenere in evidenza relativamente a qualsiasi soggetto che intrattenga con loro rapporti o che compia qualsiasi operazione di natura finanziaria.

Ne deriva che l'esigenza di parità di trattamento e di non discriminazione imporrebbe che questi poteri venissero concessi anche agli enti locali e ai loro concessionari incaricati, iscritti all'albo del Ministero dell'Economia, che riscuotono le entrate tramite ingiunzione.

Va ravvisata l'inadempienza dell'Agenzia delle Entrate che ostacola in modo ingiustificato le attività di riscossione svolte, non solo attraverso le società private incaricate, ma anche in forma diretta dall'ente locale.

Questo comportamento, definito "di mal celato ostruzionismo nei confronti del settore", si manifesta con il mancato rilascio delle autorizzazioni ad accedere all'Anagrafe tributaria in favore dei soggetti affidatari dei servizi di accertamento e riscossione delle entrate locali. Accesso che è invece pacificamente consentito a Equitalia.

In sostanza i due strumenti esecutivi sono sostanzialmente equivalenti. Anche se la parità delle armi tra questi due strumenti, affermata dal Legislatore, è di fatto ostacolata in vari modi.

Ed è per questo che, a giudizio dell'Anci, la riscossione coattiva rappresenta un nodo critico, anche a causa di "asimmetrie nei poteri di accesso alle informazioni e di materiale esecuzione delle somme intimate che ancor oggi fanno si che il ruolo sia uno strumento più efficace ai fini del recupero coattivo", nonostante "l'impegno che numerose aziende, anche di servizi, ci stanno mettendo per rendere lo strumento dell'ingiunzione concorrenziale nei confronti del ruolo".

Peraltro “l’ingiunzione” dopo essere caduta nell'oblio a seguito della riforma che introdusse, per la riscossione coattiva delle entrate locali, il sistema del ruolo e la figura del concessionario della riscossione, e di cui ai D.P.R. 29 settembre 1972, n. 603 e D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43, da circa quindici anni, in forza del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, è lo strumento che i comuni hanno a disposizione per la riscossione forzosa delle proprie entrate patrimoniali e tributarie.

Si tratta di uno strumento disciplinato dal R.D. 14 aprile 1910, n. 639, riguardante il testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, concepito appunto per la riscossione, con modalità accelerate, dei crediti dello Stato e degli enti pubblici, attraverso un istituto strutturato sullo schema dei provvedimenti monitori.

L’ingiunzione è per la riscossione uno strumento pertanto che consente da un lato snellezza e celerità in quanto l'ente titolare dell'entrata può immediatamente emettere il titolo esecutivo nell'immediato verificarsi del presupposto, e manifestarlo all'esterno con la formazione dell'ingiunzione e la notifica della stessa. Per il ruolo la situazione è diversa: l'ente titolare dell'entrata forma il ruolo e lo rende esecutivo, mentre per la esternalizzazione dell'atto, entra in gioco un altro soggetto pubblico, l'Agente della riscossione, il quale procederà alla cartellazione e alla rappresentazione all’esterno della pretesa con la notifica dell'atto.

Ebbene, l’ingiunzione nonostante il fatto che abbia più di cento anni, continua ad avere una solida e concreta efficacia per il recupero dell'evasione da riscossione; ciononostante, questo mezzo non ha trovato grandi spazi. Ed infatti in 15 anni il legislatore ha modificato la riscossione almeno tre volte, senza riuscire a ridefinire lo strumento ultracentenario dell’ingiunzione (Rd 639/10), limitandosi a codificare la natura di titolo esecutivo (DL 70/11).

Andrebbero invece individuate le norme del Dpr 602/73 compatibili con l’utilizzo dell’ingiunzione fiscale, altrimenti si rischia di avere una riscossione coattiva a doppia velocità, già fortemente squilibrata per via dell’impossibilità (per enti locali e soggetti affidatari) di accedere all’anagrafe dei dati bancari e finanziari.

È infatti ormai entrato nel linguaggio degli addetti ai lavori il nuovo termine “ingiunzione fiscale rafforzata” ma v’è confusione a tal proposito.

Nella normativa non ve n'è traccia, trattandosi di una definizione coniata dagli interpreti.

Per tale, s'intende l'ingiunzione fiscale con la quale, per gli eventuali e successivi atti esecutivi e cautelari, possono applicarsi non solo le procedure di cui al R.D. n. 639/1910, ma anche e soprattutto quelle di cui al D.P.R. n. 602/1973: si tratta, in buona sostanza, dell'ingiunzione dotata delle prerogative dell'iscrizione a ruolo proprie di Equitalia.

In altri termini, l'intreccio normativo che ne sta alla base, permette di effettuare la riscossione coattiva delle entrate locali tramite la procedura dell'ingiunzione fiscale coadiuvata dalle disposizioni del D.P.R. n. 602/1973, in quanto compatibili, nel caso di gestione diretta o di affidamento alle società di riscossione a ciò abilitate.

Il distinguo è essenziale: l'ente locale che svolge la riscossione coattiva in via diretta, ovvero il concessionario-riscuotitore privato iscritto all'albo di cui all'art. 53, D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 (che ugualmente riscuote in via coattiva a mezzo ingiunzione fiscale), possono accedere agli strumenti cautelari ed esecutivi offerti dal D.P.R. n. 602/1973 solo se dispongono di un proprio funzionario della riscossione. Ad esempio dichiarazione stragiudiziale del terzo (art. 75bis, D.P.R. n. 602/1973), fermo dei beni mobili registrati del debitore, (art. 86, D.P.R. n. 602/1973); ipoteca immobiliare (art. 77, D.P.R. n. 602/1973), atto preordinato e strumentale all'espropriazione.

In mancanza del funzionario della riscossione, all'ente non rimane che agire in via esecutiva, esperendo unicamente le procedure previste dal R.D. n. 639/1910, ovvero pignoramento mobiliare (anche presso terzi) e immobiliare, più complesse e onerose dal punto di vista procedurale.

È auspicabile che dal prossimo 1° gennaio 2014 l’ingiunzione fiscale potenziata possa effettivamente godere delle stesse prerogative del ruolo, anche se in proposito si nutrono fondate perplessità.

(Altalex, 12 giugno 2013. Articolo di Iolanda Pansardi e Maurizio Villani)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Giugno 2013 15:38
 
USURA - trasmissione "Le Iene" PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 07 Giugno 2013 15:03

A seguito della trasmissione de "Le Iene" dello scorso 2 giugno 2013 stiamo ricevendo moltissime richieste di assistenza, e quindi poter evadere tutte le varie istanze precisiamo che occorre che Vi muniate del contratto di mutuo o del contratto di finanziamento ecc., dopodichè occorre effettuare l'iscrizione alla nostra associazione e fissare un appuntamento con la nostra sede territoriale (telefonando o inviando una mail).

Ricordiamo che per gli iscritti la consulenza è del tutto gratuita ed abbiamo già predisposto un facsimile di lettera da inviare alla Banca per la contestazione dell'usura e la richiesta di restituzione delle somme illegittimamente incassate.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Giugno 2013 15:14
 
EQUITALIA. SI STUDIA STOP AI PIGNORAMENTI DELLA PRIMA CASA PDF Stampa E-mail
Scritto da M.F:   
Venerdì 24 Maggio 2013 17:49



ROMA -  La commissione Finanze della Camera guidata da Daniele Capezzone, con una risoluzione approvata all'unanimità, ha chiesto al governo di imporre al temuto concessionario della riscossione (13 miliardi di incasso nel 2012) un deciso cambiamento di rotta nelle strategie di recupero dei crediti. In poche parole: c’è la crisi, molti morosi sono in difficoltà e serve un approccio più morbido. Nel documento si chiede infatti al governo di introdurre elementi di «maggiore flessibilità» e di intervenire «per evitare che gli strumenti della riscossione possano pregiudicare la sopravvivenza economica del soggetto debitore, salvaguardando in tal modo gli stessi interessi erariali». E ancora, andranno ricercate «soluzioni che consentano un rientro più graduale del debito, prevedendo criteri obiettivi e non discrezionali nella valutazione della situazione economico-finanziaria del contribuente».

La maggioranza ha così dettato al premier Enrico Letta una serie di cose concrete da fare. A cominciare dall’esclusione di ipoteche ed espropriazioni sulla prima casa se si tratta dell’unico patrimonio di cui dispone il contribuente. Ma nel documento trova spazio anche la richiesta di estendere i tempi della rateazione con la possibilità (in presenza di una «comprovata e grave difficoltà a causa della crisi economica») di sospendere il pagamento per un periodo di sei mesi. E ancora stop al principio del pagamento anticipato (quello che in gergo tecnico si chiama solve et repete) in base al quale il contribuente che presenta ricorso deve comunque versare un terzo dell'importo contestato dal fisco, salvo poi vederselo restituire se dovesse avere ragione. Ma anche la pignorabilità fino a un massimo di un quinto dei beni utilizzati dall'imprenditore per la propria attività.
 Come si vede, riforme senz'altro capaci far respirare i contribuenti. Rischiando però al tempo stesso di tagliare le unghie a Equitalia. Tra i punti caldi della risoluzione (rivendicata dall’ex ministro Raffaele Fitto come un «tassello importante del programma del Pdl a sostegno delle famiglie che si aggiunge alla sospensione dell'Imu») c’è anche la questione spinosa del compenso che finisce nelle casse di Equitalia.

 all’inizio del 2013, il cosiddetto aggio è stato ridotto all’8% (anche se sugli accertamenti esecutivi è comunque rimasto fermo al 9%). Tuttavia sulla proporzionalità dell’aggio rispetto ai reali costi sostenuti dall’esattore si aspetta il giudizio della Corte costituzionale. Tanto che i parlamentari chiedono una ulteriore riduzione. Sempre sul fronte dei costi, la camera chiede un intervento sugli interessi di mora , appena aumentati al 5,2% (con un rincaro di circa il 15%) e per evitare ogni forma di anatocismo (cioè gli interessi sulle sanzioni e sugli interessi di mora). Quanto alle questione della riscossione locale, i parlamentari chiedono al governo di valutare una proroga del rapporto, che dovrebbe interrompersi il 1° luglio, tra Comuni ed Equitalia.

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Maggio 2013 17:55
 
FORTEMENTE INQUINATI I FIUMI IN LOMBARDIA. PERICOLO PER LA SALUTE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 13 Maggio 2013 16:36

Di solito non pubblichiamo molte notizie sull'inquinamento, ma questa notizia ci ha lasciati veramente perplessi e vorremmo contribuire alla sua diffusione: gran parte dei fiumi della Lombardia sono fortemente inquinati per pesticidi e sostanze tossiche, in parte utilizzate nel passato per l'agricoltura e in parte ancora in uso come scarichi di stabilimenti per varie lavorazioni.

Tenuto conto che l'inquinamento è pervenuto anche in profondità nelle falde, è evidente che sussiste un pericolo per infiltrazioni nell'acqua di consumo negli acquedotti e comunque queste sostanze nocive passeranno nei cibi coltivati in Lombardia e quindi nel nostro corpo dopo averli mangiati. Questo è il triste destino della catena alimentare.

Non a caso tumori e malattie strane di tutti i generi, sono aumentate a dismisura negli ultimi tempi.

Chiediamo pertanto alle istituzioni lombarde di intervenire al più presto e vogliamo sensibilizzare i cittadini per il rispetto dell'ambiente.

 

Per maggiore chiarezza riportiamo un articolo del giornalista Luca Zorloni.

Fiumi di veleni: un cocktail letale inquina le acque lombarde

Le analisi di Arpa e Ispra

L'82,7% dei punti di monitoraggio nelle nostra regione ha evidenziato la presenza di sostanze inquinanti. Alcune tornano dal passato: sono i pesticidi banditi dal commercio assorbiti dalle falde. A decenni di distanza, continuano a distruggere laghi e fiumi

di Luca Zorloni

 Milano, 13 maggio 2013 – Vista attraverso le mappe dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sulla presenza di pesticidi nelle acque, la Lombardia è tappezzata di pallini rossi. Sembra che si sia presa il morbillo e in effetti, stando all’analisi di fiumi e falde, la regione non sta molto bene. Quei pallini, secondo la legenda dei laboratori Ispra, rappresentano i punti in cui la concentrazione di pesticidi è superiore ai limiti europei: 0,1 microgrammi litro per singola sostanza e 0,5 per la somma. La Lombardia è piena. I nostri fiumi sono fiumi di veleni. Spesso già alla fonte.

Secondo i dati di Regione e dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) acquisiti dall'Ispra, in Lombardia sono state trovate 26 sostanze pericolose (9.539 le misure effettuate). Dei 168 punti di monitoraggio delle acque superficiali , l'82,7% ha restituito residui. Una media più bassa per le falde: sono state riscontrante sostanze nel 56,4% dei casi (195 punti di prelievo). Erbicidi, insettici, fungicidi, anti-infestanti. Le scorie dell'arsenale con cui gli agricoltori lombardi difendono i propri campi da ospiti indesiderati sporcano fiumi e laghi. Dove proseguono la loro opera di distruzione.

“Sono biocidi, ovvero composti chimici pensati per uccidere gli esseri viventi – spiega Pietro Paris, responsabile sostanze pericolose dell'Ispra – Anche se sono pensati per determinati parassiti, fanno male a tutti gli organismi”. Uomo compreso. E parliamo solo delle sostanze semplici, “perché i pericoli delle miscele non li conosciamo ancora”, aggiunge Paris. Ma sappiamo che ci sono, i cocktail di pesticidi. L'Ispra riferisce che in un campione sono state trovate fino a 23 componenti chimiche.

Nei fiumi e nei laghi lombardi (a livello quindi di acque superficiali) la sostanza più comune è l'Ampa: compare nel 92% dei punti di monitoraggio. Spiega Paris: “Si tratta di un metabolita, ovvero una molecola che si forma nell'ambiente per degradazione della sostanza madre, il glifosate. Questo è un erbicida usato nella  mais coltura” ed è presente nel 68% dei punti di osservazione. Ampa e glifosate, insomma, infestano tutta la nostra regione. “Si tratta di sostanze contaminanti conclamate – aggiunge l'esperto dell'Ispra – e la Lombardia è l'unica regione in grado di individuarle”.

Nel sottosuolo la situazione non è migliore. Dal ventre della terra riemerge l'eredità dei nostri padri. Ovvero i pesticidi banditi dal commercio ma assorbiti dal terreno. Fuori dal mercato, restano in circolo nelle falde. Un stillicidio prolungato. Le acque sotterranee lombarde contengono, tra le molecole osservate più spesso, atrazina e terbutilazina (quest'ultima la sostanza più diffusa in tutta Italia), disinfestanti utilizzati negli anni Ottanta e Novanta e poi messi al bando. Il rapporto Ispra si basa sui dati di Arpa Lombardia, che nel suo ultimo dossier evidenziava un aumento dei veleni nelle acque dei laghi.

L'agenzia regionale evidenziava anche come la fascia da Milano verso Mantova fosse la più vulnerabile alla concentrazione di nitrati ed è la stessa area dove, secondo il rapporto Ispra, si individuano i punti più inquinati. Dalle aree agricole nell'area prealpina pesticidi e disinfestanti colano verso sud, nella Bassa delle risaie e dei campi di mais, per finire nel Po. Così la Lombardia, che nel 2011 ha registrato una produzione agricola di 12 miliardi di euro (il 16,1% del totale nazionale), oltre a frutta e verdura, latte e carne da macello, esporta anche un fiume di veleni.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Maggio 2013 16:43
 
NUOVE NORME RATEIZZAZIONE EQUITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 10 Maggio 2013 17:00

Rateizzare le cartelle esattoriali è ora più facile.

Riportiamo qualche cenno sulla procedura riportata sul sito di Equitalia. 

L' agente della  riscossione, su  richiesta  del contribuente, può concedere la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni) nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà.

L’importo minimo di ogni rata è, salvo eccezioni, pari a 100 euro.

Recentemente sono state introdotte importanti novità in materia di rateazione, con la direttiva di Equitalia del 7 maggio 2013, del 1° marzo 2012 e con il decreto legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla legge 44/2012.

La disciplina che regola la concessione del beneficio è sempre stata differenziata a seconda dell’importo del debito. Con direttiva del 7 maggio 2013 Equitalia ha innalzato da 20 mila a 50 mila euro la soglia d’importo per ottenere la rateazione automaticamente, senza la necessità di dover allegare alcuna documentazione comprovante la situazione di difficoltà economica.

Per debiti oltre 50 mila euro la concessione della rateazione è subordinata alla verifica della situazione di difficoltà economica.

Importanti cambiamenti sono stati apportati anche con il dl 2 marzo 2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla legge 44/2012, in base al quale:
è possibile chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti anziché a rate costanti fin dalla prima richiesta di rateazione;
l’Agente della riscossione non può iscrivere ipoteca nei confronti di un contribuente che ha chiesto e ottenuto di pagare a rate.

L’ipoteca è iscrivibile solo se l’istanza è respinta o se il debitore decade dal beneficio della rateazione;
il contribuente che ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e può partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi;
si decade dal beneficio della dilazione se non sono pagate due rate consecutive. Precedentemente era prevista la decadenza con il mancato pagamento della prima rata o successivamente, di due rate, anche non consecutive;
anche se non sono state pagate le rate degli avvisi bonari dell’Agenzia delle entrate è possibile chiedere a Equitalia la rateazione, una volta ricevuta la cartella.

La domanda di rateazione, comprensiva della documentazione necessaria, inclusa copia del documento di riconoscimento, si può presentare tramite raccomandata a/r oppure a mano presso uno degli sportelli dell’Agente della riscossione competente per territorio o specificati negli atti inviati da Equitalia.

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Maggio 2013 17:20
 
CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ANNUALE ADUSBEF LOMBARDIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 11 Aprile 2013 09:21

vedere allegato

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Aprile 2013 09:22
 
TRUFFE INFORMATICHE: ottenere il risarcimento dalla banca si può PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 29 Marzo 2013 18:04

Settantamila euro rubati da un conto corrente mediante 28 bonifici non autorizzati in quattordici giorni, il correntista cita in giudizio la banca e la spunta. Ora quest’ultima dovrà risarcirlo degli ammanchi dal proprio conto corrente.

Il Tribunale di Verona, con una recentissima sentenza, ha ribadito un concetto già espresso da diversi tribunali di merito italiani: la banca deve risarcire le vittime del phishing ove si dimostri  che forniva al correntista strumenti di protezione del conto corrente inadeguati. Inoltre, in caso di controversia giudiziaria, tale onere dimostrativo incombe sull’istituto di credito. Questo importante principio deriva direttamente da precise disposizioni di legge.

La vicenda processuale passata al vaglio della corte scaligere aveva ad oggetto un vicenda di phishing: un utente si era visto prosciugare il conto corrente mediante 28 bonifici in soli 14 giorni diretti tutti verso il medesimo beneficiario. Con ogni probabilità quest’ultimo aveva carpito le credenziali di accesso al conto dell’interessato attraverso ben note tecniche di criminale ingegneria sociale (phishing). La banca si era difesa sostenendo un concorso di colpa dell’utente, che ben avrebbe potuto verificare direttamente gli ammanchi attraverso un costante monitoraggio del proprio conto corrente, e che avrebbe omesso di adottare le dovute cautele modificando al primo utilizzo le credenziali fornite, agevolando il furto dell’identità digitale compiuta dagli ignoti criminali informatici autori del phishing ai suoi danni. l’utente, invece, lamentava una scarsa protezione dei propri risparmi offerta dalla banca, poiché priva di sistemi di verifica mediante sms, oppure di password variabili.

Il Tribunale ha dato ragione al correntista, ribadendo l’onere della banca di dover fornire sempre un servizio di protezione dei risparmi dell’utente all’avanguardia ed adeguato al progresso tecnico, ma soprattutto ribadendo un consolidato orientamento della Corte di Cassazione circa l’applicazione degli obblighi del mandatario nei confronti dell’istituto di credito, secondo cui “non può essere omessa (…) la verifica dell’adozione da parte dell’istituto bancario delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio (…); infatti, la diligenza posta a carico del professionista ha natura tecnica e deve essere valutata tenendo conto dei rischi tipici della sfera
professionale di riferimento ed assumendo quindi come parametro la figura dell’accorto banchiere” (cfr. Cass., sez. I civile, 12 giugno 2007 n. 13777)

Precisando che, in difetto di tale prova rigorosa, incombente, peraltro unicamente sull’istituto di credito, quest’ultimo deve essere condannato al risarcimento del danno subito dalla parte, coincidente, nel caso di specie, con il furto subito dal proprio conto corrente attraverso internet.

Questa la massima di diritto elaborata dal Tribunale veneto

«Nell’ambito di una controversia fra correntista e banca, laddove il primo è stato vittima di una frode informatica del tipo cd. “phishing” attuata mediante bonifici via Internet verso terzi non disposti dal vero titolare della provvista, deve ricordarsi che a causa del contenuto dell’obbligazione alla quale è tenuto l’istituto di credito, vertendosi in tema di responsabilità contrattuale, grava su di esso l’onere di fornire la prova del proprio adempimento, in conformità al principio di vicinanza della prova: ne consegue che detto istituto deve essere condannato al risarcimento del danno, equivalente alle somma sottratte dal conto, ove non risulti raggiunta la dimostrazione dell’apprestazione di adeguate misure di sicurezza, offrendo la tecnologica accorgimenti come il servizio di “sms-alert” che offre tempestiva informazione sui movimenti, né potendosi addebitare all’utente alcun concorso di colpa, laddove le facoltà di controllo offerte dall’home banking non escludono affatto il diritto a ottenere l’estratto conto» Trib. Verona, 2 ottobre 2012, Sez. IV

 

Fonte: Avv. Luca Bovino
Responsabile area legale
Anti-Phishing Italia



 
DOPO IL 2008 NULLE GRAN PARTE DELLE CARTELLE EQUITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L:   
Martedì 19 Marzo 2013 17:06

EQUITALIA, LA CASSAZIONE HA DECISO: DOPO IL 2008 NULLE LA GRAN PARTE DELLE CARTELLE

Ennesimo giro di vite della Cassazione con la sentenza n. n. 4516 del 21.03.2012 sulle cartelle criptiche e sempre molto poco chiare di Equitalia; la nuovissima sentenza della Suprema Corte ha interessato tutti gli avvisi di riscossione notificati dopo giugno 2008. Vanno considerati nulli se non contengono l’indicazione della base di calcolo degli interessi: cioè quando omettano di indicare, in modo dovutamente dettagliato, le aliquote applicate per ogni annualità di mora applicata. Quindi secondo la Corte di Cassazione saranno illegittime “tutte le cartelle che riportino solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza indicare come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità”.

È quindi irrilevante che l’accertamento si sia concluso e che il cittadino ne sia già stato messo a conoscenza. Così come è ininfluente anche che la cartella sia stata emessa sulla base di una sentenza divenuta definitiva e che gli interessi siano stati calcolati sulla base dell’art. 20 del DPR n. 602 del 1973, e non contengono il nome e la sottoscrizione del funzionario responsabile del procedimento (si tratta delle cosiddette “cartelle mute”) principio questo che era già stato affermato dalla stessa Cassazione nella sentenza n. 10805 del 2010. Restano valide invece le cartelle che sono state notificate prima del giugno 2008

Un vero e proprio fuoco incorciato quello che si sta abbattendo, in questi giorni, su Equitalia aperto con la riesumazione, da parte del settimanale “L’Espresso” della sentenza della Cassazione del 2007 che è stata sinora occultata e successivamente con i problemi delle notifiche lacunose o effettuate da soggetti non legittimati. I cittadini e le imprese sinora vessate ringraziano.

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Marzo 2013 19:22
 
EQUITALIA DOVRA' RENDERE NOTI I CASI DI ISCRIZIONE ILLEGITTIMA DI IPOTECA SOTTO GLI 8000 EURO PDF Stampa E-mail
Scritto da AL   
Martedì 19 Marzo 2013 16:55
EQUITALIA è stata condannata dal TAR di Roma ad esibile i documenti che dimostrano i casi di  iscrizioni ipotecarie illegittime sotto gli 8000 Euro, compresi i nomi dei funzionari responsabili.
La nostra Associazione aveva già più volte denunciato il comportamento di EQUITALIA (e prima di ESATRI) che continuava ad iscrivere ipoteche sui beni dei contribuenti per crediti sotto gli 8 mila Euro, valore indicato dalla Cassazione come soglia al di sotto della quale l'agente della riscossione non può scendere per le iscrizioni ipotecarie.
Ora, anche a seguito della sentenza del TAR del Lazio n. 2660/13 pubblicata oggi dalla serza sezione, EQUITALIA è chiamata a fare chiarezza. E la nostra associazione è pronta a chiedere i danni per tutti coloro che sono stati vittime di questi soprusi. Invitiamo chi ha avuto iscrizioni ipotecarie da parte di EQUITALIA o comunque da un Concessionario della Riscossione per crediti inferiori a 8000 Euro a contattate i nostri delegati, oppure ad inviare una mail a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:46
 
15.04.2013 - ULTIMATUM PER RECUPERO POLIZZE DORMIENTI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 01 Marzo 2013 16:27

Polizze vita girate a “Fondi dormienti”:

fino al 15 aprile 2013 è possibile richiedere alla Consap la restituzione delle somme.

In una lettera inviata dall’IVASS (ex ISVAP, oggi Bankitalia) alle compagnie di assicurazione, l’Autorità invita a fornire la massima collaborazione ai consumatori per permettere loro di procedere alla richiesta. Le imprese dovranno informare tempestivamente della possibilità del rimborso i consumatori che abbiano ricevuto il rifiuto alla liquidazione delle prestazioni in quanto devolute al “Fondo “Rapporti dormienti” e a provvedere, su richiesta dei consumatori stessi, a rilasciare in tempi rapidi le attestazioni necessarie.

Da sito Consap.it il link per l’Avviso di presentazione delle domande”

http://www.consap.it/$ConsapResources/documenti/fondi-e-attivita/polizze-dormienti/avviso-di-presentazione.pdf

Si riporta il link per scaricare il testo della domanda (da www.consap.it):

http://www.consap.it/$ConsapResources/documenti/fondi-e-attivita/polizze-dormienti/domanda-di-rimborso.pdf

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