INDENNIZZI QUATTRO BANCHE IN DEFAULT PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 03 Maggio 2016 10:24

Il Consiglio dei ministri del 29 aprile 2016 ,ha approvato il decreto legge che reca disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione.

Il decreto legge dispone misure per il rimborso degli investitori nelle quattro banche poste in risoluzione nel novembre 2015 (Banca Etruria, Carichieti, Carife, Banca Marche), misure a sostegno delle imprese e misure di accelerazione delle attività di recupero crediti.

E' stata congegnata una procedura basata su due sistemi:

- un indennizzo automatico
- un arbitrato.

Per l'indennizzo diretto Il decreto prevedo lo sbarramento per l'acquisto delle obbligazioni al 12 giugno 2014 ( data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea della Direttiva per il risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie (BRRD) da parte delle istituzioni dell’Unione europea.

Coloro che hanno investito in obbligazioni successivamente a tale data possono accedere solo alla procedura arbitrale prevista dalla legge di stabilità per il 2016 presso l'ANAC (Autorità Anticorruzione) di Roma.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Maggio 2016 18:10
 
ARBITRATO ICSID - ARGENTINA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 22 Aprile 2016 13:55

Informiamo che è' stato siglato l'accordo finale per i circa 50.000 italiani rappresentati dalla TFA nel ricorso arbitrale ICSID e detentori di bond argentini in default dal 2001.

L'intesa firmata a New York conferma il pagamento in contanti pari al 150% dell'importo nominale originario di tali obbligazioni entro fine giugno per circa 1,35 miliardi di dollari. Il via libera ufficiale è arrivato dopo la sentenza della Corte di Appello di New York che ha revocato le ultime restrizioni verso lo stato sudamericano permettendo all'Argentina di tornare a finanziarsi sul mercato dei capitali dopo 15 anni recuperando così le risorse per pagare i propri creditori. 

Ricordiamo che l'accordo interessa coloro che hanno ancora i bond argentini e non hanno aderito alle precedenti offerte di ristrutturazione.

Le formalità per il pagamento dovrebbero essere attuate tramite le banche depositarie dei bond dei propri clienti. L'iter di completamento non dovrebbe essere lunghissimo, ma ci vorrà sicuramente qualche mese. I clienti interessati dovrebbero ricevere una comunicazione apposita.

La nostra associazione è a disposizione per ogni chiarimento.

Consulenze riservate agli iscritti.

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Aprile 2016 13:55
 
VENETO BANCA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 12 Aprile 2016 18:08

Con comunicato stampa dell' 8 aprile 2016 ha preannunciato di voler avviare una procedura di conciliazione paritetica con le Associazioni dei Consumatori per cercare di trovare una soluzione alle controversie con coloro che hanno investito nelle sue obbligazioni e azioni.

Invitiamo coloro che hanno investito nei titoli di questa banca a mettersi al più presto in contatto con la nostra Associazione per le opportune valutazioni.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Aprile 2016 19:24
 
Campagna tutela possessori Buoni Postali Fruttiferi serie N, O, P PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 29 Febbraio 2016 16:30

Caro Lettore,


ti informiamo che la nostra Associazione sta promuovendo vertenze giudiziali per far ottenere il corretto importo promesso da Poste Italiane ai risparmiatori che avevano sottoscritto i Buoni Postali Fruttiferi serie N, O e P; cioè i buoni anteriori al famigerato Decreto Ministeriale del 1986 che ha modificato i tassi degli interessi diminuendoli, e Poste non aveva avvisato nessuno. L'importo corretto è quello stabilito a retro del titolo.

Dato l'interesse che ADUSBEF ripone in questa campagna per fare giustizia di questa "truffa di stato" nell'interesse collettivo, precisiamo che abbiamo convenuto con i legali convenzionati con la nostra Associazione che non esporranno oneri per i consumatori che aderiranno all'iniziativa se non a risultato positivo ottenuto; quindi saranno dovute come anticipazioni solo le spese vive (in buona sostanza spese per la mediazione, marche da bollo).

L'iniziativa, volta a recuperare la differenza sugli interessi che Poste non riconosce, è valida anche per coloro che hanno già incassato i titoli, purchè siano in possesso della ricevuta di incasso e della copia del Buono Postale Fruttifero fronte/retro. E l'incasso sia avvenuto meno di dieci anni fa (cioè entro il termine di prescrizione).

Può agire  il contitolare del buono, anche se l'altro è deceduto.

Per qualsiasi ulteriore informazione scriveteci o telefonate.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2017 19:12
 
NOVITA' SULL'ANATOCISMO BANCARIO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 12 Aprile 2016 12:30

Dopo tante battaglie contro la prassi bancaria di capitalizzazione degli interessi passivi al cliente in barba al divieto di cui all'art. 1283 c.c. il nostro legislatore - che è sempre molto attento alle esigenze dei poteri forti ma poco per quelle della parte debole del rapporto - con  il decreto Salva Banche approvato in questo mese di aprile 2016 ha mischiato nuovamente le carte.

Apparentemente viene dichiarato illegittimo, ma poi ci sono da verificare una serie di  novità sul divieto ed eccezioni.

Ecco cosa dicono le nuove norme. Gli interessi (attivi e passivi) possono essere calcolati una sola volta all’anno, ovvero al 31 dicembre oppure nel momento in cui si chiude il rapporto tra il cliente e la banca. Già questa è una grossa novità perché, come abbiamo visto prima, gli istituti di credito solitamente conteggiavano gli interessi ogni trimestre.

La nuova legge inoltre stabilisce che gli interessi debitori maturati non possono generare ulteriori interessi e vengono calcolati esclusivamente sul capitale. In altre parole: divieto di anatocismo. Ma la legge prevede alcune eccezioni per questo divieto e, purtroppo, non si tratta di casi così rari.

L’applicazione dell’anatocismo è ancora legittima in caso di interessi moratori, ovvero quelli che vengono calcolati quando il cliente è in ritardo sui pagamenti. L’anatocismo può sembrare una sorta di sanzione che va ad aggiungersi ai normali interessi moratori che già di per sé sono superiori rispetto ai normali interessi corrispettivi. In ogni caso anche il conteggio degli interessi moratori avviene una sola volta all’anno. L’applicazione dell’anatocismo è ancora legittima anche sugli interessi legati alle aperture di credito in conto corrente e allo sconfinamento.

Nei casi di eccezione che abbiamo appena visto gli interessi vengono conteggiati al 31/12 e diventano esigibili il primo marzo dell’anno successivo a quello di maturazione (sono immediatamente esigibili quelli dovuti in caso di estinzione del rapporto tra banca e cliente); il cliente può autorizzarne l’addebito sul conto nel momento in cui diventano esigibili: l’addebito viene considerato come un aumento del capitale finanziato e per questo contribuiscono alla produzione dei nuovi interessi.

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Aprile 2016 12:40
 
MEDIAZIONE TRIBUTARIA. PERCHE' QUALCHE VOLTA CONVIENE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 24 Marzo 2016 19:17

Con la riforma delle sanzioni tributarie il reclamo o la proposta di mediazione tributaria (istanza di mediazione tributaria) diventano più convenienti, infatti le sanzioni passano dal 40 al 35 % del minimo di legge. Inoltre nessuna sanzione o interesse per quanto concerne le somme dovute per contributi previdenziali e assistenziali.
L’applicazione della sanzione al 35 % del minimo viene applicata a partire dal 1° Gennaio 2016, anche se le mediazioni sono relative a atti o ricorsi notificati in un momento precedente(mediazione tributaria 2015); al contrario sanzioni al 40 % per le mediazioni perfezionate al primo Gennaio 2016. La mediazione viene perfezionata anche dopo che è entrato in vigore il D. Lgs 156/2015 attraverso il pagamento integrale di quanto dovuto (o solo della prima rata) entro 20 giorni dalla data di sottoscrizione.
Il versamento dell’importo dovuto può essere effettuato attraverso pagamento rateale con un massimo di 8 rate trimestrali (per reclamo e mediazione tributaria). Il numero delle rate potrebbe essere incrementato anche a 16 per importi superiori a 50 mila euro, tuttavia la norma della mediazione è valida esclusivamente per pratiche con una maggiore imposta accertata non superiore a 20 mila euro. La scadenza per il pagamento delle rate successive alla prima è fissata entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre in base alle modifiche apportate dalle nuove norme in materia.
Ovviamente anche questa soluzione deve essere attentamente valutata, meglio se da un professionista.
Ricordiamo ai nostri utenti che esiste anche la possibilità di rateizzare.
Qualora il contribuente decida di rateizzare l’importo da versare al fisco è prevista l’applicazione dell’istituto del ravvedimento operoso così come disposto dall’art. 13 D. Lgs 472/97. Il ravvedimento dovrà avvenire per le rate diverse dalla prima entro il termine in cui si effettua il versamento della rata successiva. La sanzione su cui calcolare il ravvedimento è quella prevista dall’articolo 13 del D. Lgs 471/97 che prevede un incremento nella misura dell’1 % al giorno nei primi 14 giorni di ritardo, per poi passare al 15 % dal 15° al 90 ° giorno di ritardo. A partire dal 91° giorno di ritardo la sanzione passa al 30 %. Come chiarito dall’amministrazione finanziaria, nel caso in cui il ravvedimento sia spontaneo, non si avrà mai la sanzione del 30 % ma quella del 15 % .
L’amministrazione ha anche previsto che in caso di lieve inadempimento l’accordo di mediazione non decade e il contribuente può continuare a beneficiare della rateazione. In sostanza la rateazione può proseguire qualora l’insufficiente versamento della rata sia non superiore al 3 % e in ogni caso a 10 mila euro (la norma è valida anche in caso di versamento tardivo non superiore a 7 giorni).

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Marzo 2016 19:19
 
TRUFFE INFORMATICHE POSTALI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 24 Marzo 2016 18:53

Sgominata una banda di criminali. Ogni tanto una buona notizia.

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Marzo 2016 18:54
 
SCANDALO EURIBOR PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 18 Marzo 2016 20:41

Euribor, da Londra mandato di arresto europeo per 5 trader

Nel mirino 4 ex dipendenti di Deutsche Bank e un impiegato di Société Générale  sotto accusa per aver manipolato le quotazione del tasso di riferimento interbancario

La Gran Bretagna ha ottenuto un mandato di arresto europeo per cinque funzionari accusati di aver cospirato per manipolare le quotazioni dell’Euribor, il tasso di riferimento del mercato interbancario europeo, usato per determinato il prezzo di moltissimi prodotti finanziari, muti inclusi.

I funzionari sono quattro tedeschi, Kai-Uwe Kappauf, Joerg Vogt e Ardalan Gharagozlou, ex dipendenti della Deutsche Bank, mentre Andreas Hauschild lavora ancora per il gruppo bancario di Francoforte, e un ex impiegato della Société Générale, Stephane Esper.

I cinque indagati avevano respinto la richiesta del giudice inglese di presenziare all’udienza dell’11 gennaio presso la Corte di Westmister a Londra, dove sarebbero stati incriminati formalmente di frode per aver truccato la quotazioni dell’Euribor.

Per lo scandalo il Serious Fraud Office aveva previsto di incriminare 10 uomini e una donna , ma il rifiuto dei cinque indagati ha rovinato i piani.

Il processo continua contro altri sei indagati, tra i quali Christian Bittar, un trader basato a Singapore ed ex star della Deutsche Bank, un stella, incriminato insieme Philippe Moryoussef, Colin Bermingham, Sisse Bohart e Carlo Palombo, ex trader per Barclays, e Achim Kraemer, ancora impiegato da Deutsche Bank. I legali di Kraemer, Palombo e Bittar in passato hanno respinto ogni accusa. Adesso la nuova mossa delle autorità britanniche potrebbe dar avvio a una richiesta di estradizione.

Il processo penale contro trader e funzionari arriva dopo Deutsche Bank, Barclays e Société Générale hanno ammesso il loro coinvolgimento nel cartello dell’Euribor nel 2013 nel corso dell’indagine portata avanti dalal Commissione europea. Bruxelles ha sanzionato Deutsche e SoGen con una multa di un miliardo di dollari.

L’istituto tedesco ha dovuto pagare altri 2,5 miliardi di dollari chiesti dalle autorità americane e inglesi e la sua filiale londinese ha ammesso la manipolazione dei tassi.

Barclays è stata graziata dalle autorità europee per aver rivelato l’esistenza del cartello, ma ha dovuto pagare 453 milioni alle autorità Usa e britanniche.

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Marzo 2016 20:41
 
SEMINARI DI EDUCAZIONE FINANZIARIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 09 Marzo 2016 17:55

seminario con la partecipazione di ADUSBEF

 
BANCA POPOLARE DI VICENZA, PROCURA INDAGA PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 01 Marzo 2016 18:54

Associazione per delinquere e falso in bilancio: sono queste le nuove ipotesi di reato attorno alle quali sta lavorando la Procura in relazione all'indagine sulla Banca Popolare di Vicenza.
Associazione per delinquere e falso in bilancio: sono queste le nuove ipotesi di reato attorno alle quali sta lavorando la Procura in relazione all'indagine sulla Banca Popolare di Vicenza. Lo rende noto l'agenzia Ansa.La vicenda era venuta alla luce lo scorso settembre con perquisizioni che avevano riguardato gli uffici della banca a Vicenza, ma anche a Milano, Roma e Palermo.
Le iniziali contestazioni di aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza - Banca d'Italia e Bce - erano state rivolte nei confronti di 6 persone: l'ex presidente Gianni Zonin, l'ex dg Samuele Sorato, Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta entrambi ex vicepresidenti e i due consiglieri di amministrazione Giovanna Dossena
e Giuseppe Zigliotto, presidente di Confindustria Vicenza.
Oggi la Banca Popolare di Vicenza ha depositato presso Borsa Italiana la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni sul Mercato telematico azionario e ha presentato a Consob la richiesta di approvazione del prospetto relativo all'offerta pubblica di sottoscrizione e quotazione delle azioni.L'aumento di capitale e la quotazione, ha precisato la popolare, sono entrambi subordinati all'approvazione da parte dell'assemblea dei soci del 5 marzo.


Fonte: ANSA 1.3.2016

Invitiamo coloro che hanno acquistato azioni di questa banca a contattare la nostra associazione per valutare le opportune iniziative di tutela da intraprendere, non esclusa la denuncia.

 

 
OBBLIGAZIONI SUBORDINATE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 29 Febbraio 2016 14:01

A seguito dei recenti scandali e sopratutto delle vicende delle quattro banche (CARICHIETI, BANCA ETRURIA, CARIFE e BANCA MARCHE), molti nostri utenti ci chiedono spiegazioni sulle obbligazioni subordinate.
Riteniamo quindi utile per tutti capire le caratteristiche di questi particolari titoli, e le tipologie.

OBBLIGAZIONI SUBORDINATE: LE TIPOLOGIE IN CIRCOLAZIONE

Con le ultime regole sui requisiti minimi di capitale, le cosiddette Basilea 2 e Basilea 3, la distinzione tra le diverse categorie di obbligazioni subordinate è cambiata e le tipologie sono ridotte a 2: Tier 1 e Tier 2. In precedenza le tipologie di bond subordinati erano 4, che riportiamo si seguito.
E' importante tenerne conto visto che sono ancora in circolazione e potrebbero essere ancora nel portafoglio di qualcuno:
- Tier 1
- Upper Tier 2
- Lower Tier 2
- Tier 3

BOND SUBORDINATI: I TIER 1
Le obbligazioni subordinate Tier 1 sono le più rischiose e in caso di insolvenza si rischia il 100% del capitale investito. C’è il rischio che l’emittente possa differire o addirittura cancellare una cedola in particolari situazioni (per esempio quando non può pagare un dividendo). Spesso non hanno scadenze finali e in caso di difficoltà c’è il rischio di subire una decurtazione del capitale.

BOND SUBORDINATI: GLI UPPER TIER 2
Le obbligazioni subordinate Upper Tier 2 sono, dopo le Tier 1 i bond junior più rischiosi. In caso di insolvenza si rischia il 100% del capitale investito e c’è il rischio che l’emittente possa differire (ma non cancellare una cedola): in caso di necessità, infatti, le cedole non vengono cancellate, ma solo sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiuda in utile. Non è detto che esista una scadenza finale  predeterminata e non si rischia quasi mai di subire una decurtazione del capitale.

BOND SUBORDINATI: I LOWER TIER 2
Le subordinate Lower Tier 2 sono la tipologia di bond subordinato più comune. Spesso sono di durata decennale, gli interessi sono sospesi solo nel caso in cui si manifesti un grave caso di insolvenza. . In caso di liquidazione dell’emittente, questo strumento viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, trovandosi soddisfatto allo stesso modo dei Tier 3, ma sempre dopo le obbligazioni senior .
Possono essere a scadenza fissa od essere dotati di una clausola di rimborso anticipato (non prima del quinto anno di vita e, di solito, cinque anni prima della scadenza finale). Se la banca  non utilizza l’opzione di rimborso anticipato alla prima data consentita, non solo la cedola viene aumentata in modo consistente (clausola di step-up), ma  l’emittente viene anche penalizzato dalla propria banca centrale, visto che perde progressivamente il diritto di considerare tali bond capitale di vigilanza.

BOND SUBORDINATI: I TIER 3
I Tier 3 sono i bond subordinati meno rischiosi (e quindi meno remunerativi). Visto che non vengono conteggiati dalle banche quale capitale di vigilanza vero e proprio sono un asset class poco comune. Hanno scadenza breve, di solito dai 2 ai 4 anni.

Le varie tipologie di bond subordinati in una tabella riepilogativa:

rendimento_rischio

BOND SUBORDINATI: 5 COSE DA SAPERE
Sono 5 gli elementi che vanno attentamente valutati prima di investire nelle obbligazioni subordinate.

Le obbligazioni subordinate sono strumenti complessi e spesso difficili da inquadrar
e – Nonostante in questi ultimi anni la normativa  sulla trasparenza degli investimenti abbia fatto passi da giganti non è sempre facile comprendere le caratteristiche tecniche di questi titoli. Per capirle in pieno bisognerebbe avere ben chiare le logiche di funzionamento degli intermediari creditizi e delle banche centrali. Molo spesso non è sempre chiaramente evincibile dalla documentazione il reale rischio a cui ci si espone.

Il loro rischio di credito è elevato
- In caso di fallimento o di dissesto, la perdita che può subire l’investitore è sempre elevata e molto spesso tendente al 100% del capitale investito, poiché vengono privilegiati gli altri creditori. In particolare, il rischio di credito è elevatissimo per le obbligazioni di tipo Tier 1 e per alcuni Tier 2.

Sono difficili da valutare, specie se è incerta la data di rimborso del capitale - Molte obbligazioni subordinate non hanno una vera e propria scadenza, ma prevedono la possibilità di essere richiamate dall’emittente a certe date con la cosiddetta opzione “call”. L’assenza di scadenza rende difficile stimare il rendimento dell’investimento, dal momento che non si conosce con certezza la sua scadenza.

La loro liquidità è scarsa - I bond subordinati possono essere veramente difficili da acquistare e da vendere.

Il rischio è difficile da diversificare – Nella maggior parte dei casi non basta avere un portafoglio ampiamente diversificato per potere controllare il rischio di queste obbligazioni. Il rischio che comporta questo tipo di investimento assomiglia infatti più a quello di un portafoglio azionario che a quello di un portafoglio di obbligazioni corporate.

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Marzo 2016 13:53
 
NEWS PER MONTE DEI PASCHI DI SIENA. PROCURA DI MILANO APRE NUOVO PROCEDIMENTO PENALE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 16 Febbraio 2016 20:46

(ANSA) - MILANO, 16 FEB 2016 - La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per 13 persone, tra cui gli ex vertici di Mps, ex manager e manager di Deutsche Bank e di Nomura e per i tre istituti di credito, in qualità di enti, per una serie di operazioni finanziarie con cui sarebbero state coperte le perdite dopo l'acquisto da parte della banca senese di Antonveneta.
I reati contestati dai pm Stefano Civardi, Mauro Clerici e Giordano Baggio sono falso in bilancio, ostacolo alle attività di vigilanza di Consob e Bankitalia, aggiotaggio e falso in prospetto per fatti commessi tra il 2008 e il 2012.
Tra i 13 indagati figurano l'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l'ex direttore generale Antonio Vigni, l'ex responsabile dell'area finanza Gianluca Baldassarri, l'ex direttore finanziario Daniele Pirondini e un altro ex manager Mps, oltre a sei dirigenti o ex di Deutsche Bank e due della banca giapponese Nomura. La vicenda riguarda in particolare il derivato Santorini e il prestito Fresh.

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Marzo 2016 13:54
 
Sovraindebitamento: novità in arrivo. PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 11 Febbraio 2016 12:36

Il progetto di riforma della legge fallimentare elaborato dalla Commissione Rordorf, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 11 febbraio 2016, prevede una profonda rivisitazione della materia concorsuale, emancipandola dalla disorganicità e dalla logica estemporanea ed emergenziale degli ultimi interventi normativi, nella prospettiva di rendere il diritto concorsuale sintonico con i principi emersi in ambito europeo.

Anche l’istituto dell’esdebitazione è oggetto di importanti modifiche, sia nella procedura di liquidazione giudiziale (destinata a sostituire l’attuale procedura di fallimento) che nella disciplina del sovraindebitamento. In entrambi i casi si assiste, da un punto di vista sostanziale, ad un ampliamento dell’ambito applicativo dell’istituto, sia a livello soggettivo (con l’estensione anche alle società ed alle persone giuridiche) che a livello oggettivo (consentendo, nelle procedure di sovraindebitamento, l’accesso al beneficio dell’esdebitazione per una sola volta anche a chi non sia attualmente in grado di assicurare alcuna utilità ai propri creditori), senza scostarsi da un parametro di meritevolezza del debitore, incentrato, in negativo, sull’assenza di atti di frode nei confronti dei creditori.

 
Crack quattro banche: gran parte del danno scaricato ai risparmiatori PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 11 Febbraio 2016 12:30

Fonte Reuters

Le obbligazioni subordinate emesse dalle banche italiane sono 67 miliardi di euro di cui il 46% circa in mano alle famiglie e l' 83% di queste obbligazioni è stato emesso dai primi 10 istituti di credito. E' la fotografia fatta da Banca d' Italia lo scorso 30 dicembre in un documento preparato per una eventuale pubblicazione in seguito all' attenzione pubblica su questo strumento dopo la risoluzione delle quattro banche che ha determinato l' annullamento del valore di questi bond emessi da Banca Marche, Banca Etruria, Carife e CariChieti.

Oggi alle 21.00 il governo dovrebbe esaminare tra le altre misure anche un provvedimento per ristorare alcuni dei risparmiatori che hanno investito nelle subordinate di queste quattro banche e hanno perso tutto con la risoluzione. Il documento è un appunto per il direttorio, diffuso dall' associazione di consumatori Adusbef, e non è stato commentato dalla Banca d' Italia.

Ecco in sintesi il contenuto con dati aggiornati al 31 ottobre 2015: Obbligazioni subordinate in essere pari a 67 miliardi, pari a 11% totale obbligazioni emesse dalle banche (623 miliardi) Al netto di riacquisti temporanei, in circolazione circa 59 miliardi di obbligazioni subordinate: 90% classificate all' emissione come Tier2, 10% come Tier1. Unicredit con 22,8 miliardi e Intesa SP con 14,4 miliardi sono i principali emittenti; le prime 10 banche rappresentanto l' 83% del totale emesso. Detentori delle obbligazioni sono per il 46,1% le famiglie italiane (31 miliardi); 17,2% Banche italiane (11,6 miliardi di cui riacquisti temporanei per 8,5 miliardi)

L' ammontare delle obbligazioni subordinate in mano alle famiglie non è variato in modo significativo negli ultimi anni. Rappresenta circa il 13% dell' investimento in obbligazioni bancarie (era il 9% a inizio 2012); poco meno dell' 1% della ricchezza finanziaria totale.

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Febbraio 2016 12:31
 
BANCA POPOLARE DI VICENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 10 Febbraio 2016 18:00

Banca Popolare Vicenza, il "rosso" sale a 1,4 miliardi

fonte  Redazione VicenzaPiù

 

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Banca Popolare Vicenza comunica ufficialmente che il Consiglio di Amministrazione riunitosi il 9 febbraio 2016 ha approvato i risultati consolidati preliminari 2015 e confermato l’aumento di capitale fino a 1,5 miliardi di euro da sottoporre all’Assemblea Straordinaria dei Soci. Aggiornato il Piano Industriale 2015-2020 alla luce dei risultati consuntivi 2015 e delle più recenti evoluzioni del mercato.

 

Risultato netto di esercizio 2015 pari a -1,4 miliardi di euro, con una variazione della perdita di circa 350 milioni di euro rispetto a giugno 2015, principalmente per effetto di riclassificazioni relative al “capitale finanziato”, gia’ dedotto a giugno 2015 dal patrimonio di vigilanza.

Ricavi “core” (margine di interesse e commissioni nette) in leggera crescita rispetto all’anno precedente.

Costi operativi sostanzialmente stabili, al netto di componenti straordinarie.

Coefficienti patrimoniali superiori ai minimi regolamentari (cet 1 ratio al 6,65% e total capital ratio all’8,13%, superiore rispetto al dato di giugno 2015). includendo l’effetto del prospettato aumento di capitale, il cet 1 ratio si attesterebbe al di sopra del 12%, valore superiore al target srep bce (10,25%).

In crescita al 42,4% i livelli di copertura dei crediti deteriorati (includendo gli stralci), rispetto al 37,9% del 31 dicembre 2014 (+4,5 p.p.) e al 41,8% di giugno 2015.

Aggiornamento del piano industriale con conferma dei target al 2020 di un utile netto oltre 300 milioni di euro e livelli di cet 1 ratio superiori al 12%, includendo l’effetto del prospettato aumento di capitale.

I risultati consolidati preliminari di Bilancio al 31 dicembre 2015 evidenziano:

·           Ricavi “core” (margine di interesse e commissioni nette) in leggera crescita rispetto al 2014 (+1,7% a/a): margine di interesse sostanzialmente allineato all’anno precedente (-1,4% a/a), e commissioni nette in aumento (+7,0% a/a). Proventi operativi in leggera riduzione rispetto all’anno precedente (-2,3% a/a), principalmente per effetto della riduzione del contributo del risultato netto dei portafogli di proprietà (-12,7% a/a) e degli altri proventi netti (-68,6% a/a).

·           Costi operativi al netto di componenti straordinarie sostanzialmente stabili (+0,6% a/a). Il dato effettivo evidenzia una crescita del 12,7% a/a, che risente dei contributi richiesti per la risoluzione delle crisi bancarie e la tutela dei depositanti, di oneri legati all’attività di ricognizione dell’assetto patrimoniale e all’operazione di trasformazione, quotazione e rafforzamento patrimoniale in corso, nonché di oneri riferibili al personale per incentivi all’esodo e retention.

·           Accantonamenti e rettifiche di valore per oltre 2.300 milioni di euro, di cui:

-           1.333 milioni di euro di rettifiche di valore su crediti verso clientela, che hanno consentito di incrementare significativamente le coperture sulle esposizioni deteriorate, coperture che aumentano da 37,9% nel 2014 al 42,4% (+450 p.b.) includendo i c.d stralci. Copertura delle sofferenze che si attesta a 59,3% (+530 p.b) e delle inadempienze probabili a 25,8% (+620 p.b.).

Rispetto al 30 giugno 2015, gli accantonamenti per rettifiche di valore su crediti risentono di un importo pari a circa 440 milioni di euro riferibili al capitale finanziato (già in larga parte dedotti dal filtro prudenziale a giugno 2015).

-           171 milioni di euro di svalutazioni su attività disponibili per la vendita e partecipazioni, in larga parte riconducibili ai fondi Athena, Optimum MS1 ed Optimum MS2.

-           335 milioni di euro di rettifiche di valore su avviamenti e altre attività immateriali, relativi ad acquisizioni passate (avviamenti residui pari a euro 6 milioni).

-           513 milioni di euro di accantonamenti a fondo rischi e oneri, principalmente riferibili alla ricognizione effettuata sul patrimonio e ulteriori rischi legali.

·           Common Equity Tier 1 ratio pari al 6,65% (10,44% al 31/12/14) e Total Capital ratio pari all’8,13% (11,55% al 31/12/2014).

-           La riduzione dei coefficienti patrimoniali rispetto al 2014 è dovuta principalmente all’applicazione di un “filtro prudenziale” di circa 1,1 miliardi di euro, coerentemente alle richieste formulate dalla BCE, in gran parte già rilevato nei risultati semestrali 2015.

-           I livelli al 31 dicembre 2015 di CET 1 Ratio e Total Capital Ratio sono superiori ai minimi regolamentari. Includendo gli effetti del prospettato rafforzamento patrimoniale – confermato per un ammontare fino a 1,5 miliardi di euro - il CET 1 Ratio si attesta su un valore superiore al 12%, significativamente superiore al target SREP delle BCE (10,25%), e il Total Capital Ratio oltre il 14%.

 

Aggiornamento del Piano Industriale 2015-2020:

·                Confermate le linee guida strategiche che valorizzano il ruolo di banca commerciale radicata sul territorio, focalizzata sull’offerta di servizi di qualità alle imprese, agli imprenditori e alle famiglie.

·                Rafforzata l’azione di contenimento dei costi operativi in arco piano.

·                Ridotto l’apporto complessivo dei ricavi da interessi alla luce dei dati consuntivi 2015 con una previsione di minore crescita delle masse intermediate.

·                Incrementato il costo del credito alla luce della più recente evoluzione dello scenario di mercato

Target di utile netto confermato superiore a 200 milioni di euro nel 2018 e a 300 milioni di euro nel 2020. A fine Piano il CET1 ratio è previsto attestarsi al 12,9%, il Total Capital ratio al 13,7%, il ROTE Adjusted all’8,2%, il Cost Income Ratio 120%, includendo l’effetto del prospettato aumento di capitale.

Impatti sui risultati preliminari di Bilancio 2015 dell’attività di ricognizione sugli assetti patrimoniali

Nel corso dell’ultimo trimestre del 2015 è stata ultimata la ricognizione delle operazioni di finanziamento che sono state ritenute “correlate” all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni proprie. L’approfondimento delle indagini sulle posizioni già individuate e l’ampliamento del perimetro di analisi hanno fatto emergere ulteriori operazioni riconducibili a tali fattispecie, aggiuntive rispetto a quelle rilevate nella situazione intermedia al 30.06.2015.

Il totale dei finanziamenti “correlati” ammonta ora a € 1.086 mln.

A questi si aggiungono ulteriori importi, relativi a posizioni che presentano profili di anomalia collegati alla operatività su azioni proprie, che portano il totale a complessivi € 1.139 mln (€ 1.001 mln al 30 giugno 2015).

A fronte di tali finanziamenti e dei rischi associati alle ulteriori posizioni segnalate, sono state effettuate rettifiche di valore per € 466 mln e accantonamenti al fondo rischi e oneri per € 352,6 mln, riguardo alle specifiche circostanze di fatto che contraddistinguono tali operazioni e alla ponderata considerazione dei profili di criticità giuridica sottostanti.

Un importo residuo di € 320,8 mln è stato dedotto dal Patrimonio di Vigilanza tramite un c.d. “filtro prudenziale”, in coerenza con le indicazioni della BCE in ordine alla computabilità degli importi afferenti a tali operazioni tra gli elementi di capitale primario di classe 1 in base agli artt. 28 e 36 del Regolamento (UE) n. 575/2013 (CRR). Un ammontare pari a € 304,4 mln verrà evidenziato nel bilancio al 31 dicembre 2015 come riserva indisponibile di patrimonio ai sensi dell’art. 2358, comma 6, cod. civ..

Con riferimento agli ulteriori rischi legali il bilancio consolidato al 31 dicembre 2015 tiene conto dell’esito degli approfondimenti condotti dalle competenti funzioni della Banca e registra specifici accantonamenti al fondo rischi e oneri per € 136,4 mln.

 

Risultati consolidati

 

Gli aggregati patrimoniali

 

Al 31 dicembre 2015 il prodotto bancario del Gruppo, costituito dalla raccolta totale e dagli impieghi per cassa con clientela, ammonta a 61,7 mld/€, in flessione del 16% rispetto ai 73,4 mld/€ del 31 dicembre 2014.

La raccolta totale del Gruppo, costituita dalla somma della raccolta diretta e della raccolta indiretta ammonta, al 31 dicembre 2015, a 36,5 mld/€ ed è in flessione del 19,4% rispetto ai 45,3 mld/€ del 31 dicembre 2014. Nel dettaglio, la raccolta diretta, al netto delle operazioni di pronti contro termine effettuate con controparti centrali, ammonta a 21,9 mld/€, in flessione del 23,3% sulle consistenze di fine 2014. La riduzione della raccolta diretta va posta in relazione a fenomeni che hanno interessato la Banca in corrispondenza di eventi straordinari (perquisizione della Guardia di Finanza a fine settembre 2015) e il sistema bancario nel suo complesso (effetto mediatico Decreto Salva Banche a fine dicembre).

Nel corso delle prime settimane del 2016 si è assistito ad una normalizzazione del profilo di liquidità del Gruppo. L’indicatore LCR[1] è superiore all’80% al 31 gennaio 2016, in netto miglioramento rispetto al dato di fine 2015 (47,5%).

La raccolta indiretta, al netto delle azioni BPVi in custodia ed amministrazione, si attesta a 14,6 mld/€ 
(-2,4% sul 2014), con il comparto della raccolta amministrata in flessione del 9,7%, mentre cresce del 6,7% il risparmio gestito e previdenziale.

Gli impieghi lordi alla clientela, escluse le operazioni di pronti contro termine con CCG ed i correlati margini di garanzia, ammontano al 31 dicembre 2015 a 28,8 mld/€, in leggera flessione rispetto al valore di fine 2014 (-3,7%). Gli impieghi netti con la clientela, escluse le operazioni di pronti contro termine con CCG ed i correlati margini di garanzia, ammontano al 31 dicembre 2015 a 25,1 mld/€, in riduzione dell’8,9% sulle consistenze del 31 dicembre 2014, risentendo in particolare delle importanti rettifiche di valore sui crediti verso la clientela effettuate dal Gruppo nell’esercizio.

Al 31 dicembre 2015, i crediti deteriorati netti verso la clientela ammontano a 5,3 mld/€, in crescita di 1,1 mld/€ su fine 2014. La relativa incidenza sul totale dei crediti verso clientela netti passa dal 14,95% del 31 dicembre 2014 al 21,13% del 31 dicembre 2015. In miglioramento di 5,5 punti percentuali l’indice di copertura dei crediti deteriorati che, complessivamente, passa dal 35,10% del 31 dicembre 2014 al 40,64% del 31 dicembre 2015. Includendo le cancellazioni parziali su crediti in procedura concorsuale ancora in corso alla data del 31 dicembre 2015 (c.d. “stralci”), l’indice di copertura dei crediti deteriorati risulta pari al 42,41% rispetto al 37,90% del 31 dicembre 2014. Le sofferenze nette verso clientela ammontano a 1.889,2 mln/€ e rappresentano il 7,50% del totale dei crediti netti. La relativa percentuale di copertura, includendo gli “stralci”, si attesta al 59,32% in crescita di oltre 5 punti percentuali su fine 2014.

Al 31 dicembre 2015, il rapporto impieghi verso clientela/raccolta diretta è pari al 114,7% (114,2% al netto dell’operatività con controparti centrali) a fronte del 92,6% del 31 dicembre 2014 (96,1% al netto dell’operatività con controparti centrali). L’esposizione netta sul mercato interbancario, al 31 dicembre 2015, ammonta a -7,8 mld/€ in significativo aumento rispetto a fine 2014, principalmente per effetto della scelta di finanziare parte dei titoli di Stato in BCE determinando un incremento dell’esposizione verso la stessa.

Il patrimonio consolidato di pertinenza del Gruppo, comprensivo della perdita d’esercizio, si attesta a 2.534 mln/€ a fronte dei 3.731 mln/€ di fine 2014.

 

Coefficienti di vigilanza e programma di rafforzamento patrimoniale

I Fondi propri computabili a fini di vigilanza al 31 dicembre 2015 ammontano a 2.022,5 mln/€ a fronte dei 3.349 mln/€ al 31 dicembre 2014. La suddetta variazione è principalmente ascrivibile alla perdita d’esercizio e al “filtro prudenziale” prima descritto, introdotto a seguito delle risultanze dell’ispezione della BCE e delle attività di ricognizione dell’assetto patrimoniale del Gruppo svolte internamente.

Il Common Equity Tier 1 Ratio e il Tier 1 Ratio si attestano entrambi al 6,65%, mentre il Total Capital Ratio risulta pari all’8,13%. Con la realizzazione del prospettato aumento di capitale di 1,5 miliardi entro fine aprile, il CET1 ratio e il TCR pro-forma al 31 dicembre 2015 si collocherebbero rispettivamente oltre il 12% e oltre il 14%.

 

I risultati economici

I risultati economici vengono illustrati, nel prosieguo, sulla base del conto economico riclassificato. Per il raccordo tra gli aggregati di seguito commentati e le voci che compongono lo schema del conto economico previsto dalla Circolare n. 262 della Banca d'Italia, si rinvia alla legenda riportata in calce al conto economico riclassificato che è allegato al presente comunicato stampa.

Il conto economico consolidato al 31 dicembre 2015 evidenzia una perdita di 1.407 milioni di euro, principalmente per effetto delle rilevanti rettifiche di valore su crediti e su avviamenti nonché degli accantonamenti ai fondi per rischi e oneri effettuati.

Il margine finanziario, al 31 dicembre 2015, si attesta a 551,8 mln/€ ed è in crescita del 2,1% rispetto al dato del 31 dicembre 2014. In leggera flessione il margine di interesse che si attesta a 503,9 milioni di euro (-1,4% rispetto ai 511,1 milioni di euro del 31 dicembre 2014). Positivo il contributo dell’allargamento della forbice per effetto della riduzione del costo della raccolta che compensa l’andamento dei volumi.

Positiva la dinamica dei dividendi e del risultato delle partecipazioni valutate al patrimonio netto (47,9 mln/€ a fronte dei 29,4 mln/€ del 31 dicembre 2014), principalmente per effetto della valorizzazione di investimenti in private equity.

Le commissioni nette, al 31 dicembre 2015, sono pari a 322,4 mln/€ in crescita del 7% rispetto ai 301,3 mln/€ del 31 dicembre 2014. L’aggregato risente positivamente dell’andamento delle commissioni da gestito e previdenziale, del credito al consumo e dell’azzeramento del costo connesso alla garanzia rilasciata dallo Stato su obbligazioni di propria emissione.

Il risultato netto dei portafogli di proprietà è pari a 163 mln/€ a fronte dei 186,8 mln/€ del primo 31 dicembre 2014 e beneficia positivamente della cessione di alcune partecipazioni (Save, Pittarosso, 21 Investimenti, ecc.) in parte controbilanciate da minori ricavi dell’attività di negoziazione connessa alla strutturazione di operazioni di copertura del banking book. L’ammontare dei titoli di Stato è rimasto sostanzialmente invariato pari a 5,2 miliardi (5,4 miliardi al 31 dicembre 2014).

Gli altri proventi netti, al 31 dicembre 2015, ammontano a 15,3 mln/€ a fronte dei 48,8 mln/€ del 31 dicembre 2014 e risentono, tra l’altro, del minore apporto della “commissione di istruttoria veloce” rispetto all’esercizio scorso nonché di taluni oneri “una tantum” quasi integralmente riferibili ai riaccrediti effettuati alla clientela nel primo semestre 2015 a ristoro di commissioni e recuperi di spesa addebitati negli esercizi passati.

I proventi operativi si attestano quindi a 1.052,6 mln/€, in flessione del 2,3% sul 2014.

Gli oneri operativi ammontano complessivamente a 754,1 mln/€, in crescita del 12,7% sull’esercizio precedente. Tale incremento è principalmente ascrivibile alle altre spese amministrative (+33%) che risentono dei contribuiti (ordinari e straordinari per un totale di 59 milioni di euro) versati al Fondo di Risoluzione Nazionale e al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e delle spese connesse all’attività di “due diligence” sul capitale e per l’operazione di trasformazione in Spa e quotazione in Borsa; le spese per il personale crescono del 2,1%, in seguito ad oneri straordinari (pari a 10,4 mln) riconducibili a costi per incentivazione all’esodo e retention. Al netto delle componenti straordinarie i costi operativi risultano sostanzialmente stabili (+0,6% a/a), mentre le spese per il personale risultano in riduzione 
(-0,5% a/a). Gli ammortamenti delle attività materiali e immateriali crescono marginalmente dello 0,5%.

Il risultato della gestione operativa, al 31 dicembre 2015, risulta pertanto pari a 298,5 mln/€ ed è in flessione del 26,9% sul 2014.

Il cost/income[2] sale al 71,6% in crescita di 9,5 punti percentuali rispetto al 62,1% del 31 dicembre 2014.

Le rettifiche di valore nette ammontano a 1.826,9 mln/€ a fronte dei 1.521,3 mln/€ del 31 dicembre 2014. Le suddette rettifiche si riferiscono per 1.333,4 mln/€ a crediti verso clientela (868,5 mln/€ al 31 dicembre 2014). Le rettifiche di valore relative ai crediti verso la clientela, che già al 30 giugno 2015 ammontavano a 703 mln/€ per effetto dell’evoluzione del credito anomalo nonché di un approccio maggiormente conservativo nei processi di classificazione e valutazione anche alla luce dell’esperienza maturata con il Comprehensive Assessment condotta dalla BCE nel 2014, risentono anche delle specifiche analisi effettuate all’esito del completamento dell’attività di accertamento e ricognizione dei finanziamenti ritenuti “correlati” all’acquisto/sottoscrizione di azioni BPVi.

La copertura media delle esposizioni deteriorate si incrementa di 5,5 p.p., passando dal 35,10% di fine 2014 al 40,64% del 31 dicembre 2015. La copertura dei crediti in bonis (al netto dei PCT e correlati margini di garanzia verso controparti centrali) è invece rimasta sostanzialmente allineata a quella di fine 2014 (0,74% al 31 dicembre 2015, 0,73% a fine 2014). Per effetto di quanto sopra, il credit cost[3] al 31 dicembre 2015 si attesta al 5,29% su base annua, a fronte del 3,09% del 31 dicembre 2014.

Le rettifiche di valore nette delle attività finanziarie disponibili per la vendita e partecipazioni ammontano a 171,2 mln/€ (36,2 mln/€ al 31 dicembre 2014) e sono riconducibili in gran parte ai fondi Athena ed Optimum MS1 e MS2 (142,3 mln/€) e, per il residuo, all’applicazione della specifica policy adottata dal Gruppo in tema di identificazione delle perdite per riduzione di valore delle attività finanziarie disponibili per la vendita.

Le rettifiche includono anche l’impairment di 10,9 mln/€ del valore residuo degli intangibili identificati nell’ambito della PPA in sede di acquisizione degli ex sportelli UBI nonchè l’impairment di 323,6 mln/€ effettuato sugli avviamenti iscritti in bilancio relativi alla CGU “Banca Popolare di Vicenza” (per 213,8 mln/€) e alla CGU “Banca Nuova” (per 109,8 mln/€) - che si aggiungono alle rettifiche di 600 mln/€ già effettuate nel bilancio 2014 – di fatto integralmente svalutati (avviamento rimanente pari a 6,2 mln/€ riferibile alla CGU “Farbanca”).

Il risultato netto dell’esercizio 2015 di -1.407 milioni di euro risente infine della contabilizzazione di accantonamenti ai fondi per rischi ed oneri per 513,1 milioni di euro, principalmente riferibili agli stanziamenti effettuati a fronte dei rischi di cui si è riferito nella parte iniziale del presente Comunicato Stampa.

Aggiornamento delle proiezioni economico patrimoniali del Piano Industriale 2015-2020: confermato target utile netto superiore a 200 milioni di euro nel 2018 e a 300 milioni di euro nel 2020

Nel corso della stessa seduta il Consiglio di Amministrazione ha altresì approvato l’aggiornamento delle proiezioni economico patrimoniali del Piano Industriale 2015-2020, confermando le attuali linee guida alla base della strategia di rilancio intrapresa dal Gruppo, che ha già trovato parziale attuazione negli importanti interventi realizzati dal nuovo management, in un’ottica di semplificazione del modello operativo e della struttura di Gruppo, in particolare:

·                Implementazione a partire dal 01/01/2016 del nuovo modello di servizio alla clientela con la creazione di due nuove divisioni: Community Banking (focalizzata sulla clientela Mass, Affluent e Small Business) e Corporate/PMI&Private Banking (focalizzata sulla clientela PMI, Corporate e Private Banking).

·                Chiusura da giugno 2015 di 74 sportelli su un totale di circa 150 previsti a Piano. I rimanenti sportelli verranno chiusi entro giugno 2016.

·                Cessioni di partecipazioni non strategiche, tra le quali ICBPI e SAVE con la realizzazione di plusvalenze nette, pari rispettivamente a € 167 mln e € 17 mln.

I nuovi obiettivi economico patrimoniali sono stati aggiornati per tenere in considerazione i risultati consuntivi del bilancio al 31/12/15 e le risultanze finali dell’analisi condotta sui finanziamenti ritenuti “correlati” all’acquisto/sottoscrizione di azioni BPVi, sia in termini di impatto sui ratio patrimoniali di Vigilanza sia in termini di classificazione a crediti deteriorati, nonché le più recenti evoluzioni del mercato.

Il nuovo Piano presenta volumi complessivi intermediati inferiori a quelli precedentemente approvati, per effetto dello scostamento tra l’uscita 2015 effettiva e quella ipotizzata per elaborare il Piano al 2020. I principali scostamenti sono stati evidenziati sulla raccolta diretta, in conseguenza dei già citati eventi straordinari che hanno interessato la Banca e il sistema bancario nel suo complesso, sugli impieghi netti, anche per effetto delle maggiori svalutazioni connesse a linee correlate all’acquisto/ sottoscrizione di capitale, nonché sul portafoglio titoli di Stato, per effetto delle cessioni effettuate nell’ultimo trimestre 2015 che hanno determinato anche una diminuzione del rendimento medio dello stock residuo.

L’aggiornamento delle proiezioni economiche del Piano evidenzia rispetto alla precedente versione un inferiore livello di proventi operativi (-65 mln al 2020) per lo più derivanti da una più contenuta crescita del margine di interesse. La riduzione dei proventi risulta in buona parte compensata da minori oneri operativi (-43 mln al 2020) determinati da interventi più incisivi di contenimento dei costi. Infine il nuovo Piano presenta maggiori rettifiche su crediti per 24 mln nel 2020, con un costo del credito che passa da 0,60% a 0,70% nel 2020.

Complessivamente il target di utile netto è confermato superiore a 200 milioni di euro nel 2018 e a 300 milioni di euro nel 2020. A fine Piano il CET1 ratio è previsto attestarsi al 12,9%, il Total Capital ratio al 13,7%, il ROTE Adjusted all’8,2%, il Cost Income Ratio 120%, includendo l’effetto del prospettato aumento di capitale.

Come il Piano precedente, anche questi obiettivi economici e patrimoniali non includono eventuali benefici derivanti da eventuali cessioni future di partecipazioni non strategiche e dall’applicazione dei metodi avanzati (AIRB) per il calcolo degli RWA.

 
TANGOBOND: accordo quasi fatto con TFA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 03 Febbraio 2016 10:49

Accordo sui Tango Bond degli italiani: agli obbligazionisti rimborso da 1,35 miliardi

Dopo quasi 15 anni dal default si chiude il contenzioso fra l'Argentina e gli oltre 50mila risparmiatori italiani che avevano investito nei 'Tango Bond' e che non avevano accettato le due successive ristrutturazioni del 2005 e del 2010
02 febbraio 2016
Accordo sui Tango Bond degli italiani: agli obbligazionisti rimborso da 1,35 miliardi
Luis Caputo, titolare delle Finanze del governo Macrì, ha dichiarato: "Siamo molto lieti di aver raggiunto un accordo preliminare che rappresenta il primo passo nella normalizzazione dei rapporti tra l’Argentina ed i mercati finanziari internazionali" (afp)

MILANO - Accordo (quasi) fatto tra il ministero del Tesoro e della Finanza pubblica argentina e la Task force argentina (Tfa) dell'Abi sulla controversia legata ai Tango bond, i titoli di Stato argentini che sono stati ristrutturati due volte nel corso dei primi anni Duemila. Un passo significativo per il nuovo governo di Macrì, che mira a distendere i rapporti con i creditori internazionali. Ma anche per i risparmiatori italiani: dell'accordo beneficeranno i 50mila italiani che non accettarono gli swap proposti da Buenos Aires: obbligazionisti italiani detentori di 900 milioni di dollari di bond in default, che hanno avviato nel 2006 un arbitrato contro l'Argentina sotto l'egida dell'International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID) della Banca Mondiale.

L'accordo, si legge in una nota dell'Abi, fa seguito ai negoziati tra l'Argentina e la TFA finalizzati alla conclusione dell'annosa questione e segna un significativo passo in avanti nella risoluzione dei problemi del debito sovrano dell'Argentina". Per gli obbligazionisti italiani che hanno investito prima del default del dicembre 2001 si prospetta un "congruo risarcimento": l'Argentina definirà tutte le richieste fondate sul diritto internazionale relative alle obbligazioni in default detenute dagli individui rappresentati dalla TFA per un pagamento in contanti pari al 150% dell'importo originario in conto capitale di tali obbligazioni. Se si considera il valore originario di 900 milioni, il controvalore dei rimborsi ammonterà a 1,35 miliardi. Per chi ha aderito alle ristrutturazioni, il valore originario era stato ridotto a meno di un terzo.
Dal canto loro, gli obbligazionisti della TFA presenteranno la rinuncia definitiva alle richieste che ammontano a circa 2,5 miliardi di dollari. Nicola Stock, Presidente  della Task Force Argentina, ha firmato l'accordo preliminare questo fine settimana a New York e commenta nella nota: "Dopo quattordici lunghi anni siamo lieti di vedere questa vicenda concludersi in maniera tale da portare ad una risoluzione equa delle richieste degli obbligazionisti italiani. Apprezziamo la volontà dell'amministrazione del Presidente Macri in Argentina di muoversi rapidamente e con maturità per affrontare questo problema di lungo corso". Per la definizione dell'accordo, si spera di chiudere "nei prossimi mesi, con un pagamento tra maggio e giugno"
Fonte: www.larepubblica.it

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Febbraio 2016 11:01
 
INDAGINI BANCA DELL'ETRURIA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 25 Gennaio 2016 16:28

 

Banca Etruria, il commissario chiede lo stato di insolvenza. Pier Luigi Boschi rischia indagine per bancarotta fraudolenta

bblicato: 23/01/2016 10:12 CET
MARIA ELENA BOSCHI




 

 

Nelle carte depositate lo scorso 28 dicembre al tribunale di Arezzo dal commissario liquidatore di Banca Etruria, Giuseppe Santoni, c'è un passaggio destinato ad aprire nuovi scenari nella vicenda. "Va dichiarato lo stato di insolvenza della Popolare, con ogni consequenziale provvedimento di legge"

Questo significa che, se il prossimo 8 febbraio i giudici decideranno di dichiarare insolvente l'istituto di credito, la procura procederà di conseguenza. Laddove la conseguenza sarebbe quella di aprire fascicoli per bancarotta fraudolenta per tutto il board della banca. Compreso l'allora vicepresidente, Pier Luigi Boschi.

Dunque il padre di Maria Elena sembra avviato su un piano inclinato che lo sta portando velocemente verso una possibile iscrizione nel registro degli indagati. Facendo fare al dossier un inevitabile salto di qualità. Anche e soprattutto sul piano politico.

Nella relazione di Santoni finisce una durissima critica della gestione dei prestiti concessi dall'istituto e mai rientrati per le difficoltà economiche, quantificati in "circa 3 miliardi di euro". Si legge: "Le criticità affrontate con grave ritardo dagli organi aziendali erano consistite nella mancata tempestiva adozione di strategie, politiche e strutture dedicate alla gestione dei crediti deteriorati".

Scrive Repubblica:

Aprendo un'indagine per bancarotta fraudolenta, il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi avrebbe la possibilità di guardare dentro ai bilanci per vedere come, e da chi, sono stati dati fidi bancari milionari che hanno spolpato le casse della banca.

Riflettori dunque puntati sull'8 febbraio. Quel giorno si saprà se la vicenda di Banca Etruria ripiomberà con violenza sul banco della politica.

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Gennaio 2016 16:39
 
INCHIESTA BANCA POPOLARE DI VICENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 21 Gennaio 2016 13:44

Azioni in cambio di credito. Funzionava così in Veneto Banca, le cui prassi operative – sfociate in una forte sopravvalutazione del patrimonio di vigilanza del gruppo – sono finite al centro di un’inchiesta della procura di Roma. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, citando le testimonianze di ex clienti e di un dipendentedell’istituto. Quest’ultimo riferisce di aver assistito alla concessione di un finanziamento a un’azienda che “contestualmente” sottoscrisse “molte azioni di Veneto Banca”. Mentre un’ex dipendente conferma: “Ai clienti proponevamo di acquistare azioni per sbloccare le loro pratiche di fido”. E un altro sostiene che lo stesso accadeva per l’erogazione di mutui alle condizioni agevolate riservate ai soci: “Bisogna essere già azionista, ma se non lo sei non è un problema: la banca ti lascia andare in rosso sul conto corrente per comprare azioni e poi ti eroga il mutuo”. Ad attestare il meccanismo è anche il responsabile area di un altro gruppo bancario, che al Sole racconta: “Mi è capitato il caso di un cliente che è venuto da noi dopo avere avuto la proposta di fido in cambio di azioni da parte di Veneto Banca”. Stessa ricostruzione da parte di un commercialista: “Veneto Banca vende azioni proprie in cambio di finanziamenti”.

Il tutto avveniva nell’ambito di una sorta di gentlemen’s agreement, senza alcun accordo scritto. Per evitare di lasciare traccia di quello che, stando alle voci raccolte dal quotidiano di Confindustria, era un modus operandi molto diffuso. Finalizzato anche questo, è l’ipotesi del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Francesca Loy, a gonfiare artificialmente il capitale dell’istituto all’epoca guidato dal presidente Flavio Trinca e dall’amministratore delegato Vincenzo Consoli, indagati per ostacolo allavigilanza. Le azioni vendute ai clienti, infatti, venivano emesse ad hoc.

Queste testimonianze, naturalmente, dovranno ora trovare riscontro nei risultati dell’inchiesta. Quel che è certo è che il gruppo, arrivato a contare oltre 6.200 dipendenti e 587 sportelli dopo aver incorporato Banca Italo-RomenaBancApulia e aver aperto filiali in Albania, Croazia, Moldavia, ha comunicato a Bankitalia di poter contare su un patrimonio di oltre 2 miliardi di euro contro gli 1,66 effettivi. Con la conseguenza che ora gli azionisti si trovano in mano titoli che valgono molto meno di quanto dichiarato dall’istituto.

Fonte: www. ilfattoquotidiano.it

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Gennaio 2016 13:44
 
RIMBORSI AGLI INVESTITORI QUATTRO BANCHE (CARIFE, BANCA MARCHE, ETRURIA, CARICHIETI) PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 15 Gennaio 2016 20:05

Fonte ANSA

 

Banche: arbitrato gratis, prima anziani e grosse perdite

I risparmiatori più anziani e chi ha subito perdite più ingenti vedrà il suo ricorso affrontato con una corsia preferenziale. Lo prevede la bozza di decreto che disciplina il ricorso all' arbitrato che l' ANSA ha potuto visionare.

Le domande si potranno presentare entro 4 mesi dall' emanazione del provvedimento, e potranno essere inoltrate dai risparmiatori "ovvero i loro eredi o legatari". L' arbitrato sarà gratuito.

Per arbitrato 12 collegi da 5 componenti - La camera arbitrale che si dovrà occupare dei ricorsi dei risparmiatori delle 4 banche sarà formata da 12 collegi costituiti da un presidente, che dovrà essere un magistrato, e 4 membri scelti preferibilmente fra chi abbia già esperienza negli analoghi organi della Banca d' Italia e della Consob. Lo prevede la bozza di decreto che l' ANSA ha potuto visionare.

Le candidature si potranno avanzare all' Anac entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento. Alla Camera è demandato uno "scrutinio di regolarità" dei lodi. Lodo massimo 120 giorni, si decide a maggioranza -

Negli arbitrati relativi ai risparmiatori delle 4 banche il lodo dovrà essere pronunciato in massimo 120 giorni: 90 giorni da procedura ordinaria (ossia a partire dalla trasmissione degli atti al presidente del collegio da parte della Camera arbitrale), cui si potrà chiedere una sola proroga di altri 30 giorni se il collegio ritiene necessari ulteriori accertamenti.

Lo prevede la bozza di decreto che l' ANSA ha potuto visionare, in cui si stabilisce anche che il lodo vada deliberato "a maggioranza dei voti".

Le camere arbitrali avranno il compito di accertare se chi ha venduto ai risparmiatori delle 4 banche le obbligazioni subordinate ha rispettato gli obblighi previsti dalle norme sulla trasparenza e correttezza in materia finanziaria. Lo prevede la bozza del decreto sulle procedure di arbitrato, che l' ANSA ha potuto visionare.

E' estesa al collegio anche la facoltà di accertare "ogni altro fatto rilevante per la determinazione della prestazione e la corresponsione dell' indennizzo".

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Gennaio 2016 20:09
 
COME DIFENDERSI DALL'ESPROPRIO CRIMINALE DEL RISPARMIO: CARICHIETI; CARIFERRARA; BANCA MARCHE; BANCA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 30 Dicembre 2015 17:20
Pubblicato su ADUSBEF nazionale in Moduli e Lettere tipo 11/30/2015 10411 Istruzioni per affrontare il “decreto salva 4 banche” Domenica 22 novembre, il Governo ha emanato uno sconsiderato decreto legge, in vigore dal giorno dopo, per il salvataggio delle prime (e non certo ultime) quattro banche italiane “malate”: Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti. Il decreto, emanato ai sensi del D.Lgs. n. 180/2015, ha evitato il ricorso a fondi pubblici ed ha preservato i diritti di correntisti, depositanti e titolari di obbligazioni ordinarie, ma ha disposto l'azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate emesse dalle quattro banche. Le quattro banche hanno riaperto immediatamente coi nomi di: Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara, Nuova Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, per ora interamente possedute dal Fondo di Risoluzione istituito dal D.Lgs. n. 180/2015 gestito dalla Banca d'Italia (ove sono anche temporaneamente istituite le rispettive sedi legali) e finanziato da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca. La gestione provvisoria durerà il tempo necessario per vendere gli asset buoni delle banche al migliore offerente. In poche parole, il salvataggio delle quattro banche, peraltro forse evitabile dato che lo stato di crisi era ben noto da tempo anche alle Autorità di Vigilanza, si è potuto ottenere grazie al bagno di sangue degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati, soprattutto quelli di minoranza che erano all'oscuro di tutto e non hanno potuto fare nulla per evitare il danno. Non è certo sconosciuta l'abitudine dei funzionari del ceto bancario di effettuare una continua pressione sia sui clienti benestanti per l'acquisto di azioni ed obbligazioni della banca, che di subordinare la concessione di facilitazione all'acquisto di detti prodotti, ma non è certo una novità che detti prodotti “avariati” vengano anche collocati sul mercato da terzi emittenti dietro il pagamento di importanti commissioni. ADUSBEF ha predisposto una serie di iniziative per cercare di recuperare il danno subito dagli azionisti ed obbligazionisti delle 4 banche. Infatti, l'ufficio legale con il vicepresidente vicario, avv. Antonio Tanza, sta valutando la fattibilità delle seguenti azioni: Esposto penale per la verifica di eventuali responsabilità che hanno determinato il dissesto ed il conseguente azzeramento dei capitali; Azione civile per l'accertamento dell'eventuali responsabilità dell'emittente e degli organi di vigilanza; Azione civile individuale contro la banca negoziatrice per l'omissione di informazioni sugli strumenti finanziari venduti; Incostituzionalità del provvedimento legislativo. Ai fini di verificare l'interesse della clientela e la fattibilità delle azioni compilate il MODULO DI ADESIONE e restituitelo unitamente alla documentazione ivi indicata.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Dicembre 2015 17:26
 
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