ADUSBEF CRITICA SUL BAIL-IN. Altre stangate in vista per i consumatori. PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 30 Dicembre 2015 17:16
L'ABI spiega con dieci domande e dieci risposte le nuove regole sui salvataggi bancari (i cosiddetti bail-in) che entreranno in vigore dal primo di gennaio. In una guida, l'Abi, l'associazione bancaria italiana, ha elencato i quesiti "tipo" con le annesse risposte. Il lavoro è in collaborazione con dodici associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Unc), la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza. Ecco un estratto della guida. 1) Perché sono state introdotte le nuove regole europee? Le istituzioni europee hanno introdotto le nuove regole per gestire un’eventuale crisi bancaria, partendo dal nuovo presupposto che il costo della crisi va sostenuto principalmente all’interno della banca stessa, come accade per le altre imprese. 2) Cosa prevedono le nuove regole? Il rafforzamento delle misure preventive a cui ogni banca dovrà attenersi. Tra queste, la predisposizione di un piano di risanamento, che prevede cosa deve fare la banca in caso di eventi avversi. Le autorità, inoltre, potranno intervenire, in via precoce, per sollecitare l’attuazione dei piani di risanamento, sostituire gli organi amministrativi e di controllo, avviare l’amministrazione straordinaria. 3) E se la prevenzione non fosse sufficiente? In caso di crisi bancaria, le autorità di risoluzione preposte al controllo e alla gestione delle crisi - ossia la Bce e la Banca d’Italia - avranno a disposizione un insieme di misure, calibrate in funzione della gravità della situazione, che prevedono, quale ultima istanza, l’avvio della cosiddetta procedura di “risoluzione”. 4) In cosa consiste la procedura di risoluzione? È un pacchetto di misure che potrà essere richiesto alla banca in crisi dalle autorità di risoluzione per risanare il più rapidamente possibile la situazione. Tra i vari strumenti di risoluzione c’è il cosiddetto bail-in o salvataggio interno. 5) Come funziona il bail-in o salvataggio interno? Con il bail-in il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte di azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca: questi ultimi titoli finanziari potrebbero subire una riduzione, anche totale, oppure una conversione in azioni come nel caso delle obbligazioni subordinate. Se tale riduzione non bastasse, analogo trattamento potrebbe essere riservato alle obbligazioni non garantite. In ogni caso, l’eventuale perdita per i creditori della banca non potrà essere mai superiore a quella che si avrebbe nel caso di liquidazione (chiusura) della stessa. 6) A quali strumenti si applica il bail-in? Il principio base del bail-in è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale risanamento: gli azionisti sono dunque i primi chiamati a intervenire. Solo a seguire, e solo se il contributo degli azionisti fosse insufficiente, verrà chiamato a contribuire chi detiene altre categorie di strumenti, secondo un prefissato schema di priorità di intervento che prevede, in successione: - azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili; - titoli subordinati senza garanzia; - crediti non garantiti, come le obbligazioni bancarie non garantite; - depositi superiori a 100mila euro di persone fisiche e piccole e medie imprese, solo per la parte eccedente i 100mila. Fino al 31 dicembre 2018, i depositi superiori a 100 mila euro delle imprese e quelli interbancari contribuiscono alla risoluzione in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti. Dal 2019, viceversa, essi contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite. 7) Cosa succede ai conti e depositi fino a 100mila euro? Assolutamente nulla. Fino a 100 mila euro per depositante, infatti, conti correnti, conti deposito (anche vincolati), libretti di risparmio, assegni circolari e certificati di deposito nominativi sono da tempo tutelati dai fondi di Garanzia dei Depositi a cui aderiscono tutte le banche operanti in Italia. Oltre la soglia dei 100mila euro, i depositi non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in, ma possono esserlo solo se il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca. 8) Cosa succede ai conti cointestati? Nel caso di un conto cointestato a due persone l’importo massimo garantito è 200mila euro, mentre nel caso di due conti intestati alla stessa persona presso la stessa banca l’importo garantito è comunque 100mila. La garanzia del Fondo, infatti, non riguarda il conto ma è stabilita per ogni singolo depositante e per banca. 9) Quali altri strumenti sono esclusi dal bail-in? Oltre ai depositi fino a 100mila euro sono esclusi dal bail-in: - le obbligazioni bancarie garantite (ad esempio i covered bond); - i titoli depositati in un conto titoli (se non sono stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in); - le disponibilità dei clienti custodite presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza; - i debiti della banca verso dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali ovvero quanto riguarda retribuzioni, prestazioni pensionistiche e servizi essenziali per il funzionamento della banca. Possono comunque essere escluse dal bail-in anche categorie ulteriori di strumenti secondo una valutazione che verrà fatta di volta in volta dalla nuova autorità di risoluzione europea o dall’autorità di risoluzione nazionale. 10) Il bail-in si può applicare a strumenti sottoscritti prima del primo gennaio 2016? Sì. In caso di crisi di una banca, il bail-in si può applicare anche agli strumenti finanziari già in possesso dei clienti prima di questa data.
 
FONDO DI SOLIDARIETA' PER I RIMBORSI AI RISPARMIATORI COINVOLTI NELLE QUATTRO BANCHE "SALVATE" PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 28 Dicembre 2015 18:19
Con l'approvazione di qualche giorno fa della Legge di Stabilità per il 2016 è passato anche il maxiemendamento che prevede l'istituzione di un fondo da 100 milioni di Euro per rimborsare i risparmiatori coinvolti nel fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e Carife. I soldi arriveranno dal Fondo Interbancario per la tutela dei depositi. Il provvedimento fissa anche la platea dei risparmiatori che potranno chiedere i rimborsi: solo persone fisiche, imprenditori individuali e imprenditori agricoli. Escluse, dunque, aziende e società. L'obiettivo è «di salvaguardare i cittadini che hanno investito in modo inconsapevole», ha detto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Il governo ha presentato anche altre modifiche: una dotazione di 2,5 miliardi al fondo di risoluzione unico per salvataggi futuri; i criteri contabili per scrivere le diverse poste dopo le separazioni tra new bank e bad bank; il trattamento fiscale dei contributi volontari dei consorzi di salvataggio. Un successivo decreto da emanarsi entro 90 giorni fisserà le condizioni per i rimborsi: si terrà conto della vulnerabilità socioeconomica, dei rendimenti ottenuti nel tempo e del tasso dei prodotti sottoscritti. Invitiamo i cittadini lombardi che sono rimasti coinvolti nel crack di queste banche a procurarsi la documentazione atta a dimostrare i loro investimenti in azioni o in obbligazioni subordinate e contattare la nostra sede di Milano per valutare le possibili iniziative da intraprendere per essere tutelati e per predisporre la pratica relativa al rimborso.
Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Dicembre 2015 18:20
 
INCENTIVI NEGOZIAZIONE ASSISTITA E ARBITRATO: CREDITO D'IMPOSTA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 24 Dicembre 2015 11:36
Il disegno di legge n. 2111-B recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016)”, il 22 dicembre 2015 è stato definitivamente approvato dal Senato con 162 voti favorevoli e 125 contrari. Credito d’imposta, fino a 250 euro, a favore dei contribuenti che abbiano corrisposto compensi, ad avvocati ed arbitri, per negoziazioni assistite ed arbitrati. Lo ha stabilito un emendamento votato in questi giorni alla Camera. Il bonus, già introdotto in sede di conversione in legge, del d.l. n. 83 2015, che rinviava, per le modalità operative, ad un successivo decreto interministeriale. Un comunicato stampa del 16 ottobre 2015 annunciava la firma del decreto, confermando lo stanziamento di 5 milioni di euro per il periodo d’imposta 2015. La legge di stabilità lo ripropone e lo consolida, benché il decreto interministeriale non sia stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Alla lettera c) del comma 618 si stabilisce che le parole “dell’anno 2016” siano sostituite con “di ciascun anno successivo a quello di corresponsione dei compensi di cui al comma 1”, confermando la misura non soltanto per il prossimo esercizio finanziario. Atto del Senato n. 2111-B, comma 618 Gli incentivi fiscali per negoziazione assistita ed arbitrato ottengono nuovamente il placet delle istituzioni dove, alla Camera, nei lavori alla legge di stabilità, viene riproposto il credito di imposta di 250 euro per i compensi corrisposti ad avvocati ed arbitri. L’emendamento era stato prospettato dalla commissione giustizia, ed ottenne il via libera della commissione bilancio. Si rileva che il nuovo modello 730, relativo all’anno 2015, pubblicato sul sito dell'agenzia delle Entrate, riserva un apposito spazio per usufruire di tali crediti. Per il 2015, alle parti che hanno corrisposto il compenso agli avvocati per negoziazione assistita, ovvero agli arbitri per un procedimento arbitrale, è riconosciuto, in ipotesi di esito positivo della negoziazione o dell’arbitrato, un credito di imposta pari al compenso pagato, fino a concorrenza di 250 euro. Nel modello 730/2016 è infatti inserito il rigo G11 destinato a questa nuova agevolazione, benché il relativo decreto attuativo del ministro della Giustizia, firmato il 16 ottobre scorso, non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Dicembre 2015 11:37
 
OBBLIGAZIONI SUBORDINATE PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 21 Dicembre 2015 18:58
Obbligazioni Subordinate: Cosa Sono E Perché Sono Rischiose I bond subordinati sono una speciale categoria di obbligazioni il cui rimborso – nel caso di problemi finanziari per l’emittente - avviene successivamente a quello dei creditori ordinari di Mauro Introzzi I bond subordinati sono sotto i riflettori, in questi giorni. La vicenda di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa Ferrara, per cui Banca d’Italia ha avviato un programma di risoluzione per assicurarne la continuità dei servizi creditizi e finanziari offerti, ha fatto conoscere all’opinione pubblica le obbligazione subordinate e le loro caratteristiche. Purtroppo causa – nelle ultime vicende - di ingenti perdite per i loro possessori. Lo ha evidenziato la stessa Banca d’Italia nella nota che ha accompagnato in amministrazione straordinaria le 4 banche: L’attuazione del programma, attese le perdite rilevate, ha reso necessario procedere alla riduzione integrale delle riserve e del capitale rappresentato da azioni, nonché del valore nominale delle passività subordinate computabili nei fondi propri, con conseguente estinzione dei relativi diritti amministrativi e patrimoniali. In altre parole azionisti e obbligazionisti subordinati hanno perso tutto. Ma se per gli azionisti – che per definizione partecipano al rischio di impresa – è intuitivo capire perché il loro investimento si sia dissolto, forse lo è meno per gli obbligazionisti subordinati visto che il termine “obbligazione” dovrebbe caratterizzare un asset finanziario meno rischioso di un titolo azionario. Ma in questo caso non è così. La risoluzione delle crisi di Banca Marche, Popolare Etruria e Lazio, CariFerrara e CariChieti OBBLIGAZIONI SUBORDINATE: COSA SONO I bond subordinati sono una speciale categoria di obbligazioni il cui rimborso – nel caso di problemi finanziari per l’emittente - avviene successivamente a quello dei creditori ordinari. Non devono quindi essere considerati strumenti di debito tradizionali, ma la loro natura li rende più simili al capitale proprio. Sono emesse dalle aziende perché rappresentano spesso un'alternativa al più costoso collocamento di azioni. Gli strumenti in oggetto staccano una cedola periodica ma non è detto abbiano una scadenza predefinita. In questo caso prevedono un’opzione di rimborso anticipato a favore dell’emittente, da esercitare a partire da una certa data. Le obbligazioni subordinate sono spesso denominate “junior” per distinguerle da quelle non subordinate (o “senior”). Hanno una rischiosità maggiore, naturalmente incorporata nei rendimenti, rispetto a quella delle obbligazioni senior. Il rischio è legato proprio al fatto che, in caso di fallimento della banca, il portatore viene soddisfatto dopo gli altri creditori senior. In altri casi, l’investitore può subire perdite (in certi casi irrecuperabili) anche qualora la banca non diventi insolvente ma semplicemente si trovi in una qualche difficoltà operativa. OBBLIGAZIONI SUBORDINATE: LE TIPOLOGIE IN CIRCOLAZIONE Con le ultime regole sui requisiti minimi di capitale, le cosiddette Basilea 2 e Basilea 3, la distinzione tra le diverse categorie di obbligazioni subordinate è cambiata e le tipologie sono ridotte a 2: Tier 1 e Tier 2. In precedenza le tipologie di bond subordinati erano 4, che riportiamo si seguito. E' importante tenerne conto visto che sono ancora in circolazione e potrebbero essere ancora nel portafoglio di qualcuno: - Tier 1 - Upper Tier 2 - Lower Tier 2 - Tier 3 BOND SUBORDINATI: I TIER 1 Le obbligazioni subordinate Tier 1 sono le più rischiose e in caso di insolvenza si rischia il 100% del capitale investito. C’è il rischio che l’emittente possa differire o addirittura cancellare una cedola in particolari situazioni (per esempio quando non può pagare un dividendo). Spesso non hanno scadenze finali e in caso di difficoltà c’è il rischio di subire una decurtazione del capitale. BOND SUBORDINATI: GLI UPPER TIER 2 Le obbligazioni subordinate Upper Tier 2 sono, dopo le Tier 1 i bond junior più rischiosi. In caso di insolvenza si rischia il 100% del capitale investito e c’è il rischio che l’emittente possa differire (ma non cancellare una cedola): in caso di necessità, infatti, le cedole non vengono cancellate, ma solo sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiuda in utile. Non è detto che esista una scadenza finale predeterminata e non si rischia quasi mai di subire una decurtazione del capitale. BOND SUBORDINATI: I LOWER TIER 2 Le subordinate Lower Tier 2 sono la tipologia di bond subordinato più comune. Spesso sono di durata decennale, gli interessi sono sospesi solo nel caso in cui si manifesti un grave caso di insolvenza. . In caso di liquidazione dell’emittente, questo strumento viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, trovandosi soddisfatto allo stesso modo dei Tier 3, ma sempre dopo le obbligazioni senior . Possono essere a scadenza fissa od essere dotati di una clausola di rimborso anticipato (non prima del quinto anno di vita e, di solito, cinque anni prima della scadenza finale). Se la banca non utilizza l’opzione di rimborso anticipato alla prima data consentita, non solo la cedola viene aumentata in modo consistente (clausola di step-up), ma l’emittente viene anche penalizzato dalla propria banca centrale, visto che perde progressivamente il diritto di considerare tali bond capitale di vigilanza. BOND SUBORDINATI: I TIER 3 I Tier 3 sono i bond subordinati meno rischiosi (e quindi meno remunerativi). Visto che non vengono conteggiati dalle banche quale capitale di vigilanza vero e proprio sono un asset class poco comune. Hanno scadenza breve, di solito dai 2 ai 4 anni. Le varie tipologie di bond subordinati in una tabella riepilogativa: rendimento_rischio BOND SUBORDINATI: 5 COSE DA SAPERE Sono 5 gli elementi che vanno attentamente valutati prima di investire nelle obbligazioni subordinate. Le obbligazioni subordinate sono strumenti complessi e spesso difficili da inquadrare – Nonostante in questi ultimi anni la normativa sulla trasparenza degli investimenti abbia fatto passi da giganti non è sempre facile comprendere le caratteristiche tecniche di questi titoli. Per capirle in pieno bisognerebbe avere ben chiare le logiche di funzionamento degli intermediari creditizi e delle banche centrali. Molo spesso non è sempre chiaramente evincibile dalla documentazione il reale rischio a cui ci si espone. Il loro rischio di credito è elevato - In caso di fallimento o di dissesto, la perdita che può subire l’investitore è sempre elevata e molto spesso tendente al 100% del capitale investito, poiché vengono privilegiati gli altri creditori. In particolare, il rischio di credito è elevatissimo per le obbligazioni di tipo Tier 1 e per alcuni Tier 2. Sono difficili da valutare, specie se è incerta la data di rimborso del capitale - Molte obbligazioni subordinate non hanno una vera e propria scadenza, ma prevedono la possibilità di essere richiamate dall’emittente a certe date con la cosiddetta opzione “call”. L’assenza di scadenza rende difficile stimare il rendimento dell’investimento, dal momento che non si conosce con certezza la sua scadenza. La loro liquidità è scarsa - I bond subordinati possono essere veramente difficili da acquistare e da vendere. Il rischio è difficile da diversificare – Nella maggior parte dei casi non basta avere un portafoglio ampiamente diversificato per potere controllare il rischio di queste obbligazioni. Il rischio che comporta questo tipo di investimento assomiglia infatti più a quello di un portafoglio azionario che a quello di un portafoglio di obbligazioni corporate.
Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Dicembre 2015 19:01
 
"SALVABANCHE" PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 16 Dicembre 2015 17:22
La PignattA n° 103 Art. 5 del decreto legislativo 180/2015 “salvabanche”. Un articolo normale di un decreto legislativo normale emanato in paese normale? Di Mauro Novelli 16-12-2015 Il decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180 “salvabanche” ha come obbiettivo secondario quello di ristorare i “casi umani” generati da una vicenda di normale conduzione casareccia delle banche coinvolte (finora). Cerca di evitare il ricorso dei cittadini alla via giudiziaria, che farebbe emergere responsabilità impensabili. L’obbiettivo primario è invece il solito: salvare le terga di coloro che, con la loro attività di vigilanza pressappochista, distratta e per nulla professionale, questa situazione hanno creato. Se, infatti, la malagestione di queste banche fosse emersa per tempo, avremmo potuto risolvere i problemi adottando soluzioni meno dolorose e meno costose. Soprattutto non si sarebbe messa in discussione la credibilità dell’intero sistema creditizio italiano, già minata dai “normali” comportamenti bancari e delle Autorità di controllo. Dimostrazione della preminenza dell’obbiettivo primario (salvare terga disabituate ad essere prese di mira) è il contenuto dell’artico 5 “Segreto” del decreto: Art. 5 Segreto Testo in vigore dal: 16-11-2015 1. Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d'Italia in ragione della sua attivita' di risoluzione sono coperti da segreto d'ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, ad eccezione del Ministero dell'economia e delle finanze nell'esercizio delle funzioni previste dal presente decreto. Il segreto non puo' essere opposto all'autorita' giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente. 2. I dipendenti della Banca d'Italia sono vincolati dal segreto d'ufficio. Nell'esercizio delle funzioni di risoluzione, essi sono pubblici ufficiali e hanno l'obbligo di riferire esclusivamente al Direttorio le irregolarita' constatate, anche quando assumono la veste di reati. 3. Sono altresi' coperti da segreto d'ufficio le notizie, le informazioni e i dati di cui vengono a conoscenza o in possesso i seguenti soggetti in ragione dell'attivita' svolta in relazione alle funzioni disciplinate dal presente decreto: a) il Ministro dell'economia e delle finanze, nonche' il personale del Ministero dell'economia e delle finanze; b) la Consob, la COVIP, l'IVASS e ogni altra pubblica amministrazione o autorita' coinvolta nella risoluzione, fermo restando l'articolo 6, commi 1 e 2; c) i commissari speciali di cui all'articolo 37; 4. Sono obbligati al segreto con riferimento alle informazioni e i dati acquisiti nell'ambito di attivita' svolte in connessione con l'espletamento di compiti disciplinati dal presente decreto: a) coloro che sono stati contattati, direttamente o indirettamente, dalla Banca d'Italia in qualita' di potenziali acquirenti nell'ambito di una risoluzione, indipendentemente dall'esito del contatto o della sollecitazione, i componenti dei relativi organi e coloro che prestano la loro attivita' per essi; b) i soggetti direttamente o indirettamente incaricati dalla Banca d'Italia dello svolgimento di funzioni disciplinate dal presente decreto, i componenti dei relativi organi e coloro che prestano la loro attivita' per essi; c) i componenti degli organi dei soggetti presso cui sono istituiti i fondi di risoluzione e coloro che prestano la loro attivita' per questi ultimi; d) un ente-ponte o una societa' veicolo per la gestione delle attivita' istituiti ai sensi del presente decreto, nella persona dei propri rappresentanti, nonche' i componenti dei relativi organi e coloro che prestano la loro attivita' per essi; e) i sistemi di garanzia dei depositanti, i componenti dei relativi organi e coloro che prestano la propria attivita' per essi; f) i sistemi di indennizzo degli investitori, i componenti dei relativi organi e coloro che prestano la propria attivita' per essi. 5. La Banca d'Italia e i soggetti di cui al comma 3, lettere a) e b), e di cui al comma 4, adottano adeguati presidi per assicurare il rispetto del segreto da parte delle persone coinvolte nell'esercizio di attivita' connesse alla risoluzione e per valutare i possibili effetti in caso di violazione del segreto. 6. Quando necessario per pianificare o attuare una misura di risoluzione, in deroga a quanto previsto dai commi 1, 3 e 4: a) la Banca d'Italia puo' trasmettere informazioni o autorizzarne la trasmissione a soggetti terzi; b) i soggetti indicati ai commi 3 e 4 possono trasmettere a soggetti terzi le informazioni, diverse da quelle ad essi trasmesse dalla Banca d'Italia ai sensi della lettera a), acquisite nell'ambito di attivita' connesse alla risoluzione. 7. Nei casi indicati nel comma 6, i terzi destinatari delle informazioni sono obbligati al segreto sulle medesime. In poche parole, nessuno può accedere ai documenti che potrebbero chiarire i comportamenti di Bankitalia nella sua attività di vigilanza perché il sistema bancario mantenga la necessaria stabilità [peraltro, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti]. o che potrebbero evidenziare le azioni poste in essere dalla banche per rastrellare in ogni modo il risparmio degli italiani. Solo la magistratura penale può accedere: “Il segreto non puo' essere opposto all'autorita' giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente”. Pertanto, o si va in causa (penale) o tutto rimane segreto. Violata la Costituzione? Il punto 1 e 2 dell’art. 5 del decreto ripropongono – con un po’ di affanno – gli articoli del TUB e del TUF miranti a fornire a Banca d’Italia e a Consob il ruolo di tribunali speciali: TUB (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) Articolo 7 (Segreto d'ufficio e collaborazione tra autorità) 1. Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d'Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d'ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro dell'economia e delle finanze (2), Presidente del CICR. Il segreto non può essere opposto all’autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente (3). 2. I dipendenti della Banca d'Italia, nell'esercizio delle funzioni di vigilanza, sono pubblici ufficiali e hanno l'obbligo di riferire esclusivamente al Governatore tutte le irregolarità constatate, anche quando assumano la veste di reati. [….] TUF (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria): Art. 4 […] 10. Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Consob in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti dal segreto d' ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro dell’economia e delle finanze. Sono fatti salvi i casi previsti dalla legge per le indagini relative a violazioni sanzionate penalmente. 11. I dipendenti della Consob, nell'esercizio delle funzioni di vigilanza, sono pubblici ufficiali e hanno l'obbligo di riferire esclusivamente alla Commissione tutte le irregolarità constatate, anche quando integrino ipotesi di reato. [….]
Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Dicembre 2015 17:22
 
processo penale FONSAI Milano PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 16 Dicembre 2015 17:14
Fonsai, Paolo Ligresti assolto torna libero I giudici: «Il fatto non sussiste». Revocati i domiciliari all’ex amministratore 16/12/2015 Paolo Ligresti, figlio di Salvatore, è stato assolto oggi a Milano nel processo con rito abbreviato nel quale era imputato per aggiotaggio e falso in bilancio per presunti illeciti nella gestione del gruppo Fonsai. Il gup ha disposto anche la revoca degli arresti domiciliari per lui e ha assolto altri due imputati e la società. Il procedimento nel quale era imputato Paolo Ligresti, ex membro del Cda di Fonsai (acquisita da Unipol nel 2012), era stato trasmesso nel marzo del 2014 per competenza territoriale da Torino a Milano. L’inchiesta, infatti, cosiddetta `Fonsai bis´, era quella che nel luglio del 2013 aveva travolto anche gli altri componenti delle famiglia Ligresti: l’ingegnere Salvatore Ligresti e la figlia Jonella, che sono sotto processo a Torino, e l’altra figlia Giulia che sempre a Torino ha patteggiato 2 anni e 8 mesi. A seguito dell’inchiesta torinese anche Paolo Ligresti era stato destinatario di una ordinanza di custodia cautelare e si è poi costituito la scorsa estate dopo due anni di latitanza in Svizzera, tornando in Italia agli arresti domiciliari, dopo che il filone di indagine che lo vedeva coinvolto era stato trasmesso a Milano. Al centro dell’inchiesta c’era una presunta `voragine´ di circa 600 milioni di euro nei conti della compagnia assicurativa con presunti dividendi illeciti per 253 milioni distribuiti alla famiglia Ligresti. Lo stesso pm di Milano Luigi Orsi, però, nelle scorse udienze ha chiesto l’assoluzione per tutti e quattro gli imputati. Fonte: ANSA
 
IX CONGRESSO DI ADUSBEF PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 23 Novembre 2015 19:35
Il 21 novembre c.a. si è concluso con successo il nono Congresso di ADUSBEF con la conferma di Elio Lannutti come Presidente dell'Associazione per acclamazione e la nomina dei nuovi vicepresidenti e membri del direttivo. Ringraziamo tutti coloro, ospiti e delegati, che con la loro presenza, i messaggi e anche con i loro interventi, hanno testimoniato il rilievo e il prestigio che la nostra Associazione si è conquistata con le innumerevoli battaglie e per l'indipendenza che ha sempre dimostrato. Ringraziamo di cuore Mauro Novelli, che ha lasciato la carica di Segretario, per tutto quello che ha fatto in questi anni per l'Associazione, confidando che continuerà - come promesso - a contribuire con i suoi preziosi studi e ricerche in materia bancaria e finanziaria. Ora si ricomincia a lavorare....sodo, come sempre. Un arrivederci.
 
processo penale PONZELLINI + altri (BPM) PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Lunedì 23 Novembre 2015 19:24
ADUSBEF è stata ammessa come parte civile nel processo penale che vede imputati il vecchio board della Banca Popolare di Milano (il presidente Ponzellini + altri) per la struttura parallela creata all'interno della banca stessa, e che poteva contare anche su appoggi esterni, creata al fine di trarre vantaggio o comunque un ingiusto profitto o accrescere in modo illecito l'area della propria influenza, favorendo personaggi legati al mondo del gioco d'azzardo (vedi Corallo) ed altri soggetti raccomandati. ADUSBEF è stata riconosciuta dal Tribunale di Milano legittimata ad essere presente nel processo penale per ottenere la condanna degli imputati e il risarcimento dei danni, in quanto la sua missione - come da statuto - è anche quella della vigilanza sul buon funzionamento del mercato bancario e finanziario in funzione della piu ampia tutela dei consumatori e del mercato.
 
BANCA POPOLARE DI VICENZA MULTATA DALLA CONSOB PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 17 Novembre 2015 15:10
Consob: multa di 73mila euro alla Popolare di Vicenza La sanzione riguarda un procedimento disciplinare avviato il 30 luglio 2014 per "condotte operative irregolari" verso la clientela. Coinvolti Cda, collegio sindacale, Gianni Zonin, Samuele Sorato (ex direttore) e il suo vice Giustini La Consob ha multato con complessivi 73 mila euro il vertice della Popolare di Vicenza al termine di un procedimento disciplinare avviato il 30 luglio 2014 in relazione a "carenze di carattere procedurale nonché condotte operative irregolari relative alla valutazione di adeguatezza" della clientela. Ad essere sanzionati, come emerge da un supplemento al prospetto di un prestito obbligazionario, sono stati i componenti del cda, del collegio sindacale, il direttore generale e il vice direttore generale della divisione mercati in carica al tempo dei fatti. Quindi: Giovanni Zonin, Marino Breganze, Andrea Monorchio, Giorgio Tibaldo, Paolo Bedoni, Paolo Sartori, Alessandro Bianchi, Vittorio Domenichelli, Giovanni Fantoni, Zeffirino Filippi, Maria Carla Macola, Franco Miranda, Gianfranco Pavan, Fiorenzo Sbabo, Maurizio Stella, Paolo Tellatin, Ugo Ticozzi, Nicola Tognana, Giuseppe Zigliotto, Roberto Zuccato, Giovanni Zamberlan, Giacomo Cavalieri, Laura Piussi, Samuele Sorato ed Emanuele Giustini: questi ultimi due usciti dalla banca in primavera. Nel supplemento del 16 novembre non c'è solo la sanzione di 73 mila euro ma il possibile esito delle ispezioni in corso che potrebbero impattare patrimonio, conto economico, reputazione. Nella peggiore delle ipotesi c'è l’amministrazione straordinaria È invece ancora in corso - si appura - l'ispezione avviata lo scorso 22 aprile con cui la Consob ha acceso un faro sui presidi volti a gestire il conflitto di interessi della banca nel collocamento di proprie azioni e obbligazioni, sul processo di definizione del valore delle azioni, sulla valutazione dell'adeguatezza degli investimenti della clientela, nonché sulla gestione degli ordini dei clienti aventi ad oggetto la vendita di azioni proprie. Ma i fari sono tutti puntati sulla seduta del board del 24 novembre. E' questa, la data, secondo indiscrezioni della probabile uscita dalla Banca di Gianni Zonin. Contestualmente alle dimissioni del presidente, secondo le previsioni, il 24 novembre il cda coopterà' l'industriale Stefano Dolcetta e lo nominerà alla presidenza. Rimborsi e Malta: Zonin e Cda sapevano La Popolare di Vicenza "era a piena conoscenza" e "avrebbe potuto intervenire". Lo si legge nel documento con cui il Tribunale di Vicenza ha rigettato la causa contro Sorato, Giustini e Piazzetta per 280 milioni fatta da PopVi Al centro dell'attenzione del Cda di oggi del 17 novembre ci sarà invece il percorso di avvicinamento alla quotazione in Borsa, di cui l'ad Francesco Iorio sta illustrando nel dettaglio i particolari ai consiglieri. Il 18, infine, è previsto un nuovo incontro con i sindacati per la gestione dei quasi 600 esuberi del Piano industriale. La Bce, intanto, ha anticipato alla Popolare di Vicenza l'intenzione di fissare il requisito patrimoniale minimo in termini di Cet1 al 10,25%. Un dato questo, guià contenuto nella semestrale della banca e migliorativo rispetto all’11% richiesto il 25 febbraio 2015. Quanto alla possibile implementazione, entro aprile 2016, di un piano di rafforzamento patrimoniale (capital plan) la Banca precisa che questo è già compreso nell’aumento di capitale di 1,5 miliardi che sarà votato all’assemblea straordinaria dei soci. Oggi il Cet1 della Banca (dato semestrale 2015) segna 6,81%. Al raggiungimento della soglia mancano dunque 3,44 punti. Dopo che la sezione Lavoro del Tribunale di Vicenza ha deciso di respingere la richiesta cautelativa contro i tre ex manager Sorato, Giustini e Piazzetta a cui la banca ha chiesto 280 milioni di danni, la First Cisl ha inviato una nota in cui spiega che il sindacato ha sempre sostenuto che “la scelta di dare ai clienti prestiti in cambio dell'acquisto di azioni rispondeva - come scritto nella sentenza – “ad una precisa e voluta scelta politica della società” e che “la situazione porta a ritenere che tutti gli organismi della banca ne fossero a conoscenza". “Ribadiamo – ha detto il segretario generale Giulio Romani - il nostro impegno nell'impedire che vengano scaricate sui lavoratori responsabilità gestionali degli organismi deliberativi delle politiche aziendali. Tuteleremo tutti coloro che, a tutti i livelli, hanno operato con compiti meramente esecutivi”. fonte Il mattino di padova 17 novembre 2015
 
TRUFFA BUONI FRUTTIFERI POSTALI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 22 Ottobre 2015 16:49
Mentre POSTE ITALIANE procede all'operazione di quotazione delle proprie azioni in borsa, cominciano a venire al pettine vecchi nodi. In particolare, sono state incardinate dalla nostra Associazione varie procedure contro POSTE ITALIANE per la vicenda delle decurtazioni nel pagamento dei vecchi buoni fruttiferi postali di trent'anni fa, venuti a maturazione da poco. Il rendimento del buono fruttifero postale può anche essere stato tagliato per legge. Ma se nessuno lo ha comunicato al risparmiatore interessato la decurtazione non vale e le Poste sono tenute a versare l’importo per intero. A deciderlo è stato il giudice di pace Andrea Grammatico, che, secondo quanto riferito da La Stampa, ha accolto i ricorsi presentati da una ventina di risparmiatori. E' una prima vittoria ma ne seguiranno altre. La vicenda riguarda buoni fruttiferi serie N, P e 0 emessi in lire dal 1974 al 1986. In passato infatti questa tipologia di titoli consentiva ai risparmiatori di intascare dopo trent’anni un discreto gruzzolo a fronte di un rischio pari a zero, visto che i buoni sono un prodotto emesso da Cassa Depositi e Prestiti e garantito dallo Stato. Nel 1983, però, il governo Goria si rese conto che si trattava di uno strumento eccessivamente oneroso per le casse pubbliche e finanziariamente sbilanciato a favore del risparmiatore. Così l’esecutivo decise di darci un taglio con un decreto che ne dimezzava i rendimenti. La modifica venne riportata in Gazzetta Ufficiale, ma le nuove condizioni del contratto non vennero comunicate singolarmente ai diretti interessati. I titolari di quei buoni scoprirono quindi solo al momento dell’incasso, cioè a trent’anni di distanza dalla sottoscrizione, che il rendimento era stato tagliato in corso d’opera. Per il giudice di Savona, però, “la variazione unilaterale dei tassi rappresenta un’evidente violazione degli obblighi contrattuali e del principio di buona fede contrattuale“. E quindi le Poste sono tenute a pagare l’importo per intero. Per i risparmiatori, che avevano già i soldi in tasca grazie a un decreto ingiuntivo provvisorio, si tratta di una conferma importante, ma non definitiva visto che si tratta ancora di una sentenza di primo grado. ADUSBEF che ha sempre sostenuto questa tesi invita pertanto coloro che sono in possesso o lo sono stati di buoni fruttiferi serie N, O e P a contattare la nostra sede di Milano per procedere alla contestazione a POSTE ITALIANE per il recupero delle somme corrette a cui hanno diritto.
 
Bollette. Camera approva moratoria su maxi conguagli PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 13 Ottobre 2015 13:47
La Camera ha approvato la mozione che blocca i pagamenti di centinaia di maxi bollette con conguagli illegittimi, basati su consumi stimati. Finalmente dopo i provvedimenti aperti dall’Antitrust su Eni, Acea Energia, Edison Energia, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico per pratiche commerciali scorrette e disservizi di ogni tipo, si mobilita anche la politica. Ora tocca al Governo dare il via alla moratoria, in modo da bloccare i pagamenti fino a che le Autorità competenti non abbiano completato le verifiche sulla condotta degli operatori. bollette“ La mozione della Camera chiede anche al Governo di attivarsi, eventualmente anche a livello legislativo, “stabilendo che, nel caso in cui le autorità competenti ravvisino comportamenti illegittimi da parte dei gestori dei servizi, i consumatori coinvolti non siano obbligati al pagamento dei conguagli considerati errati o delle fatture basate su consumi stimati per le quali il cliente abbia già comunicato i dati sull’autolettura o questi siano stati teleletti, ovvero ricevano tempestivamente il rimborso delle somme eventualmente già versate ma non dovute”. Infine, il Governo dovrà “assumere iniziative per rafforzare il principio secondo cui la fatturazione deve avvenire sulla base del consumo effettivo almeno con cadenza annuale anche inasprendo le sanzioni in caso di violazione del principio per cui nessun utente-consumatore può essere chiamato a sostenere spese per conguagli concernenti consumi presunti anteriori ai due anni la data di fatturazione”. Ricordiamo che trattasi di provvedimento normativo non ancora definitivo.
 
PARTE LO SPORTELLO ANTITRUST PER I CONSUMATORI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Martedì 13 Ottobre 2015 13:32
Dal 12 ottobre 2015 sulla home page del sito dell'authority, sono a disposizione tre modalità di contatto: via Twitter, per mezzo del call center gratuito e per email - per comunicare con il Garante. Si chiama “Sportello Antitrust” e sarà lo strumento più diretto per inviare segnalazioni, scritte o vocali, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Agcm. Lo “Sportello” servirà a raggruppare le diverse funzioni già svolte in precedenza e a convogliare le segnalazioni in arrivo. Sono tre i canali utilizzabili: il messaggio online, attraverso il “form” che si apre automaticamente cliccando sulla prima icona a forma di busta; la chiamata telefonica gratuita al numero verde 800-166661; oppure un semplice tweet nei consueti 140 caratteri previsti dal social network (@antitrust_it). Rimane, naturalmente, anche la possibilità di inviare una lettera per posta ordinaria all’indirizzo: Agcm - piazza Verdi, 6a - 00198 Roma. Le segnalazioni, regolarmente protocollate, verranno poi smistate – come di consueto - alle varie Direzioni competenti, in modo da essere valutate nel merito. I funzionari dell’Agcm ne verificheranno quindi l’attendibilità e la fondatezza, per rimettere al Collegio dell’Autorità la decisione se avviare un’istruttoria o archiviare, richiedere impegni specifici alle imprese o esercitare una “moral suasion” in caso di mancato rispetto della normativa antitrust. Nello stesso “Sportello”, è compresa una quarta icona che riassume e illustra i diritti dei consumatori, secondo la direttiva europea in vigore dal 14 giugno 2014 recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio dello stesso anno. Le novità principali riguardano i contratti a distanza, stipulati via Internet e comunque fuori dai locali commerciali: dall’ampliamento della durata del diritto di ripensamento (14 giorni) fino ai tempi per ottenere il rimborso dei pagamenti effettuati (entro i 14 successivi al recesso). Questa normativa, inoltre, affida in esclusiva all’Antitrust la competenza in materia di pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati. Fonte: sito Agcm
 
CRISI DI AUTUNNO? PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 02 Ottobre 2015 17:04
Lehman Brothers collassò il 15 settembre 2008, innescando la catena di depressione globale da cui non siamo usciti. Il collasso fu “improvviso”, ci dissero. Non proprio. Era stato preceduto da massicci licenziamenti della stessa banca. Il New York Times ne riferiva in agosto. CNBC, la tv, ne aveva già parlato in marzo. Ora, da Reuters, apprendiamo: “Deutsche Bank punta a tagliare circa 23 mila dipendenti, circa un quarto del personale totale (…) Il personale sarebbe ridotto quindi a 75 mila addetti a tempo pieno, in base ad una riorganizzazione, condotta dal chief executive John Cryan, che ha preso il controllo della maggior banca tedesca a luglio con la promessa di tagliare i costi”. Come ricorda Zero Hedge, la colossale Deutsche Bank ha dovuto pagare negli ultimi tre anni oltre 9 miliardi di dollari in multe, ammende e transazioni per tacitare accuse di manipolazioni di tassi d’interesse, ed altri trucchi da far sembrare le Volkswagen col software taroccato modelli di onestà commerciale. In aprile, Deutsche ha concordato con Dipartimento di Giustizia americano, per mettere una pietra sopra la faccenda dei tassi Libor ed Euribor manipolati, di pagare 2,5 miliardi di dollari, ossia 25.474 per dipendente. Poi ha sborsato 55 milioni alla SEC per aver diramato rapporti deliberatamente “travisati” alterando le misure di rischio che prendeva sui certe speculazioni in derivati per 5 miliardi di dollari (e facendolo credere coperto dalla compra di protezioni finanziarie). E non è finita, altre indagini sono in corso. Perché Deutsche Bank negli ultimi anni ha condotto i suoi affari in modo che sarà riduttivo dire spericolato e senza scrupoli, anche sui mercati finanziari più corrotti della storia. E il ridicolo, è che ci ha perso invece di stravincere. Come dice l’analista Michael Snyder, “se sei spericolato e guadagni, allora sei OK. Purtroppo per DB, s’è trovata sempre più dalla parte perdente….”. Ed elenca, Snyder, l’accumularsi di segni premonitori e sinistri a carico del gigante: la ricerca affannosa di liquidità, con svendita di 8 miliardi di titoli al 30% di sconto a maggio 2014; il mancato superamento degli stress test nel marzo 2015; le enigmatiche dimissioni dei due CEO: Jurgen Fischen e il misterioso CEO Anshu Jain, un jainista indiano ma allevato tra Wall Street e Londra, che il consiglio d’amministrazione aveva messo alla testa del gigante perché era grandemente esperto di finanza spericolata: dimissioni immediatamente (il 6 giugno) e seguenti all’annuncio della Grecia di mancare il pagamento del suo debito al Fondo Monetario; e solo un mese dopo che il Consiglio d’amministrazione aveva conferito a Jain poteri straordinari (un chiaro segno di crisi terminale); il rating delle obbligazioni DB ridotto da S&P, il 9 giugno, a BBB+, vicino a spazzatura; le azioni dimezzate di valore (-40%) in un anno. Ora, dice Snyder, le mie fonti mi avvertono di un “evento” catastrofico che si produrrà in autunno…ed è bene ricordare che ancora l’anno scorso, si riteneva che la Deutsche Bank fosse esposta in derivati per 73 mila miliardi di dollari, 73 trilioni: ora, “l’intero PIL tedesco di un anno è di solo 4 trilioni di dollari. Fonte:http://www.rischiocalcolato.it/2015/09/deutsche-requiem-mori-dingordigia.html
Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Ottobre 2015 17:08
 
ANCHE LA CASSAZIONE DICE NO AL PIANO 4 YOU PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 02 Ottobre 2015 16:55
Ultima parola della Cassazione sul prodotto bancario/finanziario di Monte dei Paschi di Siena denominato 4 You. La Cassazione con l'ordinanza in oggetto ha stroncato il prodotto stabilendo che non è meritevole di tutela. Dopo tante questioni (si ricorda che la nostra Associazione di Consumatori e i suoi legali furono tra i primi a contestare la banca per il collocamento dei prodotti MY WAY e 4 YOU) finalmente la suprema corte fa chiarezza pronunciandosi contro la banca. Per la Cassazione non realizza un interesse meritevole di tutela ex art. 1322 Con ordinanza del 30 settembre 2015, n. 19559, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui non integra, ai fini del secondo comma dell’art. 1322 cod. civ., un interesse meritevole di tutela da parte dell’ordinamento, per contrasto con i principi generali ricavabili dagli artt. 47 e 38 della Costituzione circa la tutela del risparmio e l’incoraggiamento delle forme di previdenza anche privata, quello perseguito mediante un contratto atipico fondato sullo sfruttamento delle preoccupazioni previdenziali del cliente da parte degli operatori professionali mediante operazioni negoziali complesse di rischio e di unilaterale riattribuzione del proprio rischio d’impresa, in ordine alla gestione di fondi comuni comprendenti anche titoli di dubbia o problematica redditività nel proprio portafoglio, in capo a colui a cui il prodotto è stato espressamente presentato come rispondente alle sue esigenze di previdenza complementare, quale piano pensionistico a profilo di rischio molto basso e con possibilità di disinvestimento senza oneri in qualunque momento; pertanto, non è efficace per l’ordinamento il contratto atipico il quale, in dette circostanze, consista, tra l’altro, nella concessione di un mutuo, di durata ragguardevole, all’investitore destinato all’acquisto di prodotti finanziari della finanziatrice ed in un contestuale mandato alla banca ad acquistare detti prodotti anche in situazione di potenziale conflitto di interessi. a fattispecie contrattuale in questione era rappresentata dal noto piano finanziario c.d. “4 You”, consistente nell’acquisto da parte del cliente di titoli obbligazionari e nella sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento, affidati alla gestione della mutuante, in virtù di un finanziamento contestualmente concesso dalla banca.
 
BANCA POPOLARE DI VICENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 02 Ottobre 2015 09:51
Popolare Vicenza, verso accordo clienti-soci danneggiati Confermata chiusura 150 sportelli Fonte ANSA "Stiamo contattando quel migliaio di clienti" danneggiati dalla precedente gestione, ricevendo soldi in prestito dalla Popolare di Vicenza per sottoscrivere gli ultimi aumenti di capitale. Lo ha detto il Ceo della banca, Francesco Iorio, precisando che l'obiettivo è "trovare un accordo" e "far rientrare questi investimenti entro la fine dell'anno". Popolare Vicenza ha confermato la chiusura di 150 sportelli e prevede una riduzione di organico di 575 persone. E' quanto si apprende da fonti sindacali dopo un incontro con l'azienda. Trecento esuberi sono previsti dal vecchio piano industriale, mentre gli altri lasceranno l'azienda con fondo di solidarietà entro il 2020. Ritorno utile già nel 2016 - Popolare Vicenza prevede un ritorno all'utile già nel 2016, con un risultato positivo per 200 milioni nel 2018. La Banca prevede inoltre una riduzione del costo del personale dello 0,4% entro il 2020 Iorio, utile 2020 oltre 330 milioni - "Prevediamo un utile superiore ai 200 milioni nel 2018 e superiore ai 330 milioni nel 2020". Lo ha detto il Ceo della Popolare di Vicenza, Francesco Iorio, presentando il piano industriale della banca al 2020. "Fino alla quotazione in Borsa e all'aumento di capitale" la Popolare di Vicenza non cercherà un partner con cui fondersi. Lo ha detto il Ceo della banca, Francesco Iorio, presentando il piano industriale della banca al 2020. Dopo questi due passaggi "saremo forti per valutare un'operazione con calma, prudenza e senza fretta, un'operazione paritetica, possibilmente con banche che abbiano stessa dimensione operativa". Secondo alcuni sindacalisti il piano industriale appena presentato dal Ceo Francesco Iorio, peraltro mentre è ancora in corso il consiglio d'amministrazione chiamato ad approvarlo, non è un progetto di "lacrime e sangue, considerato che la riduzione dei costi al 2020 si limita ad uno 0,3%". Inoltre, hanno aggiunto, c'è fiducia che il numero di esuberi, che ammonta appunto a 575 unità (300 uscite entro l'anno prossimo e altre 275 tra il 2019 e il 2020), possa essere gestito o ridotto nell'ambito della trattativa con le parti sociali. In particolare, l'auspicio è che con le nuove assunzioni promesse dal Ceo (tra 180 e 200) l'impatto sul fronte occupazionale possa essere limitato. Le maggiori preoccupazioni riguardano invece il piano di dismissione della Servizi bancari Spa, che ad oggi da' lavoro a circa 300 persone. Secondo i piani del management, hanno sottolineato le stesse fonti, l'intenzione sarebbe di cederla all'azienda consortile veneta Sec Servizi, società di Information & communication technology specializzata nell'outsourcing per il credito e la finanza, di cui la Vicenza ne detiene un 49% al fianco ad altri istituti bancari tra cui Veneto Banca. Nel corso della presentazioni Iorio ha ribadito poi che la Vicenza "ha tutte le qualità tecniche e strategiche per continuare ad essere una realtà capace a stare sul mercato e a puntare a diventare nella sua fascia di grandezza una delle migliori banche italiane". L'obiettivo, ha ribadito, resta quello di quotarla in Borsa entro giugno del 2016, ovvero subito dopo l'esecuzione dell'aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro garantito da UniCredit. Iorio avrebbe infine frenato sulla possibilità che arrivi un socio forte e, al tempo stesso, allontanato l'ipotesi che possa essere proprio UniCredit il 'cavaliere bianco', essendo garante dell'inoptato."La Vicenza - ha detto ai sindacati - sarà una banca di mercato e trasparente grazie alla quotazione e alla trasformazione in Spa. Inoltre, entro giugno è previsto anche il rinnovo del Cda".
 
PROCEDURE DI SOVRAINDEBITAMENTO PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 01 Ottobre 2015 18:13
COS'E' IL SOVRAINDEBITAMENTO Il sovraindebitamento è una situazione di perdurante squilibrio economico tra le obbligazioni assunte (pagamenti da effettuare) ed il patrimonio liquidabile, con impossibilità di far fronte ai propri impegni. Le procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento previste dalla Legge n. 3/2012 (e successive modifiche), hanno un carattere: volontario, in quanto prendono avvio da una apposita domanda del debitore al Presidente del Tribunale concorsuale (concorrono, cioè, tutti i creditori), con il vantaggio di impedire ai singoli creditori di fare azioni cautelari o esecutive individuali Inoltre: sospendono il corso degli interessi convenzionali o legali. Comportano la possibilità per il debitore di un pagamento parziale dei propri creditori e, quando ci sono determinati requisiti, consentono di ricorrere all'istituto dell'esdebitazione che libera il creditore dai crediti non soddisfatti in sede concorsuale. CHI PUO' RICHIEDERLE Può accedere alla procedure previste dalla Legge n. 3/2012 qualunque soggetto (piccoli imprenditori, ma anche professionisti e privati in genere), che si trova in una situazione di sovrandebitamento; non deve, però, trattarsi di debitori soggetti o assoggettabili a fallimento. Non sono soggetti a fallimento (e, quindi, possono accedere alle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento), gli imprenditori che, pur esercitando un'attività commerciale, possono dimostrare il possesso di tutti i seguenti requisiti (basta non soddisfare uno dei tre requisiti per essere soggetto a fallimento ai sensi della Legge Fallimentare): avere avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio della attività, se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro 300.000; avere realizzato, nei medesimi esercizi, ricavi lordi per un ammontare complessivo non superiore ad euro 200.000; avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro 500.000. COME SI SVOLGONO Sono previste tre forme di composizione della crisi: l'accordo del debitore: la procedura mira ad arrivare ad un accordo con i creditori (che si esprimono a maggioranza), e il debitore può essere ammesso a pagare i propri debiti anche in misura non integrale, a determinate condizioni e purché rispetti gli impegni assunti con la proposta di accordo. il piano del consumatore: ha scopi analoghi all'accordo del debitore, ma è riservato al debitore persona fisica che ha assunto debiti esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Inoltre, il piano del consumatore prescinde da un accordo con i creditori in quanto è soggetto esclusivamente all'omologazione da parte del Tribunale. La liquidazione del patrimonio: consiste nella liquidazione di tutti i beni del debitore, esclusi i beni di carattere personale, con una procedura analoga a quella fallimentare e che, come per il piano del consumatore, prescinde da un accordo con i creditori. PER SAPERNE DI PIU' La disciplina dei procedimenti di composizione delle crisi da socvraindebitamento è contenuta nella Legge 27 gennaio 2012, n. 3 (modificata dall' art. 18 del D.L. n. 179/2012). Recentemente poi è stato emanato un regolamento che disciplina gli organismi di composizione della crisi. La nostra associazione di consumatori è a disposizione per consigliare chi si trova in difficoltà e ha bisogno di chiarire se ha i requisiti per poter esperire questa procedura. Chiariamo subito che la normativa non ha stabilito una procedura molto semplice da porre in essere e ha comunque dei costi. Diffidate da chi, sul web o personalmente vi prospetta la riduzione facile dei debiti. Questi sono miraggi.
Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Ottobre 2015 18:21
 
POSTE ITALIANE APRE ALLA CONCILIAZIONE SULLE CARTE POSTEPAY PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Giovedì 01 Ottobre 2015 15:10
Dal primo ottobre 2015 chi ha avuto un problema con una carta poste pay, rivolgendosi ad una Associazione di Consumatori, può avviare una procedura di conciliazione paritetica (gratuita) per risolvere la controversia. Vedi allegato
 
CASO VOLKSWAGEN - PARTONO LE RICHIESTE DI RISARCIMENTO DEI DANNI PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 30 Settembre 2015 11:58
A seguito delle falsificazioni compiute dalla casa automobilistica tedesca e delle indagini in corso nei vari Paesi, la nostra Associazione dei Consumatori consiglia ai possessori delle autovetture diesel Euro5 interessate dalla questione, di inviare una lettera di contestazione alla sede italiana e al concessionario, chiedendo la sistemazione immediata dell'autovettura e comunque il risarcimento dei danni per il diminuito valore della stessa, oltre al danno morale derivante dal reato di frode in commercio/truffa. Infatti, in attesa che si chiariscano le iniziative che intraprenderà la Magistratura, il Ministero dei Trasporti e gli altri Enti europei, questa iniziativa risulta la più opportuna ed economica ed anzi agevola altre azioni che la nostra Associazione sta valutando a livello collettivo. Riportiamo di seguito i modelli interessati. Si tratta di modelli ancora omologati Euro 5, quindi in data precedente al primo ottobre di quest’anno, dei marchi Volkswagen, Seat, Skoda e Audi, tutti equipaggiati con il 2.0 TDI EA 189. I modelli che nel corso degli anni sono stati equipaggiati con questo motore sono: per quanto riguarda il marchio Volkswagen troviamo Maggiolino, Sharan, Touran, Golf VI (2008-2012), Passat VII (2010 - 2014) e Tiguan (2007-2015). Seat invece equipaggiava con l’EA 189 Leon, Altea e Alhambra, mentre Skoda lo montava su Yeti, Octavia e Superb. Coinvolta però anche Audi con i modelli A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5. Ricordiamo ancora una volta che i modelli coinvolti sono soltanto quelli Euro 5, mentre per ora, secondo quanto dichiarato dalla Casa, non deve preoccuparsi che è già in possesso di una Euro 6 (o di un modello comunque precedente all’entrata in vigore dell’Euro 5). Tutti coloro che sono in possesso di un’auto del Gruppo Volkswagen equipaggiata con il 2.0 TDI EA 189 Euro 5 verrà al più presto contattato dalla concessionaria di riferimento per un’opera di richiamo. A quel punto la centralina “truccata” verrà aggiornata e ripulita dal software incriminato. Naturalmente i clienti non dovranno sostenere alcuna spesa per il richiamo, che sarà totalmente a carico della casa madre. Ma la questione ovviamente non finisce quì. Siamo a disposizione per ogni chiarimento e assistenza.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Settembre 2015 12:08
 
PROCESSO PENALE MONTE DEI PASCHI DI SIENA PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Venerdì 25 Settembre 2015 09:12
Informiamo i nostri utenti che il prossimo 12 Ottobre 2015 si aprirà il processo penale avanti al Tribunale di Milano nei confronti degli ex dirigenti della BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA: GIUSEPPE MUSSARI, GIANLUCA BALDARRARRI, SADEQ SAYEED, RAFFAELE RICCI) nonché NOMURA e la stessa BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA per responsabilità amministrativa ex D.Lgs 231, con l’accusa di falso in bilancio e manipolazioni del mercato in relazione al bilancio dell’istituto, approvato nel 2010. Se eri o sei stato socio della Banca fino al 2010 Ti puoi costituire parte civile e ADUSBEF Lombardia è a Tua disposizione per assisterTi al fine di ottenere il risarcimento dei danni morali e materiali. Se sei interessato a questa iniziativa Ti preghiamo di metterTi urgentemente in contatto con la nostra sede di Milano telefonicamente allo 02/48517265 o per email preparando i documenti relativi all'acquisto dei titoli e al mantenimento degli stessi fino alla data indicata.
 
facsimile lettera per chiedere a banca interessi anatocistici dal 2014 PDF Stampa E-mail
Scritto da A.L.   
Mercoledì 23 Settembre 2015 12:13
scarica l'allegato Cassazione Civile sez. I, Sentenza del 06.05.2015 n. 9127-15. La Corte colpisce ancora le banche, definendo l’anatocismo "una pratica arbitraria". Con il deposito della sentenza n. 9127/2015 in data di ieri, 6 maggio 2015, la cassazione ha statuito che l’anatocismo bancario è una pratica vietata indipendentemente dal periodo in cui vengono capitalizzati gli interessi a debito, che siano essi annuali o trimestrali. Nel caso di specie, la Corte ha dato ragione ad un correntista che aveva aperto un contratto di apertura di credito con garanzia ipotecaria, in seguito, si era visto recapitare una ingiunzione di pagamento da parte della banca con sorte capitale di un milione di euro. La Corte non ha dato ascolto alle rimostranze della banca, che aveva invocato la consuetudine secondo cui era considerata implicita la sussistenza di usi normativi che legittimavano la capitalizzazione annuale degli interessi passivi nel contratto di apertura di credito. Secondo la sentenza della Corte di Cassazione, tale giurisprudenza va smentita poiché non sussistono norme ad hoc, ma nella realtà storica non si rileva alcuna consuetudine o uso alla capitalizzazione annuale degli interessi debitori, decretando, quindi, l’arbitrarietà di tale pratica.
Allegati:
Scarica questo file (Fac simile x l\'anatocismo applicato dal 1 gennaio 2014 ad oggi _1_.pdf)lettera
Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Settembre 2015 13:58
 
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